Case di proprietà, ville, terreni, aerei privati, barche, oggetti preziosi e persino cavalli da corsa. È davvero lunga la sfilza dei beni che quest’anno finiranno sotto la lente del Fisco. Per scovare gli evasori, l’amministrazione finanziaria ha infatti adottato una strategia ben precisa: passare ai raggi X tutte le spese dei cittadini che superano un determinato importo, per verificare se sono compatibili o meno con il loro tenore di vita. In gergo tecnico, si chiamano accertamenti induttivi.
Poiché in Italia esistono molte persone che dichiarano un reddito di poche migliaia di euro, pur mantenendo un tenore di vita elevatissimo, è bene chieder loro una giustificazione di come riescono a “navigare nel lusso”, o quasi, senza disporre di guadagni consistenti. È proprio questa la logica seguita dai due nuovi sistemi di controllo, il Redditometro e lo Spesometro che, entro il prossimo dicembre, porteranno l’amministrazione finanziaria a ispezionare circa 40mila contribuenti.
A ben guardare, la prima categoria di verifiche, cioè quelle incluse nel Redditometro, hanno già una lunga tradizione alle spalle e sono state applicate per la prima volta nel nostro paese nel lontano 1973, seppur in una forma diversa e meno complessa rispetto a oggi. Quest’anno, l’amministrazione finanziaria ha deciso però di potenziare il Redditometro, rendendolo più sofisticato e aumentando notevolmente il numero delle ispezioni (che cresceranno del 30% rispetto al biennio 2009-2010). Ma la vera novità è rappresentata dal debutto dello Spesometro. Si tratta di un insieme di verifiche fiscali che passeranno al setaccio tutte le compravendite di beni e servizi il cui prezzo oltrepassa un determinato importo. In pratica, ogni volta che un commerciante, un artigiano o un professionista emetteranno uno scontrino o una fattura per un valore superiore i 3mila euro (Iva esclusa), saranno obbligati a comunicare il codice fiscale dell’acquirente all’Agenzia delle Entrate (a partire dal 1° maggio).
E così, grazie ai sitemi di controllo computerizzati, l’amministrazione finanziaria potrà facilmente scovare i nomi di chiunque abbia fatto “acquisti folli”, pur avendo dichiarato dei redditi modesti negli anni precedenti, che dovrà insomma giustificare agli ispettori del fisco come è riuscito a disporre di somme di denaro così elevate.
Per difendersi, i contribuenti hanno però qualche arma a disposizione. Ognuno può infatti sfuggire alla morsa del fisco presentando qualsiasi atto o documento capace di motivare ragionevolmente il suo tenore di vita.
Ciascun cittadino può dimostrare, per esempio, che la propria capacità di spesa non deriva soltanto dai redditi da lavoro, ma anche e soprattutto da altre fonti di guadagno, come il possesso di risparmi ingenti o titoli finanziari, la presenza di un coniuge con redditi elevati, l’incasso di eventuali canoni d’affitto oppure (perché no) anche qualche vincita fortunata a una lotteria o a un concorso milionario.
Chi non ha nulla da nascondere all’amministrazione finanziaria, dunque, può dormire sonni tranquilli. Chi invece è abituato a fare il furbetto dovrebbe avere da quest’anno una vita difficile, almeno in teoria.
Le critiche
A dire il vero, alcuni osservatori hanno criticato le procedure utilizzate con lo spesometro, mettendo in dubbio la loro reale efficacia nella lotta all’evasione.
Questo tipo di controlli, infatti, non crea un conflitto d’interessi tra i contribuenti, in base al quale ciascun cittadino è spinto di solito a richiedere la fattura o la ricevuta fiscale ai professionisti e ai commercianti. Anzi, c’è chi teme un effetto contrario a quello sperato.
Per evitare che il proprio codice fiscale venga comunicato all’Agenzia delle Entrate, infatti, qualsiasi acquirente che non è in regola con il fisco potrebbe essere incentivato a richiedere al venditore l’emissione di fatture per un importo al di sotto dei 3mila euro, pagando poi l’eventuale differenza in “nero”.
Non pochi esperti fiscali ritengono molto più efficaci le ispezioni effettuate con il Redditometro, che sono maggiormente complesse.
In pratica, con il redditometro, viene passato al setaccio tutto il patrimonio del contribuente (e non soltanto le spese effettuate). In particolare, sono oggetto di verifica alcuni beni considerati come indicativi di reddito quali, per esempio, i motocicli e le autovetture, purché di potenza fiscale superiore ai 21 cavalli, le case di proprietà (sia quelle destinate ad abitazione principale o secondaria, sia quelle date in affitto), i camper, o le roulotte, le barche (a vela o motore), gli aerei privati e, infine, persino i cavalli da corsa o da equitazione.
Tra i beni patrimoniali, vengono incluse anche eventuali polizze assicurative di cui il contribuente risulta titolare (a eccezione delle polizze automobilistiche, sulla vita o contro gli infortuni e le malattie). Il Redditometro include poi anche un’ultima categoria di ispezioni effettuate dall’amministrazione finanziaria: quelle sui conti correnti.
L’Agenzia delle Entrate può infatti passare al setaccio anche i depositi bancari posseduti da un contribuente, per verificare quali sono le sue disponibilità liquide e in quale arco di tempo sono maturate. Una volta acquisiti tutti questi dati, il fisco calcola un “reddito presunto”.
Se quest’ultimo risulta sensibilmente più alto di quello effettivamente dichiarato dal contribuente (cioè superiore di almeno il 25%), allora scattano i controlli.
Il sistema di calcolo del fisco
A dire il vero, il sistema di calcolo è abbastanza complesso ma, in linea di massima funziona così: il valore di ogni bene incluso nel Redditometro viene moltiplicato per un coefficiente, stabilito dalla stessa Agenzia dell’Entrate. La somma di tutte queste operazioni porta al calcolo di un reddito imponibile presunto che viene messo a confronto con quello dichiarato. In caso di scostamenti significativi, il fisco mette nel mirino il contribuente “sospetto”, chiedendogli di fornire tutti gli elementi utili a giustificare il suo tenore di vita.
Una volta “pizzicati” dall’amministrazione finanziaria, i cittadini hanno 30 giorni di tempo per rispondere, al termine dei quali l’Agenzia delle Entrate, dopo aver esaminato nel dettaglio le carte, può decidere di procedere su due strade diverse: archiviare la pratica, perché non vi è stato alcun episodio di evasione fiscale, oppure andare fino in fondo, emettendo un avviso di accertamento. In tal caso, vengono fatte ulteriori ispezioni che, probabilmente, si concludono con una richiesta di pagamento delle imposte non versate, più le relative sanzioni.
GdO 2011;2
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