Una realtà in chiaroscuro, penalizzata dalla crisi economica, in cui si evidenziano, però, molti segni di vitalità. Così descrive la situazione congiunturale del suo settore Mauro Matteuzzi, presidente dell’Unidi, l’Unione nazionale delle industrie dentarie italiane, che siamo andati a sentire in occasione di International Expodental, in programma dal 6 all’8 ottobre a Roma. “In Italia soffriamo per un calo dei consumi e delle spese odontoiatriche da parte dei cittadini ma, nello stesso tempo, molte imprese dell’industria dentaria sono riuscite a farsi spazio in maniera egregia sui mercati esteri” è la sintesi di Matteuzzi, che non rinuncia a dire la sua sul recente aumento dell’Iva, “un ennesimo balzello” a carico degli odontoiatri e degli odontotecnici.
È possibile fare un bilancio del mercato delle industrie dentarie italiane in questi primi nove mesi del 2011?
È difficile, oggi, fornire indicazioni attendibili. L’impressione, supportata dai dati parziali che come associazione riceviamo e monitoriamo, è che l’in-dustria del dentale stia mantenendo le proprie posizioni, pur in un momento difficile per tutti i settori. Il merito va alle scelte strategiche che molte aziende hanno compiuto negli anni, puntando sulla qualità dei prodotti e sulla globalizzazione dei mercati. Come oramai è noto, il mercato dell’industria dentaria si muove in tutti e cinque i continenti e le imprese nostrane esportano il 60% di quanto producono. Per quanto riguarda il nostro Paese, i dati che provengono dal comprato della distribuzione indicano che il mercato sta muovendosi a corrente alternata, seppur in linea con i valori del 2010. La crisi economica limita certamente la spesa delle famiglie per le cure odontoiatriche, ma vi sono problemi che derivano da altri fattori: per esempio da come è organizzata l’offerta, che non sempre è consona a quanto il mercato richiede.
C’è un dato che dimostra come, rispetto ad altri Paesi, l’Italia oggi non possa lamentarsi. È quello che proviene dalla distribuzione dei prodotti di consumo: il nostro mercato, negli ultimi anni, è cresciuto di più rispetto alle altre maggiori nazioni europee: Germania e Francia in particolare.
Purtroppo dall’economia mondiale non arrivano segnali molto incoraggianti. Qual è la situazione nel settore? Vi aspettate una contrazione del mercato per i prossimi dodici mesi?
Questi ultimi anni, durante i quali abbiamo assistito al declino del sistema economico mondiale, ci hanno dimostrato che le previsioni hanno vita breve e sono spesso smentite dalle cronache del giorno dopo. Se neppure i “grandi” analisti finanziari riescono a formulare ipotesi credibili, figuriamoci noi. Come per tutti i segmenti dell’industria, anche per il nostro settore, il superamento di questo momento dipenderà molto da come sapremo strutturarci per andare a intercettare il bisogno di salute odontoiatrica dei cittadini, da come il Servizio sanitario nazionale intenderà rispondere a questi bisogni, dal modo in cui i dentisti privati sapranno organizzarsi e da quanto le loro associazioni di categoria saranno in grado di guidare il cambiamento. Qualche segnale di novità lo si intravede già. Come Unidi guardiamo con molta attenzione e incoraggiamo tutto quanto cerca di portare un numero maggiore di cittadini italiani negli studi dentistici.
Ci sono segmenti di mercato che, in questo momento, possono essere considerati più promettenti e che reggono meglio di fronte alla crisi?
Sicuramente, le aziende italiane che producono attrezzature, arredi e riuniti sono quelle più apprezzate dal mercato che, lo ricordo ancora, si muove su scala globale. La qualità e l’in-novazione dei nostri prodotti, e il “gusto” tipico italiano con cui vengono realizzati, godono di un’alta considerazione anche in Paesi dove il prezzo è il primo parametro di scelta nella fase di acquisto. Di-scorso diverso per altri segmenti come quello dei prodotti di consumo: un settore in cui da tempo fatichiamo ad aggredire il mercato globale, nonostante la qualità e l’innovazione dei prodotti siano al top nel mondo. Purtroppo, non riusciamo a promuovere adeguatamente sul territorio le nostre produzioni e a presentare la loro qualità ai singoli dentisti.
La soppressione dell’Ice (Istituto per il commercio estero), decisa con l’ultima finanziaria, ci penalizzerà ancora di più in quest’ambito. Da tempo, come associazione, stavamo lavorando proficuamente con questo Ente che ci sosteneva anche economicamente per stimolare la crescita delle nostre aziende sui mercati stranieri. Ora dovremo fare da soli. Come Consiglio Unidi, abbiamo già deliberato di confermare la presenza delle aziende associate nelle principali fiere del dentale mondiale e abbiamo già preparato molti dei programmi di promozione per il 2012.
Negli anni scorsi, il nostro Paese ha raggiunto il terzo posto al mondo nell’industria dentaria, dopo Usa e Germania. È ancora così oggi, dopo il triennio di crisi finanziaria?
Sì. Ricordiamoci che la crisi economica ha interessato tutto il mondo e per certi versi il settore dentale italiano sta meglio di altri. Per volume totale di mercato, nella produzione di materiale di consumo e di attrezzature, il nostro Paese è saldamente al secondo posto in Europa, dopo la Germania, con oltre 1150 milioni di euro di fatturato nel 2010. L’importanza del settore è dimostrata anche dall’attenzione che l’indu-stria internazionale dedica a Expodental, una manifestazione che, sempre più, permette l’incontro tra i mercati di tutto il mondo. Dal punto di vista professionale, Expodental è una efficace vetrina per le aziende che vogliono presentare le proprie novità.
Come considera la decisione di aumentare l’Iva dal 20 al 21%, inserita nell’ultima Manovra finanziaria? Avrà ripercussioni pesanti per il settore?
Per la nostra industria, l’aumento di un punto dell’Iva su alcuni prodotti non comporta particolari ripercussioni sui bilanci. Diverso sarà per i dentisti e gli odontotecnici, che effettuano, sì, prestazioni sanitarie esenti, ma dovranno pagare di più per acquistare il materiale e le attrezzature, salvo alcune eccezioni come gli impianti, gli attacchi dei denti artificiali e pochi altri prodotti.
Per i professionisti, dunque, l’imposta sul valore aggiunto sarà un costo. Per di più, il rincaro graverà sull’utente finale, cioè il paziente, ma va tenuto in considerazione che la maggioranza dei dentisti, negli ultimi anni, non ha aumentato le tariffe e non ha intenzione di farlo neppure nel 2011.
Almeno, secondo i sondaggi presentati dalle associazioni di categoria.
L’aumento dell’Iva sarà quindi un ennesimo “balzello” che graverà sugli studi e sui laboratori odontotecnici.
GDO 2011;10
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