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16 Ottobre 2011

Stangata ai professionisti dalle Manovre estive

di Andrea Telara


Sono arrivate a ripetizione durante l’estate, tutte con un obiettivo in comune: mettere in salvo i conti pubblici, che oggi rischiano di saltare all’aria, a causa della crisi dei mercati finanziari e dell’ondata di speculazione che ha investito i titoli di stato italiani. Sono state ben tre, le manovre economiche che il governo ha messo in cantiere negli ultimi mesi (una ordinaria e due straordinarie).
Molte delle disposizioni approvate dall’esecutivo di centrodestra, riguardano il mondo delle libere professioni, odontoiatri compresi. Ecco di seguito una panoramica di quello che cambierà, o che è già cambiato, con l’approvazione dell’ultima legge finanziaria e degli altri due decreti che l’hanno accompagnata, per rilanciare l’economia del nostro paese (si vedano anche le tabella in pagina, che riassumono i punti-chiave dei tre provvedimenti).

Iva al 21%
Innanzitutto, vanno ricordate due disposizioni di carattere fiscale contenute nella manovra che non interessano soltanto i liberi professionisti, ma tutti i contribuenti in generale. La prima riguarda l’Iva (imposta sul valore aggiunto) che dal 18 settembre scorso è stata aumentata dal 20 al 21%.
Si tratta di un innalzamento di un punto che appesantisce notevolmente il conto della spesa delle famiglie italiane, provocando un aumento generalizzato di molti i beni di largo consumo, dalla benzina alle sigarette fino ad alcuni generi alimentari come il vino, i succhi di frutta, la birra, l’acqua minerale e il tè. Per quanto riguarda le prestazioni degli odontoiatri, invece, non si vedono dei rincari all’orizzonte, almeno in un primo momento, giacché i medici e i dentisti (pur essendo titolari di partita iva) emettono delle fatture esenti dall’imposta sul valore aggiunto.
È pur vero, tuttavia, che molti professionisti subiranno un aumento dei costi, perché si troveranno a pagare l’1% in più per le operazioni di acquisto del materiale sanitario dello studio, con l’eccezione di pochissimi prodotti.

Rendite finanziarie sotto torchio
Nella manovra finanziaria estiva, è contenuta poi un’altra norma che inciderà sulle tasche di tutti quei risparmiatori che hanno messo qualche soldo da parte e cercano di farlo fruttare.
Dal primo gennaio del 2012, vi sarà infatti un aumento di ben 7 e punti e mezzo (dal 12,5% al 20%) della tassazione sulle rendite finanziarie, cioè del prelievo sui rendimenti delle obbligazioni, delle polizze assicurative, dei fondi comuni d’investimento o dei dividendi distribuiti dalle azioni delle società quotate in borsa. Si sono salvati da questo inasprimento fiscale soltanto pochi strumenti finanziari come i titoli di stato emessi dai Paesi europei, i buoni fruttiferi postali che conserveranno l’aliquota del 12,5%) e i conti o i depositi bancari. Questi ultimi, per fortuna, beneficeranno addirittura di un alleggerimento del prelievo: finora, infatti, gli interessi dei conti correnti sono stati tassati con un’aliquota molto alta, pari al 27%, che dall’anno prossimo scenderà di ben 7 punti fino al 20%.

La lotta all’evasione
Per mettere in salvo i conti pubblici, il governo ha deciso inoltre di ingaggiare una lotta senza quartiere contro chi è abituato a evadere il fisco. I liberi professionisti, ovviamente, saranno tra i più colpiti, visto che da sempre (a torto o a ragione) sono accusati di non pagare tutte le tasse che dovrebbero. A questo proposito, le ultime manovre hanno stabilito che, se nell’arco di cinque anni un lavoratore autonomo iscritto a un ordine professionale viene pizzicato più di quattro volte dal Fisco per non aver emesso la fattura ai propri clienti, subisce automaticamente la cancellazione d’albo o dall’ordine di appartenenza, per un periodo che varia da tre giorni a un mese. In caso di recidiva, cioè di ripetizione dell’illecito fiscale, la durata della sospensione può variare da 15 giorni a sei mesi. Meglio non sgarrare, dunque, per mettersi al riparo da brutti inconvenienti, che senza dubbio pesano come un macigno sulla reputazione professionale di un odontoiatra.
Giro di vite sui contanti. Il governo ha poi introdotto un altro dispositivo per combattere a tutto campo l’evasione fiscale. Si tratta della tracciabilità dei pagamenti, già introdotta nel 2006 dal decreto Bersani e poi accantonata per varie vicissitudini politiche. Nello specifico, la finanziaria stabilisce il divieto di utilizzare i contanti per le transazioni di importo superiore a 2500 euro. Oltre questa soglia, infatti, sarà obbligatorio ricorrere a un intermediario e avvalersi di strumenti di pagamento tracciabili come le carte di credito, il bancomat, gli assegni, i bonifici o i giroconti bancari (anche il decreto Bersani del 2006, come già ricordato, introduceva la tracciabilità dei pagamenti, ma aveva stabilito una soglia di 100 euro, molto più bassa dei 2500 euro di oggi).

Assicurazioni obbligatorie
Oltre ai provvedimenti per contrastare gli evasori (che non dovrebbero comunque mettere in allarme chi ha la coscienza posto e paga le tasse fino all’ultimo centesimo), le manovre estive hanno introdotto alcuni balzelli a carico professionisti, non proprio facili da digerire.
Innanzitutto, è stato stabilito l’obbligo per qualsiasi iscritto agli Ordini professionali di sottoscrivere una polizza contro la responsabilità civile (Rc).
Si tratta di un contratto con cui una compagnia assicurativa (a fronte del pagamento di una somma di denaro che si chiama premio), si impegna ad assistere il professionista in qualsiasi controversia giudiziaria promossa da un paziente o da un cliente, che chiede un risarcimento-danni.
Se dunque un medico o un dentista, o anche un avvocato e un ingegnere, vengono condannati a pagare un indennizzo al cliente, è l’impresa assicurativa a sborsare al loro posto la somma di denaro, seppur entro dei limiti prestabiliti (che in gergo tecnico vengono chiamati massimali). Assicurarsi contro la Rc professionale è senza dubbio una pratica consigliabile per qualsiasi operatore del mondo della sanità. Peccato, però, che la sottoscrizione di questo tipo di polizze comporti un costo non indifferente, che in genere pesa sulle tasche del titolare di uno studio odontoiatrico per una cifra tra 400 e 1000 euro all’anno. Va ricordato, inoltre, che ogni professionista sarà soggetto a un ulteriore adempimento burocratico: l’obbligo di comunicare al paziente o al cliente, nel momento in cui eroga la prestazione, quale copertura assicurativa ha scelto, specificando quanto ammontano i massimali pattuiti con la compagnia.

Formazione continua
I professionisti sono poi obbligati anche a seguire continuamente programmi di formazione e di aggiornamento. In caso contrario, potranno subire sanzioni pecuniarie o disciplinari da parte dei rispettivi Ordini. Non è ancora chiaro nel dettaglio come funzionerà questo sistema di controlli e ammende, ma è probabile che ciascun Ordine adotti al proprio interno un sistema di crediti formativi, che si accumulano nel corso dell’anno e vengono poi certificati da degli organi competenti.

Una spinta alla concorrenza
Per molti Ordini e Albi nazionali verrà imposto il divieto di stabilire un numero chiuso per l’accesso all’attività. Maer i camici bianchi rimane intatta la facoltà per i rispettivi Ordini di imporre delle restrizioni nell’accesso alla professione, se questa scelta è determinata da esigenze e interessi di carattere pubblico. Infine, la manovra ha fissato regole anche per accrescere la trasparenza delle tariffe: i preventivi non potranno avere più misteri e dovranno sempre fare riferimento ai compensi medi stabiliti dagli Ordini per ogni categoria

GDO 2011;11

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