Dall’Università di Torino parte la campagna informativa iDENTIficami per sensibilizzare l’opinione pubblica al processo di identificazione personale attraverso la raccolta di informazioni di natura dentale
Quello delle persone scomparse, in Italia, è un fenomeno non del tutto conosciuto ai più. Nei primi 6 mesi del 2019 sono state 6.761 le denunce, di queste 2.473 le persone che non sono ancora state ritrovate. Le cause sono molte, dai problemi di salute come l’Alzheimer e il Parkinson che portano il soggetto a non riuscire più a ritrovare casa, agli allontanamenti volontari o a quelli per motivi più tragici che comportano poi il ritrovamento di un cadavere a cui, però, deve essere dato un nome e una identità. Secondo gli ultimi dati disponibili sul sito del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, al 30 giungo 2019, sono 919 i corpi ancora da identificare ai quali aggiungere 1.724 migranti non identificati vittime dei naufragi.
Riconoscimento dei cadaveri non sempre facile e non solo per quanto riguarda gli immigrati vittime della trasferta nel Mediterraneo, spiega ad Odontoiatria33 il prof. Emilio Nuzzolese (nella foto), odontoiatra forense, ricercatore di Medicina legale dell’Università di Torino.
“Si pensi alle vittime di attacchi terroristici, incidenti aerei e calamità naturali che rendono irriconoscibile il cadavere”, dice. “I protocolli di medicina legale del processo di identificazione – continua il prof. Nuzzolese - prevedono di individuare un profilo biologico generico del cadavere, soprattutto attraverso rilievi antropologico e odontologico-forensi eseguiti dal perito odontoiatra.
Solo l’autopsia orale permette di pervenire a informazioni di base, come età, sesso, razza, origine geografica e stili di vita. I dati autoptici raccolti sono, poi, confrontati con i dati e i profili biologici delle persone scomparse nell’area del ritrovamento e più in generale con le denunce di scomparsa. Si continua poi con indagini oggettive più mirate fino a ricercare il riscontro definitivo attraverso la corrispondenza dei dati dentali e anche del DNA”. Indagini biologiche, spiega Nuzzolese, che servono per restringere il campo di ricerca evitando di allarmare i famigliari di persone scomparse chiedendo effetti personali e prelievi per recuperare il DNA.
“Nella fase di raccolta di informazioni per restringere il campo investigativo, possiamo anche ricercare foto ritratti e selfie delle persone scompare attraverso i social network, con il fine di intercettare caratteristiche individualizzanti dei denti frontali nell’atto di un sorriso, come diastemi e malposizioni dentarie. Le eventuali peculiarità dentali possono essere oggetto di comparazione con le caratteristiche dentali del cadavere da identificare, contribuendo all’inclusione ovvero esclusione di persone scomparse”, continua Nuzzolese.
E proprio per agevolare il lavoro di identificazione e creare una “cultura” alla collaborazione verso questi temi, dall'Istituto di Medicina legale dell'Università di Torino partono de iniziative parallele: iDENTIficami e l’App “Selfie Forensic ID”.
"iDENTIficami –spiega Nuzzolese- è una campagna di sensibilizzazione verso l’opinione pubblica e le famiglie delle persone scomparse, sul processo di identificazione personale attraverso una più ampia raccolta di informazioni individualizzanti. Vogliamo fare conoscere quali sono gli oggetti e le informazioni di natura dentale che possono essere utili in caso di identificazione. Presìdi che le famiglie potrebbero ancora conservare e che sarebbe utile consegnare alle forze di Polizia”.E così diventano determinanti eventuali vecchi apparecchi dentali, bite, mascherine per lo sbiancamento, ma anche radiografie datate e tutto quanto possa rilevare la storia dentaria della persona. “I media e la cinematografia ci hanno abituati a pensare che il DNA sia l’unica informazione utile per dare un nome ad un cadavere. In realtà l’arcata dentale è una carta d’identità biologica unica e fornisce moltissime informazioni individualizzanti”, precisa Nuzzolese che invita anche i dentisti ad annotare con precisione nelle cartelle cliniche le caratteristiche delle arcate dentali dei propri pazienti, compreso i trattamenti già presenti e non solo il piano di trattamento da eseguire. Punto fondamentale della campagna iDENTIficami è un video informativo tradotto in più lingue (a questo link la versione in Inglese) in cui vengono mostrate e spiegate le informazioni dentali da mettere a disposizione dell’odontotologo forense e delle forze di Polizia.
Selfie Forensic ID invece è una App gratuita che consente di effettuare una foto del proprio sorriso in cui si vedano i denti per creare una banca dati a disposizione dei medici forensi italiani ed esteri che potranno consultare in caso di necessità. A questo link il prof. Nuzzolese la illustra.
“L’obiettivo – dice Nuzzolese - è sempre quello di potenziare la raccolta di informazioni utili alla definizione del profilo biologico generico dei soggetti non identificati, al fine di rendere possibile e in tempi più rapidi il processo di identificazione di quelle vittime non più riconoscibili visivamente. Una completa autopsia orale e la raccolta di informazioni dentali sulla persona scomparsa sono dati fondamentali per la più rapida ed efficace identificazione dei corpi non identificati che hanno il diritto di avere un nome ed una identità. Il rispetto dei diritti umani prosegue anche dopo la morte attraverso migliori pratiche nella identificazione personale, principale finalità della odontologia forense”.
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