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24 Gennaio 2011

Asti punta sui pazienti difficili

di Norberto Maccagno


Il modello di assistenza odontoiatrica attivato da oltre dieci anni dalla Regione Piemonte sembra essere uno di quelli in grado di combinare efficienza con efficacia. Negli ambulatori odontoiatrici dei principali Distretti sanitari delle Asl piemontesi (è operativo almeno un ambulatorio in ogni provincia) tutti i cittadini possono ottenere le principali prestazioni odontoiatriche, protesi comprese: i pazienti che rientrano nei Lea, gratuitamente, gli altri pagando un ticket.
Per la protesi, tutti i cittadini - compresi quelli che rientrano nei Lea - pagano il costo del laboratorio odontotecnico convenzionato (350 euro per uno scheletrato, 300 euro per una totale). I tempi medi di attesa per la prima visita sono di 2-3 mesi, settimanali per le successive. Le urgenze, invece, sono garantite a tempo zero nei reparti odontoiatrici e maxillo-facciali dei vari ospedali piemontesi.
In realtà, la delibera di istituzione del servizio prevedeva la realizzazione della protesi fissa anche su supporto implantare, ma per vari motivi solo pochissime Asl riescono a garantire questa prestazione.

L’esperienza dell’Asl 19
Una variante interessante per offrire tutti i servizi ai cittadini a prezzi calmierati, soprattutto per gli sviluppi avuti, è quella sperimentata dall’Asl 19 di Asti. La direzione ha destinato, per un pomeriggio alla settimana, uno degli ambulatori odontoiatrici pubblici all’assistenza dei soci della Società operaia di mutuo Soccorso (Soms). A disposizione, tutte le principali prestazioni odontoiatriche, protesi implantare e in ceramica compresa.
“Il servizio non comportava nessuna spesa per la nostra amministrazione” spiega Michele Di Paolo, coordinatore dei distretti dell’Asl 19, con una decina di anni di professione odontoiatrica alle spalle. “I soci della Soms, società senza fini di lucro, pagavano direttamente le prestazioni all’Asl, sulla base di un tariffario stilato da noi, che teneva conto delle spese e dell’ammortamento delle attrezzature presenti negli ambulatori.”
I prezzi (250 euro una corona lega resina, 400 quella metallo ceramica) sono concorrenziali, rispetto alle tariffe praticate dagli studi privati.
Peccato però che la notizia non sia quella dell’attivazione del servizio, ma della sua chiusura per mancanza di pazienti.
“Dopo due mesi di attività” spiega Di Paolo “ci siamo resi conto che i pazienti inviati dalla Soms erano troppo pochi, nonostante il numero di iscritti fosse buono. Il fatto è che non potevamo tenere impegnato uno studio a fronte di pochissime richieste: siamo stati costretti a chiudere il servizio, terminando comunque i casi iniziati. Leggo spesso che l’odontoiatria pubblica in Italia latita. La mia prima impressione è che in Piemonte non sia così e certo non in questa Asl. Però, analizzando i dati sugli accessi al servizio odontoiatrico pubblico nel 2010, dei 200 mila cittadini residenti nella nostra provincia, solo 2073 hanno usufruito della struttura e i manufatti protesici realizzati sono stati 295. Visti i costi per il cittadino e la qualità offerta nei nostri ambulatori, deduco che non vi sia tutta questa richiesta di odontoiatria pubblica.”
Quando facciamo notare che forse il servizio non è stato pubblicizzato a dovere, ecco la risposta: “Da oltre vent’anni la nostra Asl offre prestazioni odontoiatriche e da più di dieci con questo modello assistenziale: la popolazione ne è oramai a conoscenza. Non penso che sia compito di un’Asl creare nei cittadini il bisogno, ma piuttosto offrire le cure. Da dieci anni coordino i vari distretti sanitari: quando mi capita di partecipare a incontri con gli amministratori locali e i cittadini, le richieste che ci vengono avanzate riguardano la possibilità di fare i prelievi in ogni paese, di disporre di un’ambulanza il più vicino possibile, di avere carrozzine per gli anziani o assistenza domiciliare; in tutti questi anni nessuno mi ha chiesto di potenziare il servizio odontoiatrico.”
Oggi, il distretto sanitario dell’Asl 19 può contare su 6 odontoiatri: uno di questi si occupa di ortodonzia, mentre i 3 studi attrezzati lavorano per un massimo di 110 ore alla settimana. I tempi di attesa per la prima visita sono di circa 50 giorni; una volta cominciata la terapia, gli appuntamenti sono settimanali.

Il progetto per i pazienti fragili
Proprio in questi giorni, l’Asl astigiana si è proposta alla regione come capofila di un progetto sperimentale per l’odontoiatria sociale.
“Forse odontoiatria sociale non è il termine più corretto” spiega ancora Di Paolo. “Quanto abbiamo formalizzato all’assessore alla Salute della regione Piemonte, attraverso il nostro direttore generale dell’Agenzia regionale per i servizi sanitari (Aress), Luigi Robino, è un progetto che vede l’Asl impegnata nell’attuare correttamente ciò che prevedono i Lea, con l’affiancamento di un servizio intramoenia, dove i dentisti offrono ai cittadini non compresi nei Lea prestazioni a pagamento. Ovviamente, tra i servizi proposti ci sono quelli di base, compresi alcuni tipi di protesi. Non vogliamo fare concorrenza ai privati, ma dare ai cittadini la possibilità di curarsi a costi contenuti. Per questo, per quanto riguarda le prestazioni a pagamento, vorremmo interfacciarci con le assicurazioni e i gestori di fondi integrativi e creare convenzioni con le grandi realtà produttive della nostra provincia.”
In sostanza, il progetto prevede prestazioni gratuite ai vulnerabili sociali, ai vulnerabili sanitari e ai pazienti in età evolutiva, mentre, in orari diversi, prestazioni a costi calmierati per tutti gli altri.
“Ci sono assistiti particolari, diversamente abili o affetti da malattie debilitanti, pazienti cosiddetti difficili che pur avendo le possibilità economiche per rivolgersi al dentista privato non trovano strutture organizzate per poterli curare. Questo è il target verso cui le Asl devono concentrare i propri sforzi, unitamente ai cittadini socialmente più fragili.”

GdO 2011;1

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