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01 Febbraio 2024

Sentenza del Consiglio di Stato sugli odontotecnici: le reazioni di ANTLO

Marin, dalla sentenza molti punti fermi che Ministero ed Istituzioni dovranno tenerne conto, come la collocazione in ambito sanitario e l’esclusività della fabbricazione della protesi 


«E’ una sentenza storica che conferma quanto da sempre ANTLO e le altre Associazioni odontotecniche sostengono, ovvero l’odontotecnico può essere inserito tra le nuove professioni sanitarie, mettendo un punto fermo nei prossimi passi Istituzionali».
Così Mauro Marin, presidente nazionale ANTLO commentando la notizia della Sentenza con la quale il Consiglio di Stato ribalta quanto definito dal TAR Lazio ed aprendo la strada all’iter per il riconoscimento del profilo professionale dell’odontotecnico in ambito sanitario secondo quanto previsto dalla dell’art. 5, legge 1 febbraio 2006, n. 43 - che disciplina le modalità con cui le associazioni professionali possano attivare la procedura per richiedere l’individuazione di nuove professioni sanitarie da comprendere in una delle aree di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251. 

«La sentenza non solo riattiva l’iter per approvare il nuovo profilo professionale ma mette anche dei punti fermi sui quali il Ministero della Salute non potrà controvertere e nuovamente “appiattirsi sulle posizioni degli odontoiatri”, come scrivono i Giudici nella sentenza». 

Oltre alla questione dell’inserire l’odontotecnico tra le nuove professioni sanitarie, il presidente Marin apprezza particolarmente che i Giudici abbiano colto e voluto chiarire che il nuovo profilo dell’odontotecnico non va, e cita uno stralcio della sentenza, «a usurpare ruoli o funzioni precipue della professione odontoiatrica (indi non coglie nel segno il complessivo ragionamento del CAO a valenza escludente che propugnerebbe un indiscutibile “interesse pubblico che vieta all’odontotecnico di svolgere attività senza l’intermediazione del dentista». 

Ma non solo, Marin evidenza altri due passaggi che definisce storici della sentenza.Quello in cui viene indicato come legittima l’aspirazione per le Associazioni odontotecniche, e cita nuovamente un passaggio della sentenza, di “rivendicare un percorso di raggiunta maturazione del ruolo e delle attività svolte dagli odontotecnici tale da poter accordar loro l’ingresso nel novero delle professioni sanitarie ex lege riconosciute (con tutte le ricadute in termini ordinistici) nell’ambito ed entro il perimetro delle attività correntemente da essi svolte”. 

L’atro passaggio giudicato fondamentale dal Presidente ANTLO è quello dove viene ribadita l’esclusività della fabbricazione della protesi da parte dell’odontotecnico, che per i giudici è già previsto dall’art. articolo 11 del regio decreto del 1928. Infatti, motivando il perché la professione dell’odontoiatra non è sovrapponibile a quella dell’odontotecnico, i Giudici scrivono: “le competenze delle due figure si giustappongono in modo relativamente nitido: l’odontoiatra, operando a diretto contatto col paziente (ora anche col crisma del giudice europeo, cfr. CGUE Malta Dental, § 62), ricava i calchi e i modelli e applica le protesi, l’odontotecnico, di contro, realizza materialmente le protesi sulla scorta delle indicazioni del primo”. 

«Quindi è chiaro che l’odontoiatria prescrive il dispositivo protesico ma è l’odontotecnico che lo realizza», rimarca Marin. 

«Oggi con l’avvento del digitale sono gli stessi odontoiatri, gli unici responsabili nei confronti al paziente di quanto inserito in bocca, dovrebbero pretendere l’esclusività della costruzione della protesi da parte di un laboratorio odontotecnico iscritto al Registro dei fabbricanti, solo in questo modo potrà garantire al paziente ma anche avere le garanzie che il dispositivo protesico inserito nella bocca del suo paziente sia stato fabbricato da un professionista competente che non si sottrare alle sue responsabilità». 

«Ora –conclude il Presidente Marin- torniamo a lavorare unitariamente per delineare un profilo professionale che legittimi, come scrivono i Giudici, il nostro inquadramento professionale».

 
 

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