Indubbiamente l’odontoiatria moderna si sta muovendo verso la semplificazione dei protocolli operativi, cercando però di non ridurre la qualità dei risultati ottenuti.
Se da una parte, infatti, il clinico cerca di semplificare e velocizzare al massimo i trattamenti odontoiatrici, dall’altra le richieste estetiche sia del clinico che del paziente sono cresciute.
Fortunatamente anche le tecnologie odontoiatriche si evolvono velocemente, portando alla creazione di prodotti sempre più performanti.
I materiali restaurativi moderni sono in continua evoluzione e, oggigiorno, hanno raggiunto una qualità indiscussa sia dal punto di vista della resa estetica che della biomeccanica.
Ciò si traduce, quindi, nella possibilità di eseguire restauri diretti posteriori in composito utilizzando pochissimi prodotti e senza inficiare la qualità: un singolo adesivo, un composito fluido, un composito compatto e due gommini sono sufficienti per completare il restauro diretto.
Restauro diretto in composito di 3.7 e 3.6
La giovane paziente di 22 anni si rivolge al nostro studio in prima visita, priva di sintomi, per una semplice visita di controllo. L’elemento 3.6 risulta essere restaurato con un materiale composito che però presenta una lesione cariosa secondaria, mentre l’elemento 3.6 si presenta con una lesione cariosa primaria sul tavolato occlusale.
In radiografia entrambe le lesioni non sono riscontrabili ed entrambe non sono sintomatiche (né spontaneamente né al test di vitalità).
Eseguita l’anestesia di tipo tronculare per il nervo alveolare inferiore, si procede all’isolamento del campo operatorio posizionando un uncino di tipo 13A su 3.7 e andando a coinvolgere con la diga di gomma fino all’elemento 3.2:
Prima di smontare la diga di gomma, la rifinitura e una prime lucidatura vengono completati:
Rimossa la diga di gomma viene eseguito il check occlusale e terminata la lucidatura.
Discussione
Se negli anni passati la scelta di numerosi materiali per eseguire un restauro diretto era fondamentale per ottenere un risultato in grado di durare nel tempo e che fosse esteticamente accettabile, oggi sicuramente non è più così.
Partendo dagli adesivi, qualche anno fa era impensabile ottenere dei risultati di adesione sufficienti senza utilizzare almeno due prodotti distinti (primer e bonding): oggi invece la letteratura ci dà conferma del fatto che gli adesivi universali one bottle, come IBond Universal, funzionano molto bene specialmente se utilizzanti in tecnica self-etch con premordenzatura dello smalto.
Prendendo in considerazioni i compositi, era fondamentale stratificare, soprattutto con tecnica obliqua, almeno due compositi differenti: solo così si potevano gestire correttamente gli stress da contrazione e il risultato estetico finale, che era imprescindibile dall’utilizzo di una massa dentina e una massa smaltea. Il composito utilizzato nei restauri sopra descritti, invece, è un monomassa one shade, con basso stress da contrazione e con la possibilità di utilizzarlo in singolo strato orizzontale.
Inoltre, dal punto di vista chimico, una più raffinata tecnologia applicata alla gestione dei riempitivi dei compositi ha reso la rifinitura e la lucidatura più semplici: tale aspetto, abbinato a gommini decisamente più performanti rispetto a quelli che utilizzavamo in passato, ha trasformato la lucidatura a specchio da una procedura lunga e complessa a un processo piuttosto semplice, rapido e ripetibile.
Conclusioni
Il restauro diretto posteriore, che rappresenta il trattamento terapeutico più eseguito dall’odontoiatra conservatore, dovrebbe essere per il clinico un trattamento semplice e rapido da completare e soprattutto facilmente ripetibile dal punto di vista della qualità.
Per raggiungere l’obiettivo le aziende ci mettono a disposizioni prodotti performanti come IBond Universal, Venus Bulk Fill, Venus One Shade e Venus Supra (marchi e prodotti Kulzer) che ci permettono di ottenere risultati performanti e di qualità semplificando al massimo il trattamento terapeutico.
Fig. 1 Situazione clinica iniziale: lesione cariosa secondaria su elemento 3.6 e primaria su elemento 3.7
Fig. 2 Isolamento del campo operatorio e rimozione del tessuto carioso. Cavità completamente deterse e sabbiate
Fig. 3 Adesione di tipo universale utilizzato in tecnica self-etch con mordenzatura selettiva dello smalto
Fig. 4 Applicazione dell’adesivo universale iBond Universal su smalto e dentina: brushing attivo sulla dentina per 40 secondi
Fig. 5 Applicazione di composito flowable Venus Bulk Fill in singolo strato per ripristinare completamente la dentina, lasciando uno spazio occlusale di circa 1,5 mm necessario a ospitare il composito compatto
Fig. 6 Restauro di prima classe completato su 3.6 con una singola massa Venus Pearl One Shade. Il dettaglio del composito Venus One Shade durante l’applicazione in cavità di 3.7: prima di assumere il colore delle pareti del dente, il composito appare molto chiaro
Fig. 7 Restauri completati: Venus Pearl One assume il colore delle pareti del dente che lo circondano. Applicazione del supercolore brown
Fig. 8 Rifinitura: gommino Venus Supra Fiamma utilizzato a 8000 giri sotto costante irrigazione per rifinire la superficie del composito e per rimuovere gli eventuali sovracontorni. Il trattamento di rifinitura richiedere 20 secondi per dente
Fig. 9 Lucidatura con cappetta Venus Supra Twist Brush ad azione lucidante: essa viene utilizzata a 8000 giri sotto costante irrigazione per circa 40 secondi a elemento
Fig. 10 I restauri diretti completati e lucidati e perfettamente mimetizzati all’interno del cavo orale del paziente
Con il contributo non condizionante di Kulzer
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