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05 Maggio 2023

Il Covid non è più emergenza sanitaria internazionale

A darne l'annuncio è Oms che invita a non abbassare la guardia. Anelli (FNOMCeO) il messaggio non è quello di pensare che la malattia è scomparsa


"Il Comitato di emergenza su Covid si è riunito per la quindicesima volta e mi ha raccomandato di dichiarare la fine dell'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale. Ho accettato il parere". Così il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Ghebreyesus, ha annunciato la fine dell'emergenza Covid in conferenza stampa a Ginevra.

La dichiarazione di 'Emergenza Internazionale di Salute Pubblica' (Pheic) proclamata il 30 gennaio del 2020 dall'Organizzazione mondiale della sanità per il Covid-19 e oggi revocata, viene usata dall'Oms per "un evento straordinario che costituisce un rischio di salute pubblica per diversi Stati attraverso la diffusione internazionale di una malattia, e che potenzialmente richiede una risposta coordinata a livello internazionale". Si tratta quindi di una procedura che permette di far scattare un'allerta internazionale per una risposta comune contro quella che successivamente è stata definita dell'Oms una pandemia, una parola per la quale invece non serve un inter di riconoscimento.

E' con grande speranza che ora io dichiaro la fine del Covid-19 come emergenza sanitaria globale, ma comunque questo non significa che il Covid sia finito in termini di minaccia alla salute globale" ha detto in conferenza stampa il direttore generale dell'Oms. "Resta il rischio di nuove varianti emergenti che possono causare nuove ondate di casi e mortiLa cosa peggiore che i paesi possano fare ora - ha avvertito - è usare questa notizia per abbassare la guardia, per smantellare il sistema che hanno costruito e per lanciare alla gente il messaggio che il Covid non è più qualcosa di cui preoccuparsi". Mentre noi parliamo - ha detto Ghebreyesus - migliaia di persone nel mondo stanno lottando per le loro vite nelle terapie intensive e milioni continuano a vivere con gli effetti debilitanti della condizione post-Covid. Il virus è qui per rimanere. Sta ancora uccidendo e sta ancora cambiando".  Il Covid, ha aggiunto Ghebreyesus, "è stato molto di più di una crisi sanitaria: ha causato sconvolgimenti economici, cancellando trilioni dal Pil e spingendo milioni di persone nella povertà. Ha causato sconvolgimento sociali, con chiusura delle frontiere e milioni di persone colpite da isolamento, depressione e ansia. Ora da più di un anno la pandemia sta registrando una tendenza al ribasso, con l'immunizzazione che è cresciuta e la mortalità che diminuisce con una minore pressione sui sistemi sanitari. Ciò ha permesso a molti paesi di tornare alla vita come la conoscevamo prima della pandemia".

"Questo è un momento da celebrare ma è anche un momento per riflettere" ha aggiunto. "Deve restare l'idea della potenziale minaccia di altre pandemie. Ora abbiamo strumenti e tecnologie per prepararci a pandemie meglio e riconoscerle prima, ma globalmente una mancanza di coordinamento potrebbe inficiare tali strumenti. Sono state perse vite che non dovevano essere perse, promettiamo ai nostri figli e nipoti che non faremo mai più gli stessi errori" ha detto Tedros Ghebreyesus.

"All'inizio della pandemia, fuori dalla Cina c'erano circa 100 casi di Covid-19 e non vi erano morti dichiarati. In tre anni da qual momento il mondo si è capovolto: circa 7 milioni di morti sono stati riportato dall'Oms, ma noi sappiano che la stima è di molte volte maggiore, pari almeno a 20 milioni di mortiha concluso. Il commento del presidente della FNOMCeO Filippo Anelli  “I numeri delle infezioni da Covid in tutto il mondo stanno scendendo e quindi si riduce sostanzialmente questa malattia da essere pandemica a una malattia endemica, cioè presente sempre sul territorio. L’Oms ha deciso di “declassare” sotto questo aspetto, sotto l'aspetto numerico, questa malattia. Però la malattia continua ad essere una delle patologie temibili perché ancora oggi provoca morti nel nostro paese”, dice il presidente FNOMCeo Filippo Anelli.

Ovviamente – chiarisce - il messaggio non è quello di pensare che la malattia è scomparsa, ma di pensare che il ritorno alla vita normale qualche volta ci fa incontrare anche questa malattia. E questa malattia naturalmente produce i suoi effetti soprattutto per i fragili, che devono ricordarsi di tutelarsi sempre e comunque: e qui l'uso delle mascherine diventa in qualche maniera ancora oggi importante”.

Molto bene il ministro Schillaci – conclude Anelli - che ha demandato ai sanitari, in maniera particolare alle direzioni sanitarie e poi ai singoli professionisti, la decisione sull'uso delle mascherine. Una decisione che naturalmente non può che essere quella di proteggere i fragili, soprattutto i pazienti immunodepressi, gli anziani. Quindi il medico deve utilizzare questa sua discrezionalità sulla base di evidenze, di linee guida che possono in qualche maniera aiutarlo nella sua decisione di imporre l'obbligo di tenere la mascherina soprattutto lì dove le condizioni favoriscono la diffusione del virus verso le persone più deboli”.  


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