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01 Febbraio 2023

Legge sull’equo compenso, altro tassello verso l’approvazione, ma per l’odontoiatria troppe lacune

Potrebbe regolamentare il rapporto tra professionisti, fondi ed assicurazioni ma serviranno ulteriori chiarimenti ed interventi perché sia utile ad un settore “particolare” come quello odontoiatrico


Con l’approvazione alla Camera all’unanimità, la proposta di legge a firma Meloni-Morrone sull’equo compenso passa ora al Sentato e si fa sempre più concreta la possibilità che diventi legge in tempi brevi.Un provvedimento rincorso da tempo ma che negli anni ha perso molta efficacia soprattutto per odontoiatri ed igienisti dentali. 

Il provvedimento, se approvato così come uscito dalla Camera, impone alla pubblica amministrazione, banche assicurazioni e imprese con più di 50 dipendenti ed un fatturato oltre i 10 milioni di euro, di riconoscere un compenso che sia proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale e conforme ai parametri per la determinazione dei compensi previsti dalla legge. 

Quindi, se in un primo tempo (sul tema nelle precedenti legislature molte proposte di legge furono presentate) avrebbe potuto essere una tutela per odontoiatri e igienisti dentali collaboratori degli studi (il rapporto tra professionista e cliente era sempre stato escluso da qualsiasi norma), ora gli unici che potrebbero ottenere “tutela” sono gli studi odontoiatrici con contratti di convenzione con assicurazioni e fondi integrativi. Ruolo centrale nell’applicazione della norma le Federazioni nazionali degli Ordini o dei Collegi che potranno concordare modelli standard di convenzione con le imprese e adottare specifiche norme deontologiche a riguardo, ma anche applicare sanzioni a carico dei professionisti che accettano un compenso sottodimensionato rispetto alle prestazioni rese.  

Per il settore odontoiatrico, tra le criticità, il fatto che la FNOMCeO non ha ancora ufficializzato un tariffario minimo, peraltro richiesto anche in ambito medico legale, come invece è stato fatto per molte altre professioni. Anche la CAO aveva attivato un tavolo per individuare un nomenclatore tariffario nazionale. Ad oggi solo qualche Ordine, tra questi la CAO di Roma che ha pubblicato un tariffario minimo che però risale al 2017. La norma prevede che i compensi definiti dagli Ordini siano aggiornati ogni 2 anni.  

Ovviamente non possiamo che plaudere, finalmente, al tentativo di tutelare i professionisti parametrando il compenso alla complessità della prestazione, ma rimane una legge parziale e di difficile applicazione soprattutto per il settore odontoiatrico”, dice ad Odontoiatria33 Danilo Savini Segretario sindacale AIO”.
Una norma che sarà difficile da applicare spiega il segretario AIO “non solo per la complessità di riuscire a tenere aggiornate tabelle con indicazioni di compenso attinenti ad ogni singola prestazione odontoiatrica, peraltro in continua evoluzione. Per la questione più pertinente della norma, tutelare il professionista nel rapporto con assicurazione ed i fondi, questa interessa i singoli professionisti ma ahinoi sappiamo bene della stortura che ha l’odontoiatria: la possibilità di esercizio attraverso le società di capitale e non solo delle Stp come invece per le altre professioni. Quindi assicurazioni e fondi si convenzioneranno con le Srl in mano al capitale, non sotto il controllo dell’Ordine e quindi non tutelate da questa legge, abbandonando quindi i professionisti”.

In sanità –conclude Savini- non dovrebbe neppure essere necessaria una legge del genere se la salute o la sicurezza o la libertà non fossero trattate come merci quantificabili ma come beni da proteggere. A volte gioire del poco, pur apprezzato, distoglie dal giusto”.  

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