È nata sotto una buona stella la prima Giornata Nazionale dell’Assistente di Studio Odontoiatrico, organizzata il sabato scorso 24 marzo dall’associazione Idea, Italian Dental Assistant. Poco prima che associazioni, sindacati, professionisti ed esperti si riunissero a Roma per confrontarsi sul tema della formazione dell’ASO in Europa, era arrivata da Palazzo Chigi la notizia della firma del Decreto che individua e definisce un profilo professionale invocato da anni. La novità è stata quindi inevitabilmente la vera protagonista dell’evento.
“È un passaggio decisivo per il riconoscimento della figura dell’ASO e perchè noi stesse prendiamo coscienza del nostro ruolo. Molte di noi sono ASO formate sul campo, ma non sarà più così, grazie a un obbligo di formazione e aggiornamento che farà diventare professioniste consapevoli del nostro lavoro”, dice a Odontoiatria33.it la presidente di IDEA Rossella Abbondanza. “Siamo felicissime e ora saremo impegnate a guidare la categoria nella scelta del giusto percorso formativo. Vogliamo anche partecipare alla definizione dei criteri per la valutazione dei titoli pregressi e per l’attribuzione di crediti formativi, un tema che preoccupa molte colleghe che non hanno totalizzato i trentasei mesi necessari per ottenere il riconosc”.
“Le ASO faranno adesso il loro percorso, ma la novità riguarda anche gli odontoiatri: deve essere un incentivo considerare che nei loro studi lavora un Team, nel quale le assistenti sono fondamentali”, sottolinea Abbondanza. “I dentisti sono chiamati sempre più ad essere anche bravi manager otre che capaci clinici e d’ora in poi dovranno assumere solo personale qualificato e farsi carico in alcuni casi della formazione di chi non ha completato il percorso previsto. Intanto, sono nati anche contratti collettivi che prevedono altre forme di apprendistato con formazione obbligatoria, vedremo come questi e altri aspetti si svilupperanno parallelamente all’entrata a regime del riconoscimento”.
“Comincia una professione. Da questo momento si fa sul serio, lavorando, informandosi, formandosi e aggiornandosi. Bisogna seguire cosa accade, essere culturalmente avanti sugli sviluppi della professione. Studiate, perché la cultura rende liberi e dà anche coscienza di come ci si deve far trattare sul proprio posto di lavoro”, è l’appello alle colleghe lanciato da Fulvia Magenga, Segretario Generale del sindacato SIASO. “Quanto ai corsi passati che possono dare crediti, decideranno le Regioni, è un discorso in divenire. Certo non si intendono congressi di un giorno, ma occasioni di formazione più lunghe e strutturate. Assistiamo, intanto, a un moltiplicarsi dell’offerta di corsi di formazione a distanza che possono sembrare un’alternativa comoda, ma in realtà non servono a qualificarsi. Costano tanto e non portano a nulla, anche perchè non vedo come si possano imparare online le tecniche di assistenza” sottolinea la sindacalista. Poche speranze per chi ha lavorato in nero, uno dei temi sollevati dalla platea: “È un’esperienza pregressa che non può essere riconosciuta. Se si è stati costretti a lavorare irregolarmente si può andare davanti al giudice, ma possono esserci casi di corresponsabilità molto rischiosi”.
Anche secondo Annamaria Girardi, presidente dell’associazione AIASO, il lavoro è solo all’inizio: “Ora è importante realizzare i percorsi formativi secondo il protocollo del decreto. Noi stiamo collaborando con molte Regioni, attraverso il tavolo tecnico interregionale, per costruire un percorso unico, altre si organizzeranno autonomamente, secondo le loro possibilità. Il profilo ASO prevede 700 ore di formazione, ma è un minimo che alcune Regioni sono già pronte a superare. Il lavoro associativo è importante anche per supportare organizzativamente la partenza dei primi corsi campione”. “Noi sosteniamo la formazione in Aula” aggiunge Girardi, annunciando che AIASO non patrocinerà più corsi a distanza “che non hanno una piattaforma seria”. “È fondamentale avere docenti di spessore scientifico culturale adeguato per insegnare alle assistenti. L’università non può farsi carico di tutto questo, ma gli universitari ci possono essere comunque vicini per costruire e ospitare nelle loro sedi i percorsi formativi ASO dei gestori scelti dalle Regioni”.
Cosa accade nel resto d’Europa?
D’Oltralpe è arrivata sul palco della Giornata Nazionale Dominique Munoz (nella foto con Rossella Abbondanza), Presidente dell’Union Fédérale des Assistants Dentaires. In Francia la prima scuola per assistenti odontoiatriche è nata nel 1967, ma solo alla fine del 2016 queste hanno ottenuto il riconoscimento come professione sanitaria nel Code de la santé publique e ancora attendono la piena attuazione delle nuove norme. Al momento dell’assunzione, si firma un contratto di apprendistato in alternanza, con pratica in studio e corsi in un centro esterno, il titolo arriva al superamento di un esame finale. “In genere si parte da stipendi di circa 1.250 euro netti, ma la forte richiesta di assistenti fa guadagnare anche 2.000 euro netti a quante hanno più esperienza”, ha spiegato Munoz. “Anche noi abbiamo lottato anni per il riconoscimento, apparteniamo tutte alla stessa famiglia”.
Si tratta di una famiglia, in realtà, estremamente varia, come dimostra la panoramica tracciata durante l’incontro da Bartolomeo Griffa, responsabile del settore Esteri dell’ANDI. “C’è da tempo una direttiva europea che con l’aiuto del Council of European Dentists ha definito il profilo della dental chairside assistant, una figura quindi istituzionalizzata, ma noi italiani l’abbiamo recepita solo in questi giorni con gran ritardo e più della metà degli altri Paesi europei non ha affatto le idee chiare. Si tratta insomma di una figura in fieri, che altrove è ancora tutta da creare”. Si passa così da Paesi come la Bulgaria o la Grecia dove non esistono figure specifiche, tantomeno l’obbligo di formarle, ad altri come la Germania o il Regno Unito, dove la disciplina della professione è estremamente rigorosa e dettagliata, individuando più di una specializzazione.
“È importante allargare lo sguardo per conoscere le differenze, colmare le distanze e diventare davvero un’Europa unita”, auspica Rossella Abbondanza. C’è però anche un altro motivo che ha spinto Idea a dedicare parte della prima Giornata Nazionale dell’Assistente di Studio Odontoiatrico a un confronto con gli altri Paesi: “Molte colleghe, vista la situazione poco felice del lavoro in Italia, pensano di andare a cercare fortuna altrove”, rivela la presidente dell’associazione. Una scelta che, con un profilo professionale finalmente definito e quindi degno di essere riconosciuto in Europa, d’ora in poi non sarà più sempre un salto nel vuoto.
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