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03 Maggio 2011

Dal singolo un contributo alla sostenibilità della cura

di Enrico Gherlone


Parlare al giorno d’oggi della professione odontoiatrica, stato attuale e prospettive future, è cosa veramente impegnativa, pure per chi, come il sottoscritto, è in continuo contatto, sia con la parte politica sia con le rappresentanze della professione - liberi professionisti, accademici, società scientifiche, associazioni dei pazienti, nonché media.
Come in tutti i processi di cambiamento esistono fattori favorevoli e sfavorevoli, il tutto inserito in un contesto globale di crisi economica.
Mi si chiede come fare in modo che il singolo odontoiatra si inserisca attivamente nel tessuto della società moderna, come parte del sistema salute.
Cercherò, nei limiti del possibile, di formulare una risposta. Esiste un assoluto bisogno di aumento delle prestazioni, che devono essere di buon livello. Questo è un assioma indiscusso e indiscutibile, fortemente ricercato dalla politica, in quanto obiettivo manifesto dei pazienti e delle loro associazioni e non meno voluto dagli odontoiatri per cercare di uscire da una diminuzione del fatturato che negli ultimi anni ha colpito la categoria, come dimostrano anche gli studi di settore.
Mi piace ricordare che alle ultime elezioni politiche entrambi gli schieramenti hanno portato la salute orale come tema centrante. È passato in maniera egregia negli ultimi anni il messaggio del diritto-dovere di curarsi la bocca come elemento fondamentale dell’intero organismo e ora i pazienti, quantomeno molti di quel 60% che, ricordo, non si recano dall’odontoiatra, ci chiedono come. Sappiamo che l’o-dontoiatria italiana, sotto certi aspetti la migliore del mondo, copre la richiesta attuale con circa il 90% di offerta privata e nel breve medio termine nulla lascia pensare che i livelli minimi di assistenza, al di là di iniziative regionali a macchia di leopardo, possano incrementare tipologia e numero di prestazioni, a causa della carenza di risorse economiche.
Questa esigenza di prestazioni è stata, con la liberalizzazione della pubblicità, cavalcata da numerose società di capitali, con iniziative low-cost, ha sviluppato il fenomeno del turismo odontoiatrico e determinato una recrudescenza dell’abusivismo.
Questi sono i temi centranti su cui è necessario riflettere e combattere, perché alla fine di tutto vi è un grave rischio: la salute del paziente, in questo modo, non può essere adeguatamente tutelata, aspetto fondamentale e inaccettabile.
Tralasciamo il turismo odontoiatrico che - sono convinto - è un fenomeno autolimitante per tutta una serie di aspetti.
Combattere l’abusivismo è necessario: lo si potrà fare con efficacia unicamente determinando delle gravi pene in termini economici, poiché è questo l’aspetto che muove questi attori e solamente colpendoli nel portafogli si otterranno i risultati sperati.

Il terzo pagante
Il fenomeno del terzo pagante è diverso per tutta una serie di motivi: da una parte, come già ricordato, vi sono le società di capitali e le assicurazioni, dall’altra i fondi integrativi.
Sono cose diverse che però destano preoccupazione negli operatori del settore, determinando criticità non da poco.
Ricordiamo che la prestazione odontoiatrica non è un sinistro occasionale, ma un consumo certo e, quindi, per sua natura non dovrebbe essere una prestazione assicurabile. Vero che il terzo pagante favorisce l’aumento nel numero delle prestazioni, ma pone vincoli tali da rappresentare un limite per l’utenza e per il professionista. Vi è allora rischio per l’abbas-samento nella qualità delle prestazioni e complessità nel rapporto di fiducia medico paziente.
Si potrebbe verificare una tendenza a ricercare personale medico a basso costo, a ridurre i tempi delle prestazioni, a usufruire di prestazioni odontotecniche economiche e scadenti e in ultima analisi il rischio che il paziente diventi un mezzo a finalità esclusivamente economiche, un consumatore di prestazioni e non un malato da riabilitare e curare.
Quindi il vero pericolo che proviene dal terzo pagante è quello di sottrarre iniziativa imprenditoriale ai professionisti del settore con, contemporaneamente, un grave pericolo per la salute dei cittadini, voglio qui ricordare, e sia ad esempio e riflessione per tutti, un recente studio dell’Ordine dei medici di Madrid. L’analisi ha rilevato che più del 70% delle denunce presentate dai pazienti si riferiscono a franchising, catene di studi e assicurazioni. Se si considera che solo il 10% dei dentisti lavora presso queste strutture, capiamo come questa conduzione della professione sta portando a una perdita di fiducia nell’odontoiatria dalle conseguenze imprevedibili.
Diverso è il discorso dei fondi integrativi: essendo legge dello stato e per di più bipartisan, sono uno strumento in cui la politica sanitaria crede molto e, sicuramente, se governati bene, potrebbero anche portare a risultati positivi per la professione e per i pazienti.
L’importante, va però detto, è che servano a drenare quei pazienti, o una parte di essi, che attualmente non si curano e possibilmente a stimolarne i convenzionamenti di tipo indiretto.
In tal modo, il paziente potrebbe scegliersi il curante che più gli aggrada senza condizionamenti. Sarà necessario controllarne la qualità di esercizio e di operatività e questo potrà essere fatto attraverso l’Ordine, con i mezzi opportuni.
A questo proposito, il progetto delle raccomandazioni cliniche è fondamentale e, in tutta sincerità, reputo le critiche sentite strumentali.
Innanzitutto, prima di formularle e commissionarle si è tenuta una riunione con tutti gli attori: dalle società scientifiche alle associazioni professionali, dal collegio dei docenti all’Ordine, dove si è raggiunto l’accordo di tutti sulla loro attuazione. Solo successivamente è stato dato mandato alle società scientifiche, prima, e alle associazioni, poi, sotto la supervisione della Cao.
Qualcuno sostiene che se fatte troppo bene, non sono percorribili dalla media dei professionisti, se fatte con un’asticella troppo bassa, sono di aiuto al terzo pagante. Niente di più miope e strumentale. La cosa che andrebbe richiesta è di formularle in maniera seria ed equilibrata e vigilare perché siano così concertate.
Attualmente le raccomandazioni, assieme alla definizione dell’Ordine autonomo degli odontoiatri e al suo conseguente potenziamento, con seri strumenti di controllo e prevenzione, attraverso i provvedimenti legislativi necessari, sono l’unica difesa che possiamo attuare per la nostra professione.

L’informazione
Tutto ciò sarà in grado di limitare la pubblicità - trasformandola, come deve essere, in informazione -, fare rispettare il codice deontologico a 360° e monitorare in maniera seria ed equilibrata tutta quella serie di cambiamenti in atto, che devono essere di miglioramento e non di penalizzazione per i pazienti e per i professionisti.
Per quello che riguarda la formazione, il 12 aprile siamo riusciti, in sede di Consiglio superiore di sanità, a fare approvare le nuove specialità, auspicando, presso il ministero dell’Università, la definizione di quelle mancanti per colmare questo vuoto culturale e stare al passo con l’Europa.
Per i percorsi under-graduate, come Collegio dei docenti, abbiamo continuato sulla strada della precedente presidente, Elettra Dorigo, affinché una parte importante della libera professione venga negli atenei a portare il proprio contributo di esperienza ai laureandi, che presto si dovranno confrontare con la realtà lavorativa quotidiana.

GdO 2011;6

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