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06 Novembre 2007

Nuovo fondo pensione per la categoria

di Andrea Telara


Ha soltanto pochi mesi di vita, ma vuole crescere in fretta. Ed è nato sotto i migliori auspici, perché si rivolge a un nutrito esercito di lavoratori autonomi che intendono costruirsi una pensione di scorta in vista della vecchiaia. Si chiama Fondo Sanità, ed è il nuovo prodotto della previdenza complementare (che raccoglie l'eredità del vecchio Fondodentisti) destinato agli odontoiatri e a tutti imedici che operano in regime di libera professione. A cosa serve? Nient'altro che a offrire a circa 400mila camici bianchi un solido bastone per la vecchiaia.
Forse non tutti sanno, infatti, che le pensioni pubbliche sono destinate in futuro a diventare sempre più avare a causa della riforma previdenziale approvata dal governo Dini nel 1995, che ha introdotto progressivamente un nuovo metodo di calcolo delle pensioni, il metodo contributivo, molto meno vantaggioso di quello precedentemente in vigore,
cioè il sistema retributivo.
Risultato: dal 2035 in poi (o anche prima), dopo averversato i contributi per 30 o 40 anni, gran parte dei lavoratori italiani riceveranno dall'Inps (e dagli altri enti previdenziali pubblici) un assegno mensile assai magro, cioè non superiore
al 50 per cento dell'ultima retribuzione. Nel caso dei lavoratori autonomi, poi, il trattamento sarà ancor meno favorevole giacché, secondo le stime più accreditate, la pensione pubblica non riuscirà a coprire oltre il 30 per cento degli ultimi redditi dichiarati. 
I fondi pensione sono prodotti finanziari che permettono di costruire nel lungo periodo una rendita vitalizia capace di integrare le sempre più magre pensioni pubbliche. In pratica, il contribuente versa una somma di denaro nei fondi e i suoi soldi vengono subito investiti per un lungo arco di tempo sui mercati finanziari. Non appena raggiunge l'età pensionabile, il lavoratore può trasformare il capitale accumulato (più i rendimenti maturati) in una pensione di scorta, cioè in una rendita vitalizia che lo accompagnerà per tutta l'esistenza.
Il nuovo prodotto previdenziale destinato ai camici bianchi raccoglie l'eredità di un altro fondo pensione già esistente sul mercato e che gli odontoiatri di tutta Italia conoscono (o dovrebbero conoscere) molto bene. Si tratta del Fondodentisti, che è operativo sin dal 2000 e ha raccolto fino a quest'anno circa 3mila iscritti. Non sono moltissimi benché, come si è visto, l'adesione alla previdenza complementare sia in realtà un passaggio obbligato per molti lavoratori. Una crescita così al rallentatore è dovuta fondamentalmente a due ragioni diverse: in primis, il potenziale bacino di utenza del fondo, rappresentato soltanto dalla ristretta platea degli odontoiatri italiani, era per sua natura abbastanza limitato. Inoltre, come gran parte dei nostri connazionali, "anche i dentisti italiani spesso non hanno compreso a sufficienza l'importanza della previdenza complementare", dice Luigi Daleffe, attuale presidente del Fondo Sanità.
È sorta dunque la necessità di veder crescere la platea degli aderenti al fondo pensione, allargandola alla categoria di lavoratori che sono più vicini al mondo degli odontoiatri. Si tratta, ovviamente, dei medici che operano in qualità di liberi professionisti e sono iscritti all'Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri). Sorge però spontaneo un interrogativo: cosa cambia con la nascita del Fondo Sanità per chi aveva già aderito al Fondodentisti? "Assolutamente nulla", precisa Daleffe, "il vecchio fondo mantiene la propria struttura." In pratica, sono soltanto aumentate le potenzialità di crescita del patrimonio gestito. Il che, naturalmente, consente a chi amministra le risorse versate dai camici bianchi di mettere in atto delle strategie d'investimento di più ampio respiro.
A stabilire la composizione del portafoglio, cioè quali azioni e quali bond acquistare sono ovviamente dei professionisti della finanza, ovvero società di gestione che amministrano il patrimonio per conto di chi aderisce al Fondo Dentisti. Si tratta, per la precisione, di Eurizon (che fa capo al gruppo IntesaSanPaolo e gestisce la linea azionaria) di Pioneer (che  è controllata dal gruppo Unicredit e si occupa della linea bilanciata) e di una famosa casa d'investimenti internazionale come Schroders (che amministra la linea obbligazionaria).

GdO 2007; 15

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