L’allarme parte dalla provincia di Bolzano dove i NAS hanno avviato controlli a tappeto per intercettare ASO che svolgono attività cliniche di prevenzione di competenza degli Igienisti dentali. I controlli potrebbero estendersi in altre regioni
Due ASO sono state denunciate a Bolzano per esercizio abusivo della professione, scoperte ad erogare prestazioni di competenza degli Odontoiatri ed altre di competenza degli Igienisti dentali. A seguito di ciò, i carabinieri del NAS hanno attivato controlli a tappeto negli studi odontoiatrici della provincia. A darne notizia è il quotidiano AltoAdige informando che i militari del NAS avrebbero denunciato per abusivismo e concorso in esercizio abusivo due ASO e due odontoiatri titolari di studio. I militari avrebbero accertato che gli ASO effettuavano, senza averne la qualifica, trattamenti di igiene dentale, radiografie e limature dei denti.
Ma leggendo l’articolo, quella di fare svolgere abusivamente le sedute di igiene dentale agli ASO sembrerebbe una necessità dettata dal fatto che nella provincia gli igienisti dentali sono pochi, anche se viene chiarito che questo non può avvenire.
“Conosciamo molto bene - purtroppo - i numeri degli studi e degli igienisti dentali e sono sbilanciati. Posso dire che soffriamo una cronica carenza di personale palesata all'Asl. Ci è stato detto che avrebbero fatto il possibile, siamo in attesa di fatti concreti”, dice al quotidiano il presidente CAO di Bolzano Salvatore Rampulla. “Quindici, sedici ogni due, tre anni... non bastano”, continua il presidente Rampulla ricordando che, insieme a Guido Singer, vicepresidente della Commissione e presidente provinciale Andi, “abbiamo inviato una richiesta ufficiale all'allora direttore generale Asl, Florian Zerzer, nella quale abbiamo evidenziato la pesante e preoccupante carenza di personale, ci è stato risposto che avrebbero fatto "tutto il possibile”. “Non capiamo il motivo di tanta resistenza ad attivare nuovi corsi visto che il fabbisogno è importante. Sappiamo che i docenti non mancano”, conclude ricordando che “che l'igiene orale può essere effettuata solo dall'odontoiatra o da igienisti regolarmente iscritti all'Albo”.
“Nella provincia di Bolzano sono iscritti all’Albo 100 Igienisti dentali, circa un Igienista dentale ogni tre iscritti all’Albo degli Odontoiatri della provincia”, dice ad Odontoiatria33 Caterina Di Marco, presidente della Commissione di albo nazionale degli Igienisti dentali aggiungendo: “l’eventuale carenza di Igienisti dentali non giustifica in nessun modo che si faccia svolgere un’attività illecita ad un ASO. In caso di esercizio abusivo di una professione, la responsabilità penale è sia di chi agisce, sia di chi glielo ha consentito”.
“Usare la carenza di Igienisti dentali quale scusante per l’impiego improprio di ASO è assolutamente fuorviante poiché autorizzerebbe, in casi di territori scoperti da odontoiatri, magari nelle comunità montane, a ritenere ammissibile che chiunque possa arrogarsi il diritto di sopperire alla carenza con altre figure, facendo abuso di professione”, continua la presidente Di Marco.
Sul tema della carenza di Igienisti dentali la presidente Di Marco ricorda come da tempo la Commissione di albo nazionale sia impegnata nelle attività per la determinazione dei fabbisogni formativi. Secondo le stime della Commissione Albo, in Italia ne mancano almeno 2500.
“Oggi gli iscritti all’Albo in Italia sono circa 9.600, indubbiamente pochi rispetto ai 47mila studi odontoiatrici attivi sul territorio nazionale”, dice. “Il numero dei professionisti sta aumentando proporzionalmente ogni anno. Lo scorso anno sono stati messi a bando dagli atenei italiani circa 900 posti e per quanto riguarda Bolzano, il Governo della Provincia autonoma si è già attivato con il polo universitario della Claudiana per l’aumento. Peraltro l’istigazione a commettere un abuso da parte di un datore di lavoro, professionista abilitato, è eticamente e deontologicamente scorretto, soprattutto nei confronti della persona assistita a cui viene erogata una prestazione da personale non qualificato. Il primo movens di una terapia deve essere la tutela della salute del cittadino senza rischio”.
“A prova della non eticità di questo comportamento del professionista è che la persona assistita è ignara delle differenti competenze e del rischio per la sua salute a cui andrebbe incontro”, continua la presidente DI Marco. “In caso di mal practice cosa succede? Le prestazioni devono rispondere ai protocolli che garantiscono sicurezza, efficacia ed efficienza fondate su quanto di più robusto ci consegna la letteratura scientifica. La formazione di base delle professioni è fondamentale, prova ne è che il numero degli iscritti ai corsi di laurea è determinato sulla base della potenzialità formativa degli atenei, proprio per permettere una formazione di qualità”.
Conclude la presidente Di Marco: “Non bisogna spostare l’attenzione da quello che è il problema più grave: l’avallo dell’abusivismo di una professione sanitaria è comunque e sempre da condannare. Infatti ai sensi della legge 3/2018, art. 12, si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero ha diretto l'attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo, ed in caso di condanna la confisca delle attrezzature utilizzate”.
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