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09 Maggio 2018

Antibiotico resistenza, è emergenza globale

A Roma si è fatto il punto, l’Italia in prima linea


Alcuni tra i maggiori esperti hanno fatto il punto a Roma sul tema dell'antibiotico resistenza che ha una valenza globale ed è particolarmente grave proprio in Italia che, insieme alla Grecia, vede la diffusione più alta delle resistenze agli antibiotici trai Paesi dell'Unione Europea.  

Secondo le stime più recenti il fenomeno causa già 700mila decessi all'anno che, con questi ritmi di crescita, potrebbero diventare 10 milioni nel 2050, diventando la prima causa di morte nel mondo. Oggi, nell'Ue, decedono annualmente circa 25mila persone, con un costo di 1,5 miliardi di euro.  

“L'Organizzazione mondiale della sanità si è dotata di un Piano globale per arginare le antimicrobico-resistenze - ha affermato Ranieri Guerra, assistant director general dell'Oms - un piano ambizioso, recepito da più di 100 Paesi, che hanno realizzato i loro rispettivi Piani nazionali. L'Italia è uno dei pochi a gestire insieme la salute umana, animale e ambientale: è necessario che possa portare avanti questa singolarità per raggiungere gli standard dei Paesi europei nella gestione dell'antibiotico-resistenza”.  Cardine di ogni strategia di contrasto è l'antimicrobial stewardship che, come ha spiegato Claudio Viscoli, presidente della Società italiana terapia antinfettiva (Sita), “ha lo scopo di ottimizzare l'uso degli antimicrobici a tutti i livelli, non solo in ambito ospedaliero, in un'ottica di global health; il punto di forza di un programma di questo tipo è la conoscenza dei dati relativi al fenomeno della resistenza agli antibiotici e all'uso degli stessi, cui seguono gli interventi operativi (educazione, controllo uso antimicrobici, potenziamento strutture e allocazione risorse) e le periodiche valutazioni”.  

E proprio a questi principi si è ispirato il Piano nazionale di contrasto dell'antimicrobico-resistenza (Pncar) 2017-2020, messo a punto dal Governo italiano e pubblicato lo scorso novembre. Il Piano punta su quattro azioni strategiche: la sorveglianza, prevenzione e controllo delle infezioni da microrganismi resistenti, nell'ambito sanitario umano e veterinario; l'uso appropriato e sorveglianza del consumo di antibiotici, con una riduzione dell'impiego entro il 2020 superiore al 10% in ambito territoriale, e oltre il 5% in ambito ospedaliero, e un taglio oltre il 30% nel settore veterinario, rispetto ai livelli 2016; il potenziamento dei servizi diagnostici di microbiologia; la formazione degli operatori sanitari, l'educazione della popolazione e una ricerca mirata.

 
 

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