Informazioni scientifiche più accessibili, così da facilitare la fase di scelta, da parte degli odontoiatri, di metodologie e materiali, un aggiornamento che tenga conto delle difficoltà di investimento degli studi e permetta di avvicinare sempre più i professionisti alle nuove tecnologie. In altre parole, un contributo alla crescita degli operatori, alle prese con la quotidianità del paziente. Ma anche attenzione ai new media e la sinergia con le altre società inserite nello scenario europeo e internazionale.
Questi alcuni punti del programma della Società italiana di chirurgia orale e implantologia (Sicoi), che nell’assemblea dello scorso ottobre ha visto il rinnovo delle cariche e del direttivo per il biennio 2011/2012.
Siamo andati a sentire il neo presidente eletto, Andrea Edoardo Bianchi, titolare insegnamento di Parodontologia, C.L.I.D. Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e responsabile reparto di Parodontologia e Implantologia II all'Istituto stomatologico italiano di Milano, per capire in che modo verrà impostato il lavoro per il periodo in carica e quali saranno le sfide che la Società e i professionisti saranno chiamati ad affrontare nei prossimi anni.
Professor Bianchi, quale è il programma del suo mandato?
In assoluto, il primo obiettivo che mi sono prefisso di raggiungere è quello di contribuire fattivamente alla crescita professionale di tutti quei colleghi, soci e non, che seguono con interesse la Società italiana di chirurgia orale e implantologia.
Da utente dell’aggiornamento degli ultimi venticinque anni sono cosciente che la partecipazione agli eventi scientifici sottrae tempo allo svago e alla famiglia, anche con uno sforzo economico che i più giovani hanno talvolta difficoltà a sostenere; questo deve essere ripagato da programmi culturali di alto livello e senza interferenze di tipo commerciale, che abbiano una reale ricaduta sul miglioramento dell’attività professionale individuale quotidiana e non soltanto di elezione. Per questo motivo ho organizzato tutti i corsi di aggiornamento e i congressi internazionali del biennio 2011/2012, con un indirizzo monotematico e con relatori accreditati nei temi culturali che sono chiamati a discutere, in modo da poter definire nell’arco dell’evento lo stato dell’arte teorico, ma soprattutto clinico-pratico dell’argomento trattato.
Un altro importante obiettivo, in accordo con il nuovo direttivo, è di potenziare la sinergia con le altre società di implantologia inserite nello scenario europeo e internazionale e di rafforzare all’interno di questo panorama il ruolo della Sicoi. Quello che pensiamo non è solo un’affiliazione con società quali l’Academy of Osseointegration, ma un vero e proprio scambio culturale, attraverso, per esempio, la promozione di corsi di aggiornamento per i nostri soci attivi, anche nelle sedi oltreoceano.
Quale è la situazione che eredita?
Il trend che sta investendo la Società è senz’altro positivo: il numero di soci ordinari e attivi è andato progressivamente aumentando e questo significa che attorno alla Sicoi c’è un interesse crescente. Tutto questo, nonostante il momento di difficoltà organizzativa, oltre che umana, in seguito alla perdita dell’amico e presidente Roberto Cornelini, alla fine del 2009. Ma devo dire che con forza, in maniera collegiale e corale, la Società è riuscita a superare la crisi e, anzi, è stata capace di riorganizzare le attività e di procedere con un grande anticipo al confezionamento del programma organizzativo e scientifico; tutto ciò si è concretizzato non solo nella positiva risposta degli sponsor istituzionali, ma nell’acquisizione di nuovi partner commerciali che hanno voluto sinergicamente sostenere il mio mandato.
Quali sono, secondo lei, le sfide che si aprono nel futuro?
Senz’altro la ricerca di nuove tecnologie di applicazione in campo implantoprotesico, prime fra tutte quelle a base informatica, come l’analisi computerizzata. Una buona parte dell’offerta oggi disponibile riguarda programmi in grado di definire nei dettagli l’intervento chirurgico e di trasferire il progetto in operatività clinica, oppure l’acquisizione di immagini video per la definizione di una configurazione degli impianti all’interno della cavità orale, superando i limiti determinati finora dalle impronte tradizionali.
Si tratta di una sfida importante, ma per la quale è necessaria una riflessione. Se è vero che, per l’innovatività della metodologia, tali tecnologie tendono a trovare un sempre più ampio spazio sul mercato, è anche vero che la crisi economica sta lasciando qualche traccia. Analizzando la popolazione in modo trasversale, è evidente che si sta affermando un profilo sociale in grado di accedere a un piano di cura più elementare: è diventato meno facile per alcuni pazienti poter aspirare a terapie impegnative sotto il profilo economico.
Una situazione che si ripercuote sui professionisti: laddove i costi fissi di gestione dello studio tendono a rimanere sempre uguali, se non addirittura ad aumentare, la capacità di investire diminuisce. Inoltre, le nuove tecnologie hanno un alto valore in termini di conoscenza e richiedono, per forza di cose, un impegno formativo importante, mentre molti colleghi, in questo quadro economico, hanno minori possibilità di distaccarsi dall’attività quotidiana, o quanto meno sono meno motivati a farlo.
A questo avviso, la Fad assumerà un ruolo sempre più determinante e la Sicoi, insieme alle altre maggiori società scientifiche, anche attraverso il Cic, si sta organizzando, già da quest’anno, per definire un corso di aggiornamento in internet, che eroghi crediti Ecm per gli associati.
Ha fatto riferimento a un diverso atteggiamento del paziente rispetto alla cura. Com’è cambiato in questi anni il rapporto tra professionista e assistito e, soprattutto, quali sono oggi le aspettative di chi si rivolge all’odontoiatra?
Il primo aspetto che va sottolineato è che, oggi, i pazienti sono molto più informati rispetto al passato. Il problema, però, è che non sempre il bagaglio di conoscenze con cui si presentano nella visita specialistica è solido e affidabile. Gli assistiti hanno a disposizione una miriade di fonti di informazione, prima fra tutte il web, dove, però, non sempre le notizie reperibili sono attendibili. In questo quadro il paziente può riuscire effettivamente ad avvicinarsi alla realtà del suo problema, ma spesso rimane disorientato e confuso. E peggio ancora, talvolta può succedere che notizie imprecise creino aspettative non realizzabili o tali da richiedere, per essere raggiunte, piani di trattamento complessi e soprattutto rischiosi.
Un ulteriore cambiamento che mi pare, invece, di rilevare, in particolare in quei pazienti che meno risentono della difficoltà economica del momento, anche grazie a coperture assicurative o terzi paganti, è la ricerca di cure capaci di soddisfare in toto le esigenze, funzionali ed estetiche, e una richiesta sempre più elevata in qualità.
A proposito di qualità, in che maniera è possibile garantirla, tanto nei trattamenti, quanto nei materiali, in un momento, come quello attuale, in cui la crisi economica potrebbe spingere a risparmiare proprio su questi elementi?
A tutela della qualità, nel campo dell’implantologia, ci sono tutta una serie di protocolli che regolano la corretta diagnosi e lo svolgimento di piani di trattamento. Tra gli obiettivi di questa impostazione, oltre alla garanzia di un rigido processo di cura, che abbia al centro l’individualità del paziente, c’è anche lo sviluppo di un procedimento che sia il più lineare possibile e permetta all’operatore di concentrare i tempi di lavoro, senza incidere sulla qualità. Per quanto riguarda invece i materiali, la raccomandazione è di utilizzare impianti di comprovata validità clinica. In questo senso noi, come Sicoi, come prima ho accennato, abbiamo creato diversi spazi di confronto tra operatori e aziende, quali le mostre merceologiche, durante i nostri eventi scientifici, o il web, grazie al sito della società.
Quello che vogliamo incentivare è proprio la trasparente diffusione delle informazioni. Senza dimenticare che le aziende che ci supportano da sempre e quelle che cui ci confronteremo in futuro hanno alle spalle studi scientifici sull’affidabilità dei loro prodotti.
Guardando al futuro, come vede la professione nei prossimi anni?
È chiaro che il professionista che eserciti in maniera isolata, cercando di offrire qualità in tutte le discipline odontoiatriche, non è più immaginabile. La specializzazione è un punto fondamentale per garantire cure efficaci, ma è anche vero che, se non inserita in un contesto di sinergia tra le varie branche, rischia di non offrire risultati di successo. Credo che la professione odontoiatrica si stia sempre più configurando nella direzione della multidisciplinarità ma, a differenza di altre discipline, abbia ormai acquisito la necessità di una figura che faccia la regia del piano di trattamento individuato comunque collegialmente e che, nel contempo, si ponga come il professionista di riferimento del paziente.
In sostanza, intravede il rilancio di una odontoiatria generale, che faccia il paio con la medicina di base?
Quello che vedo nel futuro è un’odontoiatria che si interessa sempre più al paziente come individuo, e non come portatore di una patologia del distretto orale. Detto questo, la specializzazione rimane la garanzia di una cura di qualità.
GdO 2011;1
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