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14 Dicembre 2009

Contrastare il ricorso alla medicina difensiva

di Andrea Telara


Un coro di approvazione da parte delle associazioni mediche e molte critiche dalle organizzazioni dei consumatori.
È stato accolto così, nei mesi scorsi, il progetto di legge portato avanti da alcuni parlamentari della maggioranza per dare una nuova regolamentazione ai contenziosi giudiziari tra medici e pazienti. Un no deciso al progetto di legge è arrivato da Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che ha indicato una strada diversa per combattere il fenomeno della medicina difensiva e per ridurre il numero delle cause civili e penali contro i camici bianchi. “Dai nostri dati” ha sostenuto nei mesi scorsi Petrangolini “emerge che soltanto una parte minoritaria dei pazienti arriva a denunciare il medico”. E chi lo fa, secondo l'esponente di Cittadinanzattiva, spesso si è sentito abbandonato dal personale sanitario o ha ricevuto una cattiva comunicazione, per questo il primo problema da risolvere è il calo della fiducia verso i camici bianchi verificatosi in questi ultimi anni. La soluzione consiste dunque nell'assicurare un servizio migliore ai pazienti. In che modo? Il Tribunale per i diritti del malato ha redatto due documenti, la Carta della qualità in chirurgia e la Carta della qualità in medicina interna, ai quali potrebbero ispirarsi tutte le associazioni sanitarie, di qualsiasi area terapeutica.
I due documenti indicano alcuni impegni che i medici si assumono nei confronti del paziente per garantire un servizio migliore. Nel caso di un ricovero in ospedale, per esempio, il paziente dovrebbe contare su un'adeguata accoglienza, disporre di una segnaletica visibile, di una sala d’attesa confortevole e, durante il ricovero, dovrebbe disporre di un medico di riferimento che lo informi e lo accompagni nel suo percorso di cura, insieme a un professionista parasanitario che svolge il ruolo di tutor.
Di segno opposto è invece la posizione espressa da alcune associazioni dei medici e in particolare dall'Amami (Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente), un'organizzazione nata per contrastare il fenomeno delle denunce infondate contro i camici bianchi e per aiutarli a difendersi (nel direttivo di questa associazione siede anche un rappresentante del mondo dell'odontoiatria: il dottor Gian Luca Picozzi, in qualità di segretario). Per l'Amami, le proposte di legge ancora all'esame del Parlamento vanno nella direzione giusta e non porteranno, come qualcuno sostiene, a una depenalizzazione dell'errore sanitario. Più semplicemente, vi sarà una migliore definizione di quella che è l'attività medica, in modo tale da individuare in maniera più precisa le responsabilità dei camici bianchi, scoraggiando così le denunce infondate. L'Amami auspica anche che, prima di arrivare nelle aule dei tribunali, le controversie tra medici e pazienti siano regolate da delle procedure di conciliazione, cioè da degli organismi extra-giudiziali super partes che permettano ai contendenti di giungere a un accordo senza affrontare le lungaggini della giustizia italiana.

GdO 2009;17

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