Lo studio in vitro indaga la forza di legame microtensile (μTBS) alla dentina nelle cavità di Classe I utilizzando diverse tecniche di stratificazione del materiale composito, differenti modalità di applicazione dell'adesivo e dopo invecchiamento
Quando si restaura una cavità di Classe I la tecnica di applicazione del materiale da restauro rappresenta una fase terapeutica delicata e significativa.
A livello clinico, l'adesione compromessa è un fattore che può determinare lo sviluppo di carie ricorrenti e quindi può portare al fallimento del restauro.
Il legame con smalto e dentina deve resistere allo stress che si accumula durante la polimerizzazione del composito, a causa della reticolazione dei monomeri della matrice in catene polimeriche, e determina la contrazione del volume. Questo stress può portare non solo a debonding, ma anche alla deflessione delle cuspidi dei denti che alla lunga può predisporre alle fratture.
I compositi in resina bulk-fill di nuova concezione sono caratterizzati da uno stress da contrazione ridotto, che può essere raggiunto ritardando il punto di gelificazione. Inoltre, i compositi bulk-fill sembrano essere meno sensibili alla tecnica di lavorazione e ciò significa che si possono fare strati di composito più spessi nella cavità, anche di 4 mm di spessore per strato.
La polimerizzazione deve essere eseguita con attenzione, poiché un tempo più lungo ha un effetto positivo sulle proprietà di polimerizzazione, come sul grado di conversione, sulla durezza Vickers e sullo stress da contrazione da polimerizzazione.
Anche il design della cavità ha un'influenza significativa sullo stress da polimerizzazione, introducendo il concetto di “fattore C” (fattore di configurazione). Il fattore C è il rapporto tra la parte di superficie legata e quella libera del materiale da restauro. Un elevato fattore C in una cavità di Classe I porta a una grave diminuzione della resistenza microtensile del composito rispetto all'incollaggio su una superficie piana.
Per contrastare questo effetto è stata sviluppata la tecnica a stratificazione incrementale, in cui ogni incremento ha una superficie libera maggiore riducendo lo stress da contrazione rispetto al riempimento in massa.
Un altro approccio per migliorare l'integrità del riempimento consiste nell'aggiungere un piccolo strato di composito fluido come rivestimento.
Tuttavia, in letteratura non è possibile trovare alcuna raccomandazione chiara a favore o contro queste procedure.
Una terza opzione prevede la “tecnica dello spazzaneve”: un composito fluido viene posizionato sul fondo della cavità e un ulteriore strato di composito viscoso viene inserito nella cavità (senza che lo strato fluido sia stato prima polimerizzato), adattato e quindi polimerizzato insieme al materiale fluido.
Alcuni studi hanno dimostrato che questa tecnica è efficace per ottenere meno vuoti e meno spazi vuoti nell'area marginale, per altri studi invece non vi è alcun beneficio aggiuntivo in termini di forza del legame microtensile e tassi di successo clinico con questa tecnica.
Oltre alla tecnica di applicazione, la modalità di mordenzatura e il sistema adesivo applicato (etch-and rinse o self-etch) possono influire sulle forze di adesione seppur utilizzando i medesimi compositi.
Tipologia di ricerca e modalità di analisi
In uno studio in vitro, pubblicato sul Journal of Adhesive Dentistry di gennaio 2024, gli autori hanno studiato la forza del legame microtensile (μTBS) del composito alla dentina nelle cavità di Classe I dopo avere adottato diverse tecniche di stratificazione, modalità di applicazione dell'adesivo e dopo invecchiamento.
Centocinquanta molari umani esenti da carie sono stati assegnati in modo casuale a 8 gruppi sperimentali e 2 di controllo (n = 15 denti/gruppo). Per ciascun dente è stata preparata una cavità standardizzata di Classe I (4x4x4 mm) pretrattata con un adesivo universale (modalità self-etch o etch-and-rinse). I restauri stratificati in modo incrementale fungevano da controllo.
Nei gruppi sperimentali è stato utilizzato il rivestimento con composito fluido bulk-fill e una tecnica di stratificazione o il riempimento con “tecnica a spazzaneve” ove è stata applicata la tecnica con uno o due strati di composito fluido.
Da ciascuna cavità sono stati ricavati quattro microstick. La metà è stata testata subito (T1) e l'altra metà dopo l'invecchiamento (T2) (termociclaggio, 15.000 cicli, 5-55 °C). La regressione di Tobit è stata utilizzata per analizzare le differenze di gruppo, inclusa l'analisi delle interazioni, il test chi quadrato di Pearson o il test esatto di Fisher per l'analisi delle fratture (livello di significatività 0,05).
Risultati
L'analisi di regressione ha mostrato differenze significative nella μTBS tra i gruppi al tempo T1 e dopo l'invecchiamento (T2). In entrambe le modalità di mordenzatura il rivestimento con un composito fluido bulk-fill e la tecnica di stratificazione hanno ottenuto valori di μTBS più elevati sia al T1 che dopo l'invecchiamento.
A differenza della modalità di mordenzatura (self-etch I tipi di fallimento predominanti sono risultati essere di tipo adesivi e misti, con un numero significativamente inferiore di fallimenti nei gruppi di mordenzatura e risciacquo. Conclusioni Implicazioni cliniche Per approfondire
Dai dati di questo studio, che devono trovare conferma in altri lavori analoghi in vitro e clinici, si può concludere che la modalità etch-and-rinse raggiunge μTBS più elevati nelle cavità di Classe I rispetto alla modalità self-etch.
La tecnica con composito fluido bulk-fill e la tecnica a spazzaneve hanno prodotto μTBS più elevati dopo l'invecchiamento, mentre il riempimento in massa e la sua combinazione con la tecnica dello spazzaneve hanno prodotto μTBS inferiori.
Robert Tee, Kirstin Vach, Nadine Schlueter, Silke Jacker-Guhr, Anne-Katrin Luehrs. High C-Factor cavities: how do “snowplow technique”, adhesive application mode and aging influence the microtensile bond strength to dentin? J Adhes Dent gennaio 2024;26:1-10.
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