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13 Febbraio 2024

L’importanza di saper leggere lo smalto

Come riconoscere la presenza di diverse condizioni cliniche grazie all’attenta analisi della superficie dentale del paziente


Odontoiatri e igienisti dentali sanno bene come l’esecuzione di una corretta diagnosi sia la base per la formulazione di adeguati piani di trattamento. Spesso però, quando si parla di lesioni dello smalto, si attribuisce importanza quasi esclusivamente alle lesioni cariose cavitate, sottovalutando la lettura di segni di patologia meno evidenti, ma che rispecchiano già la presenza di una condizione clinica patologica.

Uno studio odontoiatrico moderno non dovrebbe essere votato alla sola esecuzione di restauri, conservativi o protesici, quando si manifestano lesioni cariose cavitate, ma dovrebbe dedicarsi alla cura della malattia cariosa prima che la cavitazione si manifesti, interpretandone i segni iniziali che, spesso, sono reversibili.

Lo studio Global Burden of Disease del 2015 ha identificato la carie dentale come la patologia più diffusa al mondo, pur essendo una condizione prevenibile, affliggendo dal 60 al 90% dei bambini e la maggior parte degli adulti della popolazione mondiale.

La rimozione fisica di una lesione cariosa, ripristinata con un restauro, non elimina i batteri né impedisce la progressione della malattia nel resto della cavità orale e ai margini dei restauri stessi.

La carie è una patologia trasmissibile di origine batterica, per cui è un errore combatterla utilizzando solo le frese per eliminare il tessuto dentale contaminato senza mettere in atto nessun’altra strategia specifica per eradicare le cause che la scatenano.

Ecco quindi che la lettura dei segni iniziali della malattia rappresenta un momento diagnostico importante al pari dell’individuazione delle lesioni cavitate.

Nelle figg. 1a e 1b viene mostrata la presenza di diverse white spot a livello dei margini cervicali di diversi elementi dentari di un paziente di 18 anni.



Figg. 1a, b White spot cervicali in paziente di 18 anni


 
 

Molte di esse vengono definite “attive”, in quanto si presentano con un aspetto superficiale rugoso, gessoso e opaco, segno che lo smalto si trova in una condizione di “demineralizzazione”.

Questo significa che in queste zone si sono create le condizioni per favorire il distacco di minerali dalla superficie dello smalto che, se non viene arrestato, può progredire verso la cavitazione (come si può vedere sulla superficie vestibolare/cervicale dell’elemento 3.6).

La cura della carie inizia da qui, dall’educazione del paziente alla consapevolezza di essere affetto da una malattia, in cui le white spot rappresentano gli stadi iniziali.

La lettura dei segni iniziali di patologia porterà quindi il clinico ad analizzare le abitudini alimentari del paziente, la frequenza e la quantità di assunzione di carboidrati fermentabili, l’abitudine a utilizzare prodotti remineralizzanti e a monitorare la funzione salivare attraverso appositi test da eseguire in studio e a casa.

In questo modo sarà possibile personalizzare la cura della malattia cariosa introducendo specifiche modifiche nello stile di vita che porteranno il paziente ad abbassare il più possibile il rischio di sviluppare cavitazioni.

Oltre alle white spot è molto importante monitorare la presenza delle lesioni cariose iniziali interprossimali (fig. 2) che spesso, quando confinate nel solo smalto, non presentano cavitazione e non necessitano di ricevere trattamenti restaurativi, ma che, al pari delle white spot vestibolari, devono indurre l’operatore ad attuare protocolli di educazione del paziente e di controllo dei fattori di rischio, per permetterne l’arresto.


Fig. 2 Evidenziazione di ipomineralizzazioni interprossimali mediante metodica di transilluminazione digitale


Infine, è molto importante sapere che non tutte le macchie bianche dello smalto sono causate da processi cariosi.

Nella fig. 3 vengono mostrate delle lesioni bianche su due incisivi centrali che rappresentano la manifestazione di una condizione clinica definita MIH (Molar Incisor Hypomineralization), la cui eziologia non è da ricercare nella disbiosi orale e nelle scorrette abitudini di vita e alimentari, ma si tratta di un difetto di sviluppo dello smalto che può manifestarsi durante la fase di embriogenesi.


 
 

Fig. 3 MIH su elementi 1.1 e 2.1


Pur trattandosi anche esse di ipomineralizzazioni, richiedono un approccio terapeutico diverso rispetto alle white spot cariose.

Nella fig. 4 è possibile vedere la scomparsa delle macchie bianche dopo un trattamento minimamente invasivo di erosione/infiltrazione con resina.


Fig. 4 Eliminazione delle lesioni bianche tramite trattamento di infiltrazione resinosa


 
 

La stessa attenzione nella lettura dello smalto va posta quando ci si trova di fronte ad altre lesioni, come quelle di origine fluorotica (fig. 5) o traumatica (fig. 6) che richiedono una gestione ancora diversa.


Fig. 5 Esempio di lesioni bianche su elementi permanenti indotte da eccessiva somministrazione di integratori a base di fluoro durante l’infanzia


Fig. 6 Esempio di ipomineralizzazione traumatica sul terzo incisale dell’elemento 1.2


 
 

Pertanto, è bene che odontoiatri e igienisti dentali siano costantemente aggiornati sulle tematiche di prevenzione e di diagnosi, introducendo costantemente workflow di lavoro specifici per il controllo del rischio carie e delle lesioni dello smalto.

Un interessante contributo in questo senso è dato da un testo, Black&White (Edra Editore, 2023), scritto dai dottori Federico Emiliani e Roberto Turrini, che si prefigge proprio lo scopo di condensare in un unico volume protocolli clinici multidisciplinari di cariologia, sbiancamento e trattamento delle discromie dentali.

Il fine degli autori è quello di fornire procedure operative da inserire in ogni studio odontoiatrico, fornendo tutti gli strumenti necessari per imparare a leggere correttamente tutte le lesioni e le discromie dello smalto, focalizzandosi molto sulla prevenzione e sulla personalizzazione della cura della carie in base al rischio di ciascun paziente, segno distintivo importante che dovrebbe essere trovato in ogni studio odontoiatrico odierno.

A questo link informazioni sul Libro.

 
 

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