Naturalmente, quando parliamo di “ergonomia” ci riferiamo a quella odontoiatrica, che più da vicino ci tocca e ci è utile. Utile a cosa? ci si chiede da più parti. Per rispondere a questa domanda occorre fare riferimento all’evoluzione storica della nostra ergonomia. In tale evoluzione si possono chiaramente identificare tre momenti, scanditi dalle date 1955-1980, 1980-1995 e, infine, dal 1995 ai giorni nostri. Queste date, secondo me, ci consentono di parlare di “micro-ergonomia” (quella primitiva), di “macro-ergonomia” (quella post 1980) e “pan-ergonomia”, quella dal 1995 a oggi. Un’altra classificazione, che badi più alla cronologia che ai contenuti, potrebbe essere quella di proto-ergonomia, meso-ergonomia e neo-ergonomia… ma la sostanza non cambia.
Cosa ha di caratteristico ognuno di questi periodi? È presto detto: la micro-ergonomia è stata utilissima per l’applicazione al mondo odontoiatrico dei tre principi base dell’ergonomia, intesa, soprattutto, come “Tempi e movimenti”, il Time and Motion (“T&M”, in Usa). Ecco, allora, concentrarsi l’attenzione sui “movimenti elementari”, sull’“economia dei movimenti” e sul concetto di “procedura operativa”. È questa la fase in cui si esaltano il concetto di “risparmio dei tempi e dei movimenti” e l’analisi sequenziale step by step di ogni nostra attività lavorativa, dalla più semplice alla più complessa. È questa la fase più ricca di maggiori ritrovati strumentali, come la poltrona fisiologica, l’alta velocità d’aspirazione (AVA) e la “scoperta” del concetto di vassoio. Durante questa fase viene lanciato anche un nuovo tipo di riunito, per definizione ergonomico, che si ispira al principio SPRIDO, acronimo oggi utilizzato da moltissime Case e che significa Strumenti Pendenti Recuperi Inerti Doppia Operabilità.
La seconda fase, quella della macro-ergonomia, ha origine da una dichiarazione ufficiale (1980) del Presidente della IEA (International Ergonomic Association) Hal Hendrick, il quale afferma che “la comunicazione è da considerare, a tutti gli effetti, componente della disciplina ergonomica”. La data di questa frase coincide con l’esplosione della informatica, per cui il sottoscritto propose, a partire da allora, il termine “ergonomatica”. È facile comprendere come, dal 1980, l’ergonomia, pur essendo sempre fedele alle proprie origini e ispirata da esse, abbia dilatato, in modo vastissimo, la sua attenzione sulla triade “comunicazione-informazione-documentazione”. Questa caratteristica, nel nostro campo, è diventata fortemente “intrigante”, soprattutto per il presentarsi di un problema base: la necessità di affrontare l’“alfabetizzazione informatica” di tutto il team odontoiatrico. Infatti, da subito, si è compreso che i problemi dell’hardware e del software erano relativi (e non “di fondo”), mentre quello dell’alfabetizzazione era un problema strutturale di formazione che avrebbe risentito enormemente del contesto sociale più o meno “alfabetizzato”.
Ed eccoci oggi all’ultima fase, quella della pan-ergonomia. Il termine pan-ergonomia è fatto su misura per la professione odontoiatrica. In estrema sintesi: il nostro “lavoro” (“ergon”, in greco, significa “lavoro”) non può sicuramente considerarsi limitato alla parte “esecutiva” di una otturazione, di un impianto o di una estrazione. Il “lavoro” è strutturato in modo estremamente complesso, dove ognuno dei componenti deve essere anch’esso gestito in modo ergonomico, cioè con le tipiche caratteristiche della “preparazione – esecuzione – riordino”. Niente può/deve essere improvvisato o fatto in modo dilettantesco. È a questo punto che l’ergonomia “integrale” (“olistica”?), riferita a tutta la nostra professione e, persino a tutta la nostra vita, diviene utile, ed è a questo scopo che dobbiamo abituarci a rivedere ogni passaggio del nostro lavoro quotidiano. Questo è tanto più vero quanto più ci si riferisce a quella parte, incalzante nella sua importanza, costituita dai comportamenti con l’interno e l’esterno della nostra sede di lavoro, privata o pubblica che sia. Empatia, alleanza terapeutica, enpowerment sono le parole guida di questa nuova pan-ergonomia: ad esse dobbiamo prepararci e di esse presto torneremo a parlare.
Italian Dental Economist 2006; 3
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