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24 Gennaio 2011

Trento, alla ricerca di un modello di assistenza pubblica

di Norberto Maccagno


Il servizio attivato dalla provincia autonoma di Trento, forse più di altri, conferma quanto sia difficile trovare un modello di assistenza pubblica che permetta di offrire ai cittadini tutte le tipologie di cure odontoiatriche, protesica compresa, rispettando i bilanci e ottenendo anche il plauso della professione.
Nel 2007, la giunta provinciale decide di cambiare il modello di assistenza odontoiatrica, che fino ad allora si era fondato sull’assistenza indiretta: i cittadini andavano dal proprio dentista ottenendo un rimborso parziale delle spese sostenute da parte dell’amministrazione provinciale.
Il nuovo sistema, attivato con la legge 22/2007, si basa invece quasi esclusivamente sull’assistenza diretta, fornita dalle strutture ospedaliere e dagli ambulatori presenti sul territorio, oltre che dai dentisti convenzionati con l’Azienda sanitaria provinciale.

Il nuovo modello
Per ricevere la convenzione, gli studi devono rispettare i protocolli clinici individuati dalla provincia, ma soprattutto il tariffario - i rimborsi sono effettuati direttamente al dentista dall’amministrazione. Sono erogate quasi tutte le prestazioni odontoiatriche, compresa l’implantologia e la protesi fissa, purché i cittadini abbiano un basso reddito; gli studi possono scegliere di convenzionarsi solo per alcune cure specifiche.
In aggiunta all’assistenza diretta, rimane ancora attiva quella indiretta, operativa però solo quando i tempi di attesa per la prima visita nelle strutture pubbliche o convenzionate sono superiori ai 45 giorni. In questo caso, il cittadino può ottenere un nulla osta che gli permette di rivolgersi al proprio dentista, al quale paga direttamente la prestazione, secondo le normali tariffe praticate. La provincia riconosce poi al paziente un contributo parziale per la spesa sostenuta, sulla base delle tariffe stabilite per i convenzionati. Soluzione, ci spiegano dalla Asl, che nella pratica viene attivata solo per le prestazioni ortodontiche.
Ed è proprio sul numero degli studi convenzionati che il modello adottato dalla provincia di Trento ha trovato il primo punto debole. “La Provincia” spiega Fausto Fiorile, presidente Cao di Trento, “aveva ipotizzato che, affinché il servizio potesse funzionare, sui circa 300 odontoiatri titolari di studio professionale, i dentisti convenzionati avrebbero dovuto essere un centinaio. Invece, a oggi, sono poco più di una decina e, di questi, la maggioranza ha scelto di convenzionarsi solo per alcune prestazioni, costringendo quindi gli assistiti, per poter ottenere le cure complete, a pellegrinaggi continui tra le varie strutture (ambulatorio pubblico, convenzionato, studio privato).”
Ma il problema non è solo quello del numero di studi convenzionati, continua Fiorile. Dovendo contenere le spese per la sanità, le direttive 2011 hanno definito un contingentamento degli studi convenzionabili (max 23); anche all’odontoiatria è stato indicato un budget - 5 milioni di euro - oltre il quale i dentisti convenzionati non possono più accettare pazienti ed erogare prestazioni.
“Durante il 2010, quei soldi sono finiti molto presto” commenta Fiorile “rendendo impossibile per molti pazienti accedere alle cure, anche a quelle essenziali. Come Cao, nel rispetto del nostro ruolo di garante della salute del cittadino, avevamo avvertito l’assessorato provinciale che, inserendo tra le prestazioni erogabili anche la protesi fissa e l’implantologia, i finanziamenti a disposizione si sarebbero in breve tempo esauriti. E così è stato. Da una nostra ricerca, abbiamo appurato che l’80% del budget è stato speso per la protesica, nonostante le tariffe calmierate prevedessero per l’impianto un rimborso al dentista convenzionato di 300 euro e per la corona di 400 euro.”

Quale assistenza gratuita?
Ma allora come si può garantire ai cittadini un servizio pubblico, senza costringerli a spendere cifre importanti, che spesso non hanno, dal dentista privato?
“Abbiamo presentato all’assessore alla Salute della provincia una proposta di legge alternativa. Non potendo dare tutto a tutti, bisogna cercare almeno di garantire un’assistenza odontoiatrica di base ad una fascia di popolazione più estesa possibile, ma purtroppo si devono fare delle scelte. Per questo, abbiamo proposto di istituire un tavolo tra Provincia e professione, per stabilire quali sono le potenzialità del pubblico, le esigenze della popolazione e il budget a disposizione. In quest’ottica abbiamo avanzato la proposta che la legge si apra nuovamente all’assistenza indiretta. Al cittadino deve essere data la possibilità di scegliere: recarsi dal dentista convenzionato che applica le tariffe decise dalla provincia o dal proprio odontoiatra, ricevendo una parte del contributo alla spesa sostenuta. La nostra proposta è quella di mettere in virtuosa sinergia le strutture pubbliche, alle quali affidare parte delle cure, e gli studi professionali diffusamente distribuiti sul territorio. Di fronte alla nostra proposta, l’amministrazione ha risposto che vuole verificare, ancora per tutto il 2011, se il sistema funziona o meno. Già dai dati di un anno di attività, noi sosteniamo invece che, a tre anni dall’entrata in vigore della legge, questo modello sia già fallito.”

GdO 2011;1

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