Tra le qualità che molti dentisti apprezzano nei loro pazienti c’è quella di parlare poco e lamentarsi meno. Non so se sia stato questo il motivo, anzi il movente, a portare Danilo De Angelis su una strada tanto poco trafficata da essere quasi l’unico a percorrerla. Danilo ha la faccia da bravo liceale. Lo si potrebbe pensare ancora a scuola, dalla parte della cattedra stavolta. Pochi immaginerebbero invece che passa intere giornate all’obitorio collaborando alle indagini di polizia giudiziaria. Eppure è proprio quello che fa da una decina d’anni all’Istituto di medicina legale di Milano.
Danilo, escludendo a priori un caso di necrofilia, devo pensare che tu fossi un po’ stufo di curare e ascoltare i vivi?
No, è successo proprio il contrario. Mi sono occupato prima di morti pazienti e poi di vivi impazienti. Grazie al professor Grandi, che ci insegnava medicina legale, conobbi la professoressa Cattaneo con la quale svolsi la mia tesi di laurea. Con loro è poi nata la stretta collaborazione che dura tuttora nel laboratorio di antropologia e odontologia forense (www.labanof.unimi.it).
Argomento della tesi?
Riguardava l’identificazione di cadaveri tramite il confronto computer assistito dei profili dentari (un’ottima scusa per giocare con i computer anche durante la preparazione della tesi).
Ma in pratica, su quei tavoli d’acciaio e in mezzo a strumenti inquietanti, che ci fa un odontoiatra?
Diventa un odontologo forense, un esperto di fondamentale importanza per l’identificazione sia di cadaveri sia di viventi. L’odontologia forense permette, anche in sinergia con altre discipline, di determinare sesso, età e razza nei casi di rinvenimenti di resti umani o di identificare le vittime di un disastro di massa, come quello di Linate del 2001.
Oltre al morto che parla, ti capita anche qualche vivo?
Come no, per esempio nell’identificare criminali ripresi da circuiti di video sorveglianza oppure stimare l’età di un soggetto per sapere se è maggiorenne.
Il dental detective in Italia rimane comunque una figura piuttosto cinematografica...
Sì, nonostante l’attività svolta qui e in altre università come Macerata, Firenze e Bari. Al di fuori di questo ambiente siamo poco conosciuti e, per esempio, capita che l’identificazione venga affidata a chi non conosce potenzialità, velocità e convenienza dell’identificazione odontologica, molto meno costosa di quella genetica.
Quando indossi il camice ti aiuta l’esperienza forense?
Esercitare l’odontoiatria è fondamentale per affrontare l’attività forense. Sarebbe impensabile per esempio la soluzione di un caso identificativo senza la pratica clinica e l’aggiornamento su tecniche e materiali. Anche l’esperienza forense comunque arricchisce la pratica clinica a partire dalla necessità di fare attenzione pure ai più piccoli particolari fino alla gestione dell’ansia (del dentista e del paziente) affinata dal contatto con i cadaveri e le loro storie.
GdO 2006; 13
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