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15 Ottobre 2006

"Speaker's corner" - Arbitri e dentisti

di Cosma Capobianco


La tradizione italica e, purtroppo, anche la cronaca recente, vuole che gli arbitri di calcio non siano esempi di virtù ma ciò non sembra impensierire le tante giacchette nere che sgambettano ogni fine settimana. Le cronache non riservano tanta attenzione a un’altra categoria di “arbitri”, i dentistiche, in veste di Consulente tecnico, aiutano il giudice a capire chi ha ragione tra curante e paziente, ma nell’ambiente non è raro sentire commenti negativi.
Ne parlo con Marco Brady Bucci, classe di laurea 1986, in un’aula di un istituto di Medicina legale.

Dopo sette anni di attività come CT per il Tribunale, nessun rammarico per una scelta che porta spesso a scontri e inimicizie?
Innanzitutto, l’attività di consulente del giudice dovrebbe limitarsi alle discipline per le quali la preparazione teorica si accompagna a esperienza clinica e aggiornamento, evitando di sconfinare nel terreno di valutazione altrui. Se a ciò si aggiunge il tentativo di mantenere l’obiettività, gli scontri possono essere evitati e le inimicizie, che inevitabilmente si vengono a creare, riguardano spesso solo certi colleghi: in particolare quelli che si dimostrano reticenti ad affrontare il problema se interpellati come consulenti in materia di responsabilità professionale, non ritenendo “eticamente” corretto giudicare l’operato di un collega. Si dovrebbe, in questo caso, esprimere le proprie considerazioni in una consulenza scritta, per poi sostenerle. Invece, spesso si viene a conoscenza di pesanti giudizi diretti o indiretti espressi a parole dagli stessi colleghi sull’operato di chi li ha preceduti.

Come è nata la tua scelta? E come ti sei formato?
L’interesse per lo studio della gnatologia ha caratterizzato le mie prime consulenze in materia di disturbi temporo-mandibolari su incarico di alcuni medici legali. Immediata la necessità di capire l’analisi medico legale e, quindi, ho seguito i corsi di odontologia forense dell’Andi, fra cui quello di perfezionamento presso l’Università di Firenze. Importanti sono stati anche i congressi dell’Associazione medico giuridica Melchiorre Gioia e le relative pubblicazioni sulla rivista Tagete. Un aiuto non trascurabile mi è venuto anche dalle continue frequentazioni con amici avvocati e medici legali che mi aggiornano sulle novità in materia.

Ti è mai capitato di incontrare qualche “talebano” della malpractice, collega o avvocato che fosse?
Quando è palese che certi atteggiamenti non sono dettati dalla buona fede, è doveroso evidenziarli con intransigenza; diversamente, per serenità di valutazione, è importante cercare di tener presente che i nostri errori sono più spesso visti dai colleghi che da noi stessi.

GdO 2006; 14

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