HOME - Conservativa
 
 
05 Novembre 2020

Compositi single-shade per l’integrazione cromatica dei restauri diretti nei settori posteriori


di Nicola Scotti

Nicola ScottiNicola Scotti

È ormai assodato come i compositi siano considerati i materiali gold standard per l’esecuzione di restauri diretti dei settori anteriori e posteriori. Il motivo è da cercarsi sicuramente nello sfruttamento delle tecniche adesive, che consentono preparazioni cavitarie meno invasive, oltre alle proprietà biomeccaniche e fisiche in continua evoluzione dato il continuo sviluppo dei monomeri e dei filler di cui i compositi sono costituiti.

Ovviamente, anche l’integrazione estetica ha giocato un ruolo fondamentale nella loro affermazione clinica. Resta tuttavia da considerare che i restauri adesivi richiedono il rispetto di rigidi e precisi protocolli per poter fornire performance cliniche soddisfacenti e longeve, oltre che risultati estetici realmente “mimetici”.

Già, il mimetismo: da sempre si è cercato un composito che fosse in grado di integrarsi alle caratteristiche cromatiche del dente. Ottimi risultati si sono potuti ottenere con l’impiego di masse composite da stratificare che presentassero caratteristiche di opacità e translucenza diverse, in modo da mimare le proprietà ottiche di smalto e dentina.

Recentemente, sull’onda della continua ricerca della semplificazione dei protocolli restaurativi, sono state introdotte in commercio resine composite monomassa e monocromatiche che – grazie a un effetto scattering derivante da forma, dimensione e distribuzione dei filler, nanoibridi – consentono una buona integrazione cromatica indipendentemente dalla tinta dell’elemento da restaurare. Questi materiali sfruttano la presenza del substrato dentale nel quale vengono incastonati per mimetizzarsi il più possibile nella struttura dentaria. I compositi single-shade si fanno infatti attraversare dalla luce, che va quindi a rifrangersi su smalto e dentina che costituiscono le pareti cavitarie. Il risultato finale è un reale effetto mimetico, in cui il composito risulta della tinta del dente su cui è stato applicato, sia esso un A2 piuttosto che un C3, sempre utilizzando l’unica massa cromatica a disposizione.

Di seguito si presentano due casi che mostrano l’utilizzo e il risultato finale ottenuto con Venus Diamond One (Kulzer) nel restauro di elementi posteriori con caratteristiche cromatiche differenti.

Caso 1

Il paziente presenta un vecchio restauro in amalgama fratturato nella sua porzione distale e infiltrato nella sua porzione vestibolo-mesiale (fig. 1).

Fig. 1



Cavità mesio-occluso-distale ultimata con matrici sezionali posizionate (fig. 2).

Fig. 2



Ricostruzione delle pareti interprossimali con Venus Diamond ONE (Kulzer) (fig. 3).

Fig. 3



Applicazione di uno strato di Venus Diamond Flow (Kulzer) di circa 1 mm sulle pareti cavitarie (fig. 4).

Fig. 4


Completamento del restauro sempre con la sola applicazione di Venus Diamond ONE, stratificato con due masse orizzontali dello spessore uguale o inferiore a 2 mm. Dopo polimerizzazione sotto gel di glicerina, si procede con la rifinitura e la lucidatura con gommini siliconi ad abrasività decrescente (fig. 5).

Fig. 5


Visione occlusale del restauro prima della rimozione della diga di gomma (fig. 6).

Fig. 6



Risultato clinico ottenuto, controllo a due settimane (fig. 7).

Fig. 7



Caso clinico 2
Sostituzione di un restauro in amalgama con segni clinici di infiltrazione marginale secondaria (fig. 8).

Fig. 8



Cavità ultimata con matrici sezionali posizionate prima della procedura adesiva, effettuata con adesivo universale iBond Universal (fig. 9).

Fig. 9



Esecuzione delle pareti interprossimali con Venus Diamond One (fig. 10).

Fig. 10



Utilizzo di Venus Flow Baseliner al fine di creare uno strato opaco sulla base cavitaria che limiti la trasmissione ottica delle discromie dentali legate alla presenza dell’amalgama e la formazione di dentina terziaria di reazione (fig. 11).

Fig. 11



Strato orizzontale di Venus Diamond One dello spessore di 2 mm (fig. 12).

Fig. 12



Completamento dell’anatomia occlusale tramite stratificazione di un’ultima massa di Venus Diamond One e posizionamento di pigmenti Choco nei solchi occlusali (fig. 13).

Fig. 13



Visione occlusale alla rimozione della diga di gomma (fig. 14).

Fig. 14



Controllo a una settimana (fig. 15).

Fig. 15




Con il contributo non condizionante di Kulzer



Copyright © Riproduzione vietata-Tutti i diritti riservati

Articoli correlati

Un case report descrive l’impiego integrato di Digital Smile Design, scansione intraorale, faccette in disilicato di litio, approccio multidisciplinare e armonizzazione estetica con acido...


Una revisione della letteratura analizza lo sviluppo del biovetro nelle principali applicazioni odontoiatriche, dalla rigenerazione parodontale...


Lo studio analizza un protocollo restaurativo che integra tecnologie additive e sottrattive, con l'obiettivo di ottimizzare le procedure cliniche nella...


Caso clinico: cementazione autoadesiva di un perno, ricostruzione adesiva del moncone e cementazione autoadesiva di una corona


Cementazione adesiva con tecnica total-etch di una faccetta in ceramica vetrosa e cementazione autoadesiva di una corona in ossido di zirconio


Altri Articoli

Una revisione scientifica aggiornata separa le evidenze dalle convinzioni diffuse e fotografa lo stato attuale delle conoscenze


Uno studio evidenzia come l'integrazione tra Lean Management e strumenti digitali possa migliorare l'organizzazione dei laboratori odontotecnici, riducendo errori, stress e tempi...


La parodontite resta strettamente legata al tabacco, se ne parla in un approfondimento dell’ European Federation of Periodontology


Dal primo settembre iniziano le lezioni del semestre aperto, queste le novità fino ad ora attivate


EDRA lancia i Summer Edra ECM, una promozione speciale che consente di accedere a tutti i corsi del catalogo formativo ECM con il 20% di sconto, fino al 25 agosto


La prof.ssa Nardi evidenzia che la salute orale si basa sulla gestione efficace del biofilm e sul mantenimento di un microbioma equilibrato, non sull’eliminazione indiscriminata...

di Prof.ssa Gianna Maria Nardi


Regione Piemonte e Consulta delle Fondazioni di Origine Bancaria finanziano progetto screening neonatale e odontoiatria solidale


Straumann ha chiesto dei suggerimenti da dare ai lettori della stampa generalista dati alla dott.ssa Laforì. Suggerimenti che, se condivisi, possono essere replicati ai vostri...


Il presidente della Commissione Albo Odontoiatri Andrea Senna interviene sui social per ricordare ai professionisti un adempimento spesso trascurato ma previsto dalla normativa e...


Uno studio clinico pilota ha confrontato tre diverse soluzioni di uso comune per valutare la loro capacità di ridurre la contaminazione batterica delle setole dopo l'utilizzo quotidiano dello...


L’esperienza del prof. Marco Martignoni con le soluzioni di imaging Dürr Dental: semplifica la selezione del protocollo e l’esecuzione dell’esame, riducendo la complessità...


Focus sulle novità del Decreto Sicurezza. ANTLO ricorda le regole e le responsabilità per titolare di laboratorio e studente. Un ripasso che può essere utile


Lo studio ha analizzato gli interventi riabilitativi basati sugli esercizi orali e gli strumenti impiegati per misurarne l’impatto sulle funzioni del cavo orale. Questi gli allenamenti da insegnare...


Ogni giorno medicina e odontoiatria fanno passi avanti sviluppando nuovi approcci terapeutici e tecnologie che consentono di proporre ai pazienti riabilitazioni sempre più veloci e...


 
 
 
 
IDI Evolution

Il Podcast
dell'Innovazione
Odontoiatrica

 
 

Iscriviti alla Newsletter

 
 

Corsi ECM

 
 
 
 
 
 

I più letti

 
 

Corsi, Convegni, Eventi

 
 
 
 
 
 

Guarda i nostri video

Guarda i nostri video

Il flusso di lavoro dell’odontoiatra chairside

 
 
 
 
 
 
 
 
chiudi