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10 Dicembre 2018

Ministro Grillo sostiene la norma che impone alle società di lasciare il 51% del capitale in mano ad iscritti all’Ordine


Foto che accompagna il post sulla pagina Facebbok del Ministro GrilloFoto che accompagna il post sulla pagina Facebbok del Ministro Grillo

La norma era contenuta in un emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle alla legge di bilancio e riguardava le farmacie in mano alle società (possibilità introdotta dalla legge sulla concorrenza) prevedendo "i soci, rappresentanti almeno il 51 per cento del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere farmacisti iscritti all'albo". Il venir meno di tale condizione "costituisce causa di scioglimento della società, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci farmacisti professionisti nel termine perentorio di sei mesi. In caso d'intervenuto scioglimento della società, l'Autorità competente revoca l'autorizzazione all'esercizio di ogni farmacia di cui la società sia titolare".

Le società già costituite alla data di entrata in vigore della legge di bilancio, precisa ancora l'emendamento, "sono tenute ad adeguarsi entro e non oltre 36 mesi dall'entrata in vigore della medesima legge". Norma simile a quella proposta da ANDI al tempo della legge sulla Concorrenza. 

Nonostante gli emendamenti siano stati cancella ti dal presidente della Camera Roberto Fico, -in quanto non inerenti perché di "carattere ordinamentale"- il Ministro Giulia Grillo, in un post su Facebook, così commenta. "Il principio per cui nelle farmacie italiane il 51% del capitale di gestione dev'essere rappresentato da farmacisti iscritti all'albo è per me fondamentale. Si tratta di un argine al rischio di strapotere delle società di capitale internazionali che possono fare piazza pulita delle piccole farmacie". 

Ministro Grillo che sul tema lancia un affondo ai precedenti governi riportando l'emendamento Cinque Stelle alla legge di bilancio, nonostante sia stato cassato, attualissimo grazie al sostegno esplicito del ministro della Salute: "Quella norma serve a impedire la svendita delle nostre farmacie alle catene che pagano le tasse all'estero, chissà dove, e la distruzione del lavoro dei farmacisti che sono professionisti sanitari e dunque rappresentano per tutti i cittadini, soprattutto nei piccoli centri, le sentinelle e spesso il primo punto di riferimento sanitario. Difendo i nostri farmacisti che lavorano e pagano le tasse in Italia. Il Governo sta dalla loro parte, il Partito democratico evidentemente no, visto l'atteggiamento che sta avendo in Parlamento e il regalo fatto proprio dal governo Gentiloni alle lobby internazionali".  

Infine un auspicio che rimette tutto in gioco e rimanda al Senato la parola definitiva: "Auspico che - nel pieno rispetto del dibattito parlamentare - la norma sia approvata, nonostante le resistenze del partito che ha governato questo Paese in modo disastroso in questi ultimi cinque anni". 

Un principio che potrebbe essere esteso anche per le società odontoiatriche?


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