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20 Gennaio 2017

Test a medicina ed odontoiatria. Migliori le performance degli studenti regolarmente immatricolati rispetto a quelli entrati attraverso il ricorso


Tra le critiche ai test per medicina ed odontoiatria che selezionano chi potrà iscriversi ai rispettivi corsi di laurea, c'è quella che indica come i test non selezionerebbero i più preparati e neppure quelli che realmente sono motivati ad intraprendere la professione.

Uno studio pubblicato sul numero 71 di Medicina e Chirurgia - Quaderni delle Conferenze Permanenti delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, ne parla il prof. Giovanni Lodi nel suo editoriale su Dental Cadmos di Gennaio, serberebbe dimostrare il contrario.

Per realizzare lo studio sono stati presi in considerazione 1.792 studenti che hanno sostenuto il test di ammissione l'8 aprile 2014 e si sono immatricolati (1.326 regolari e 466 in sovrannumero), nell'anno accademico 2014/2015, al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia delle Università di Milano Bicocca, Milano Statale, Modena e Reggio Emilia, Molise, Piemonte Orientale, Pavia, Roma La Sapienza, Torino.

Per ogni studente sono stati considerati questi dati: scuola superiore di provenienza; voto all'esame di stato del secondo ciclo (o di maturità); punteggio totale ottenuto alla prova di ammissione (non disponibile per tutti i candidati); voto ottenuto a ciascun esame del primo anno, Crediti Formativi Universitari (CFU) attribuiti a ciascun insegnamento. Considerate anche le modalità didattiche messe in atto per soddisfare la richiesta formativa di un maggior numero di studenti. Le immatricolazione degli studenti in sovrannumero, spiegano i ricercatori, "è avvenuta in tempi diversi (dai primi di ottobre 2014 alla fine di settembre 2015), ciascun CdL ha adottato provvedimenti diversi per non penalizzare gli studenti che a seguito della sospensiva hanno potuto immatricolarsi solo a lezioni già iniziate".

Risultati

"In tutti i corsi di laurea che hanno partecipato allo studio spiegano gli Autori- si è osservato che gli studenti immatricolati regolarmente avevano un miglior voto di maturità (da 3 a 10 punti in più) e, come previsto, un miglior punteggio alla prova di ammissione (da 5 ad oltre 20 punti in più). In media, la scuola di provenienza e il voto di maturità non influiscono sul punteggio alla prova di ammissione, ma quest'ultimo ha effetto sulla performance alla fine del primo anno di studio. Questi risultati portano a ritenere che il punteggio alla prova di ammissione sia sufficientemente in grado di individuare gli studenti che avranno più difficoltà a concludere brillantemente il primo anno di corso e che quindi, come nel modello francese, non sarebbero ammessi a proseguire gli studi presso il CdL in Medicina e Chirurgia. La valutazione del rendimento alla fine del primo anno di corso porterebbe a selezionare gli stessi candidati che hanno ottenuto i punteggi più alti alla prova di ammissione".

"Tuttavia -concludono- per una corretta interpretazione dei risultati ottenuti si deve considerare che le grandi differenze tra i CdL, nel numero di studenti ammessi in sovrannumero, nel Piano Didattico e nelle risorse investite per soddisfare l'emergenza creatasi, hanno influito sull'organizzazione di lezioni ed esami e tutto questo sulle performance degli studenti. Inoltre, i CdL considerati hanno anche una diversa "attrattività" che si riflette sul punteggio necessario per potersi immatricolare in una Università piuttosto che in un'altra e, di conseguenza, nella differenza nel punteggio alla prova di ammissione tra studenti ammessi ed esclusi.

È pertanto necessario continuare a monitorare le carriere di questi studenti e includere nello studio un maggior numero di Università italiane".

Interessante, aggiungiamo noi, sarebbe verificare se gli stessi risultati valgono anche per gli studenti iscritti ai corsi di laurea in odontoiatria.

A questo link il lavoro originale

 
 

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