Caso clinico risolto attraverso una stratificazione semplificata dei compositi Tokuyama
di Filippo MeniniGiovane paziente di 24 anni si rivolge alla mia osservazione presentando lesioni cariose multiple ai danni del 1° quadrante. Dopo avere eseguito gli esami diagnostici del caso (fotografie intraorali, diagnocam e bite wings), essendo le lesioni di dimensioni ed estensione ridotte si è ricorso all’utilizzo di tecniche di conservativa diretta nel restaurare ogni singolo elemento interessato.
La lesione più evidente interessava la porzione distale dell'elemento 1.4, estendendosi abbondantemente sotto gengiva e di conseguenza impossibilitando l’isolamento del campo operatorio.
Per questo motivo si è dovuto eseguire un approccio parodontale di “esposizione chirurgica del margine” (senza ricorrere alla resettiva ossea) permettendo in questo modo un corretto isolamento del campo operatorio previo alle tecniche di ricostruzione adesive.
Tutti i restauri sono stati realizzati in due appuntamenti:
I restauri sono stati eseguiti e stratificati attraverso una tecnica semplificata utilizzando i compositi Tokuyama. Per l’emulazione della parte dentinale è stata utilizzata una massa A3B Estelite Asteria e per la modellazione occlusale un A3 Sigma Quick con caratteristiche di cromaticità e valore più simili allo smalto.
Per fornire naturalezza agli elementi trattati sono stati utilizzati degli stain Tokuyama nella caratterizzazione dei solchi. La semplificazione della stratificazione dei compositi basata sull’utilizzo di una massa body e una massa smalto cromatico permette – oltre che una maggiore rapidità di esecuzione dei trattamenti – anche predicibilità e sicurezza maggiori nell’integrazione cromatica dei restauri.
A distanza di 2 mesi dall’intervento sono state ripetute le foto occlusali del 1° quadrante dove si può osservare un buon mimetismo cromatico.
Fig. 1 Aspetto del 1° quadrante prima delle procedure restaurative; si noti come la lesione dell’elemento 1.4 abbia portato alla perdita della cresta marginale distale
Fig. 2 Radiografia preparatoria del 1° quadrante superiore destro 1.6 1.6 1.7 (sopra); immagini acquisite dall’utilizzo del diagnocam degli elementi 1.6 e 1.7 (sotto)
Fig. 3 Foto iniziale precedente alla procedura chirurgica, resasi necessaria una volta rimosso il tessuto carioso a causa dell’impossibilità di eseguire un isolamento del campo operatorio corretto
Figg. 4a, b Fase dell’esposizione chirurgica del margine una volta rimossa la lesione cariosa. È importante mantenere almeno 2,5-3 mm tra la cresta ossea e il margine dentario. In questo specifico caso, non si è dovuto ricorrere a una riduzione del “bone level” in quanto veniva mantenuta una corretta ampiezza biologica. La foto, infatti, mostra che tra la cresta ossea e il margine dentario erano presenti circa 2,5 mm
Fig. 5 Immagine delle suture a materassaio verticale realizzate per apicalizzare i lembi eseguiti
Fig. 6 Pre- e post-isolamento del campo operatorio. Notare il corretto isolamento della cavità detersa e rifinita grazie all’intervento chirurgico precedente
Fig. 7 Dettaglio della profondità della lesione che ha portato alla realizzazione di un incappucciamento indiretto della polpa attraverso l’uso di idrossido di calcio fotopolimerizzabile
Fig. 8 Fasi del posizionamento di cuneo e matrice con le conseguenti procedure adesive per ottenere il restauro di II classe. Il tutto realizzato in un’unica seduta
Fig. 9 Immagine del restauro rifinito e lucidato
Fig. 10 Situazione clinica appena rimossa la diga di gomma e dettaglio della radiografia periapicale che mostra la corretta chiusura del restauro eseguito in composito
Figg. 11a, b Visione vestibolare della situazione delle gengive a 2 settimane dall’intervento una volta rimosse le suture. Notare la buona risposta dei tessuti molli e l’assenza di infiammazione
Fig. 12 Isolamento del campo operatorio e visione degli elementi prima della rimozione delle lesioni cariose degli elementi 1.5-1.6-1.7
Fig. 13 Fasi di pulizia delle cavità e delle procedure adesive; in dettaglio, il restauro sull’elemento 1.6 eseguito sfruttando l’apertura della cavità dell’elemento 1.5
Fig. 14 Fasi di pulizia delle cavità e delle procedure adesive. La polimerizzazione finale dei restauri terminati viene eseguita utilizzando un “air blocker” di glicerina grazie al quale si avrà una polimerizzazione in assenza di ossigeno aumentando la durezza superficiale del composito
Fig. 15 Fotografia in visione palatale dei restauri eseguiti, con luce UV
Fig. 16 Fotografia occlusale dei restauri eseguiti con e senza luce UV
Fig. 17 Controllo a due mesi. Si noti la naturale integrazione dei compositi utilizzati
Fig. 18 Controllo radiografico a due mesi dei quattro restauri eseguiti. In quest’occasione è stato eseguito un test di vitalità elettrico per valutare la vitalità dell’elemento 1.4 che è risultato positivo
Con il contributo non condizionante di Tokuyama Dental
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