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27 Gennaio 2017

DDL concorrenza, dovrebbe approdare a breve in Aula al Senato. ANDI torna a pressare la politica


Di anticipazioni e promesse sul Ddl Concorrenza in questi mesi ne abbiamo raccolte molte ma la realtà vede il testo fermo in Commissione al Senato da alcuni mesi. Ora, secondo fonti di stampa il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda avrebbe espresso la volontà di far riprendere l'iter parlamentare per portare il testo in Aula in Senato prima della fine di Febbraio e poi procedere alla approvazione entro fine marzo anche alla Camera.

Un testo quello in Commissione che aveva portato lo scontro tra ANDI e Catene odontoiatriche sui contenuti di alcuni emendamenti proposti, in particolare quello, raccolto ma non approvato, che avrebbe imposto la maggioranza in Cda di iscritti all'Albo degli odontoiatri.

In vista della ripresa della discussione in Commissione, e forte del parere del MiSE sulla non possibilità per una Srl di registrarsi come "attività odontoiatrica", ANDI ha inviato una nota ai componenti della Commissione industria del Senato.

Ricordando ai parlamentari la denuncia di ANDI di "un sistema, quello del mercato odontoiatrico gestito dalle società di capitali e da catene commerciali, privo di controlli e sanzioni, che non garantisce pari regole rispetto a quelle dei liberi professionisti ed un'adeguata tutela della salute dei cittadini", il presidente Gianfranco Prada evidenza come la circolare del MiSE sia a "sostegno della nostra linea associativa".

"La pronuncia del Ministero dello Sviluppo Economico -scrive il presidente ANDI- riveste notevole importanza, poichè nega la possibilità di svolgere le attività cosiddette "protette", tra cui quella odontoiatrica, utilizzando le classiche società commerciali civilistiche, in quanto solo le S.T.P. (regolamentate dalla Legge 183/2011, costituite in maggioranza da professionisti e regolarmente iscritte negli appositi Albi dell'Ordine) forniscono, come testualmente recita la circolare ministeriale, "puntuali parametri volti ad equilibrare e contemperare i contrastanti interessi  -l'interesse all'efficienza e allo sviluppo della concorrenza, da una parte, l'interesse a tutelare l'affidamento del cliente nel momento in cui riceve servizi connotati da una particolare delicatezza e sensibilità dall'altra- che nella fattispecie si confrontano. Parametri che, ovviamente verrebbero completamente a mancare ove si ammettesse la possibilità di svolgere le medesime attività protette nella forma di generiche società commerciali".

"Nell'emanazione del parere -continua la nota- la Direzione Generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica del MISE (Divisione VI  -Registro Imprese, professioni ausiliarie del commercio e artigiane, e riconoscimento titoli professionali) ha, quindi, confermato la linea che ANDI sta da sempre sostenendo: l'attività odontoiatrica può essere esercitata in forma societaria secondo quanto previsto dall'art. 10 della Legge 12/11/2011 n. 183, con prestazioni professionali erogate in via esclusiva dai soci abilitati, costituenti maggioranza di due terzi per numero e titolarità di quote sociali, con iscrizione all'Ordine ed alla sezione speciale di Albo mentre le società già esercenti attività odontoiatrica, costituite secondo i modelli regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile, potrebbero essere regolate attraverso l'obbligo di iscrizione a distinta sezione speciale dell'Albo Odontoiatri. Queste, successivamente, saranno soggette, al pari delle società tra professionisti, al regime disciplinare dell'Ordine al quale risulteranno iscritte.

Per questi motivi ANDI chiede ai parlamentari "di sostenere le nostre istanze con emendamenti alla ripresa dei lavori sul DdL Concorrenza, in maniera tale da poter meglio tutelare la salute dei pazienti¡".

 
 

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