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04 Ottobre 2021

Riabilitazione 4.6 e 4.7 attraverso un workflow semplificato


Alessandro PezzanaAlessandro Pezzana

Una paziente donna di 24 anni si rivolge presso il nostro studio per una prima visita. Dal punto di vista medico non si ha nulla da segnalare se non un’allergia lieve al lattice da lei riferita.

L’anamnesi stomatognatica remota racconta di un trattamento ortodontico fisso, di detartrasi una volta all’anno e qualche otturazione ricevuta nella fase dell’adolescenza.

Dal punto di vista odontoiatrico la giovane paziente è in prima classe scheletrica e dentale, non presenta sintomi o segni di parodontopatia e il controllo della placca, anche se non perfetto, è decisamente buono.

La paziente riferisce un leggero fastidio durante l’assunzione di cibi o bevande gassate e dolci e durante la masticazione a carico del quarto quadrante.

Durante la visita composta da esame obiettivo ed esami strumentali – quali radiografie bitewings, test termici e test di compressione (per escludere la presenza di sintomi tipici di un’incrinatura) – a livello del quarto quadrante si evidenziano: restauro in amalgama su elemento dentario 4.6 associato a carie primaria mesiale e carie primaria dei solchi 4.7.

La sintomatologia, seppure non è ben identificabile da parte della paziente, attraverso test diagnostici si riconduce all’elementi dentario 4.6.

Si decide di riabilitare la paziente attraverso procedure dirette con approccio semplificato, che nei settori posteriori prevede l’utilizzo di un adesivo universale (iBond Universal), di un composito monocromatico ONE Shade (Venus Pearl One) e di un sistema di lucidatura evoluto (Venus Supra) che permette una rifinitura e una lucidatura in soli due passaggi.

Decidere per un workflow semplificato permette di ridurre i tempi alla poltrona utilizzando dei materiali performanti che soddisfino le esigenze estetiche e funzionali sia del paziente che dell’operatore.


Fig. 1 Radiografia iniziale


Fig. 2 Fotografia iniziale pre-operatoria


 
 

Fig. 3 Aspetto clinico dopo isolamento con diga Ivory viola latex free. Si noti la perdita di alcune isole di smalto. Probabilmente sono proprio queste a causare fastidio durante la masticazione di alcuni cibi e l’assunzione di bevande fredde


Fig. 4 Cavità ultimata e rifinita. Si esclude la presenza di linee di frattura escludendo così la presenza della sindrome del dente incrinato che avrebbe richiesto un piano di trattamento completamente diverso


Fig. 5 Applicazione di adesivo universale previa premordenzatura dello smalto (iBond Universal)


 
 

Fig. 6 Alloggiamento della matrice sezionale che si adatta al gradino cervicale in modo ottimale e posizionamento di cuneo e anello


Fig. 7 Visione laterale della parete interprossimale appena creata


Fig. 8 Visione occlusale della parete interprossimale e la presenza di un corretto punto di contatto


 
 

Fig. 9 Deposizione di un sottile strato di flowable (Venus Diamond flow A1)


Fig. 10 Prima apposizione con Venus Diamond One


Fig. 11 Seconda apposizione con Venus Diamond One e modellazione dell’intero tavolato occlusale in un’unica soluzione


 
 

Fig. 12 Utilizzo di intensivo per caratterizzare i solchi


Fig. 13 Aspetto occlusale del restauro rifinito e lucidato attraverso l’utilizzo di un sistema di lucidatura semplificato Venus Supra Twist


Fig. 14 Controllo occlusale


 
 

Fig. 15 Controllo radiografico


Con il contributo non condizionante di Kulzer

 
 

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