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07 Luglio 2008

Per la musica in studio non si paga

di Norberto Maccagno


Nello studio dentistico la riproduzione musicale non è effettuata a scopo di lucro e il titolare non deve versare nulla alla Scf, la Società consortile fonografi che gestisce il “diritto connesso al diritto d’autore”, ovvero le somme riconosciute ai produttori di compact disc e supporti musicali.
Si chiude, speriamo definitivamente, una querelle che dura da molti anni e che ha coinvolto non pochi studi odontoiatrici che si sono visti recapitare una sanzione per non aver pagato i diritti d’autore ritenendo che lo studio dentistico, al pari di ogni altro luogo pubblico in cui viene trasmessa musica, deve provvedere al pagamento. A sancirlo è una recente sentenza del Tribunale di Torino - depositata il 21 marzo 2008 - in merito al ricorso presentato dal dottor Marco Del Corso e sostenuto dall’Andi.
La vicenda giudiziaria comincia quando la Scf cita in giudizio il titolare, dottor Del Corso, per violazione della legge 633/1941 sul diritto d’autore, chiedendo la condanna al pagamento del compenso per ogni cd o disco in vinile trasmesso nello studio negli ultimi dieci anni: 25mila euro la richiesta. Con la sentenza il tribunale non accoglie la richiesta della Scf, in quanto l’articolo 73bis della legge sul diritto d’autore, che prevede un compenso per autori e produttori “anche quando l’utilizzazione è effettuata a scopo non di lucro” , non è applicabile perché lo studio dentistico non è un luogo pubblico o aperto al pubblico. Motivando che i pazienti “non costituiscono un pubblico indifferenziato, ma sono singolarmente individuati e hanno diritto ad accedere normalmente previo appuntamento o su consenso del medico nei soli casi particolari (per le visite urgenti)”.
“Il termine pubblico - motiva il Tribunale - viene infatti definito come accessibile e aperto a tutti, non circoscritto a determinate persone o comunque relativo a un ambito collettivo”. “La Scf - spiega il segretario sindacale Andi Gianfranco Prada - nello stesso procedimento, aveva cercato, senza riuscirci, di far sottoporre al vaglio della Corte di giustizia europea alcuni profili dubbi in ordine all’ampiezza delle nozioni di comunicazione al pubblico e di messa a disposizione del pubblico e se essi fossero tali da estendersi anche alle attività di uno studio professionale medico che diffonde musica nei locali, ricevendo via etere un segnale radiofonico, oppure utilizzando un supporto di suono e il relativo lettore”. Sottolineando che la sentenza influenzerà positivamente l’esito di altre cause pilota contro Scf, il segretario sindacale dell’Andi anticipa che in accordo con l’ufficio legale dell’associazione analizzeranno le possibili ricadute della sentenza “sia in ambito delle procedure autorizzative degli studi odontoiatrici, sia per altri aspetti relativi a pagamenti di tributi”.

GdO 2008; 10

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