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05 Settembre 2022

Test di accesso ad odontoiatria, domani al via il test

Iandolo (CAO) auspica che venga mantenuto il numero chiuso e giudica la programmazione “fallimentare”, e ritorna ad invocare una revisione del requisito della specializzazione


Sono in media 400 l’anno, uno su quattro dei nuovi iscritti agli Albi Odontoiatri degli Ordini italiani: sono i laureati in Odontoiatria nelle facoltà estere. Numeri di peso, in grado di far saltare la corretta programmazione dei fabbisogni, sulla quale si calcolano i posti nelle nostre facoltà. 

A fare il punto, alla vigilia dei test per l’accesso a Odontoiatria, è il Presidente della Commissione Albo Odontoiatri (CAO) nazionale Raffaele Iandolo (nella foto). 

I posti nelle nostre facoltà, quest’anno, sono 1.449 – spiega Iandolo – di cui 1.330 per i candidati residenti in Italia. Questi numeri sono calcolati a partire dai fabbisogni di Odontoiatri che si avranno tra sei anni, tanto dura il percorso di studi, ma non tengono conto, se non con minimi correttivi, dei 400 nuovi Odontoiatri che, ogni anno, si iscrivono ai nostri Albi dopo aver conseguito la laurea all’estero. Si tratta per la stragrande maggioranza di nostri connazionali, che decidono di studiare in altri paesi per motivazioni diverse: per aggirare i test di ingresso italiani, ma anche semplicemente per fare un’esperienza lontano da casa. Tutto lecito, ovviamente, ma una programmazione corretta dovrebbe tener conto anche di loro, cosa che attualmente non avviene”. 

Ma non è questo il problema maggiore, secondo il Presidente nazionale Cao. 

Anche i numeri forniti dai referenti regionali – spiega – non corrispondono, in molti casi, ai reali fabbisogni, ma sono molto maggiori. Questa programmazione, che non esitiamo a definire fallimentare, e che nasce evidentemente da esigenze diverse da quelle assistenziali della popolazione, ha portato, nel tempo, a una vera e propria pletora odontoiatrica”. 

Ora – aggiunge – da più parti si spinge per eliminare il numero chiuso: la programmazione non va certo fatta saltare ma va anzi meglio definita, tenendo conto di tutte le variabili. Già oggi lo stereotipo del dentista benestante è ormai lontano dalla realtà: molti giovani colleghi sono inoccupati o sottooccupati. Quasi nessuno è nelle condizioni di aprire un proprio studio e in molti devono accettare impieghi a condizioni poco dignitose rispetto alle loro competenze e alla loro preparazione”. 

Inoltre, va assolutamente rivisto il requisito della specializzazione necessario per entrare nel Servizio sanitario nazionale – prosegue Iandolo -. Quella in Odontoiatria è già una laurea a valenza specialistica, come stabilito anche da una recente Ordinanza del Tribunale di Sassari”. 

Tre sono le materie di specializzazione oggi esistenti: Odontoiatria pediatrica, Ortognatodonzia, Chirurgia orale – spiega -. A ciò va aggiunto che le scuole di specialità in Odontoiatria, per lungo tempo, non sono state neppure attivate nelle varie sedi universitarie. Il ristretto numero di Odontoiatri ulteriormente specializzati rischia perciò di bloccare l’accesso concorsuale agli organici dirigenziali pubblici, precludendo al 90% dei professionisti la possibilità di partecipare. E questo, in un contesto in cui la maggior parte degli Odontoiatri del Sistema sanitario nazionale sarà presto in età pensionabile. Rendendo, di fatto, impossibile il ricambio generazionale nei ruoli dirigenziali pubblici”.

A cura di: Ufficio Stampa FNOMCeO

 
 

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