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07 Dicembre 2016

Disturbi del sonno ed eccessiva sonnolenza, il rischio di incidenti stradali si moltiplica fino al 400%. Un'emergenza, la testimonianza di Lino Banfi


La sonnolenza diurna e i disturbi del sonno, collegati talvolta a malattie come l'apnea notturna, possono moltiplicare significativamente il rischio di incidenti stradali, in alcuni casi specifici fino a quattro volte. Lo rivela uno studio - pubblicato a dicembre sulla prestigiosa rivista californiana Plos One - nato dalla convenzione tra il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Genova del prof. Gianluigi Mancardi e la multinazionale CNH-Industrial IVECO -, il cui lavoro è stato ideato e coordinato dal neurologo Dott. Sergio Garbarino. Hanno collaborato il prof. Paolo Durando del Dipartimento di Scienze della Salute di Genova ed il prof. Nicola Magnavita dell'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica di Roma. La ricerca unica nel suo genere risulta essere di particolare rilevanza se consideriamo che solamente in Italia nel 2015 su 174.000 incidenti stradali (dati Istat) ben 12.180 sono stati quelli causati da autisti affetti da sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), con circa 240 morti e 17.224 feriti accertati. Anche per questo motivo quest'anno un documento approvato da Governo e Regioni ha definito questa malattia"Un grave e crescente problema sanitario, sociale ed economico"

La letteretatura scientifica da anni ha già ampiamente documentato l'esistenza di una correlazione tra carenza di sonno e rischio di incidenti stradali. Ma questo è il primo studio in Italia ad affrontare la salute e le abitudini di un vasto numero di autotrasportatori, circa 950 soggetti- è stato realizzato nell'ambito di "Iveco CNH-Industrial Check Stop Project", un programma internazionale di prevenzione e informazione per la sicurezza stradale - ed a tenere conto contemporaneamente di tutte le principali problematiche relative al sonno che influiscono sulla capacità di guida: apnea notturna, carenza cronica di sonno e sonnolenza diurna. I ricercatori, infatti, hanno preso in esame la quantità di sonno desiderata e il numero di ore effettivamente dormite, così da calcolare il debito di sonno, cioè le ore che effettivamente mancano rispetto alle necessità psicofisiche di ciascun partecipante. A questo punto è stato misurato con esattezza il rischio di incidente di un camionista che dorme meno del dovuto. I risultati sono incredibili: per chi dorme due ore meno del dovuto (quindi non più di sei ore a notte) il rischio incidenti raddoppia, triplica con tre ore in meno di sonno a notte rispetto a quelle necessarie, e per chi ha dormito quattro o meno ore il rischio è addirittura quattro volte maggiore.

" In generale", chiarisce il prof Magnavita," si ritiene che sia necessario dormire tra le sei e le otto ore al giorno, ma certamente va tenuto conto che ognuno ha le sue abitudini. Per calcolare la carenza di sonno abbiamo chiesto ai camionisti quanto avrebbero voluto dormire e quanto avevano effettivamente dormito". Infine la ricerca conferma quello che era emerso da precedenti studi del gruppo di Garbarino: il "riposino pomeridiano" è utile per annullare l'aumento di rischio di incidente da carenza di sonno, ma solo se ha una durata di circa 20 minuti. "Riuscire a calibrare il diverso impatto di eccessiva sonnolenza diurna (EDS) e OSAS sul rischio di incidenti e infortuni sulle strade ma anche sul luogo di lavoro", dichiara il dott. Sergio Garbarino,"permette di impostare corrette e mirate strategie preventive sia sull'incidentalità che sulla salute del guidatore, ma anche del lavoratore in generale. Noi ricercatori possiamo fornire indicazioni e dati scientifici che vanno in questa direzione, ma è arrivato il momento che le istituzioni competenti facciano finalmente la loro parte".

Problema approfondito sabato scorso a Roma durante la convention medica ItaliaSonno 2016, organizzata dalla pneumologa Loreta di Michele e dal neurologo Sergio Garbarino, durante il quale è intervenuto il popolare attore Lino Banfi portando la sua esperienza. L'attore già nel suo libro presentato a settembre ha voluto raccontare la sua difficile rapporto con questa malattia, diagnosticata in tarda età in modo fortuito e la guarigione che gli ha cambiato la vita.

Sotto il video dell'intervento.



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