I presidenti OMCeO e CAO di Milano scrivono agli iscritti per condividere la soddisfazione di essere riusciti, insieme alla Federazione, ANDI ed AIO, ad impedire le modifiche
Cari colleghi, vi informiamo con grande soddisfazione che siamo riusciti, dopo un grande lavoro di squadra che ha visto coinvolti la Federazione, ANDI, AIO e in primissima linea il nostro Ordine Professionale, ad evitare che l’attuale legge che vieta la pubblicità promozionale e suggestiva in ambito sanitario venisse modificata e depotenziata.
Questa norma, in vigore dal 1° gennaio 2019, da noi fortemente voluta e che abbiamo contribuito a scrivere e per la quale abbiamo commissionato ben due pareri pro veritate a prestigiosissimi studi legali esperti della materia, è nata per tutelare la libera determinazione del paziente in un ambito costituzionalmente protetto come quello della salute, pur nel rispetto delle norme imposte dalle leggi europee. Tutto ciò ha ovviamente minato gli interessi di chi punta su un sistema pubblicitario promozionale/commerciale a discapito della libera determinazione del paziente.
Gli attacchi a questa norma di Legge sono dunque stati molteplici e nell’ambito della cosiddetta “Legge Europea” in discussione al Senato è stato proposto un emendamento che vietava la pubblicità sanitaria suggestiva ma solo qualora avesse portato a un “ricorso improprio a trattamenti sanitari”.
Questa frase avrebbe molto indebolito il controllo degli Ordini sulle pubblicità sanitarie a tutela del cittadino/paziente. È infatti piuttosto difficile dimostrare che una pubblicità sanitaria promozionale e suggestiva porti al “ricorso improprio a trattamenti sanitari”. Il rischio era grande. L’Ordine di Milano ha quindi scritto al Relatore dell’emendamento e a tutti i Senatori italiani segnalando il pericolo.
Ebbene: l’emendamento è stato giudicato inammissibile e quindi nemmeno votato! Sempre le stesse forze hanno fatto ricorso in Europa contro la norma che obbliga il direttore sanitario ad essere iscritto dove si trova la struttura da lui diretta, sostenendo che questa legge viola il diritto di libero stabilimento del professionista. Questa era stata introdotta perché la gran parte dei DS, soprattutto delle grandi catene, non erano iscritti presso l’Ordine dove si trovava la loro struttura. Essendo il potere disciplinare dell’Ordine rivolto esclusivamente verso i propri iscritti, questo era un grande limite al controllo deontologico a tutela del cittadino. Al Ministero che ci chiedeva di suggerire una modifica abbiamo chiesto e ottenuto di inserire una norma che estende il potere disciplinare degli Ordini territoriali nei confronti dei Direttori Sanitari che commettono illeciti disciplinari indipendentemente da dove questi sono iscritti, analogamente a quanto avviene in campo penale.
Oltre a ringraziare tutto il Consiglio dell’Ordine e tutti coloro che sono stati al nostro fianco e che abbiamo citato all’inizio, vogliamo ringraziare ancora una volta l’On. Rossana Boldi, collega e amica con cui abbiamo collaborato nella stesura della norma nel 2018 e che tanto si è adoperata per difenderla anche in questa occasione. Un grazie anche al Consigliere Regionale Lombardo Riccardo Pase per averci supportato nell’opera di sensibilizzazione del mondo politico sulle tematiche a sostegno della Professione e della salute dei cittadini.
Un caro saluto.
Roberto Carlo Rossi, Andrea Senna
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