Parlare al paziente di prevenzione è uno dei compiti oggi ritenuti più rilevanti per l'odontoiatra, ma spingerlo davvero a smettere di fumare per la salute delle gengive, a ingerire meno zuccheri per ridurre il rischio di carie, a utilizzare il filo interdentale o a scegliere una dieta più salutare è un risultato per il quale spesso le parole non sembrano bastare.
Che cosa serve allora per convincere il paziente che continuare in quella direzione è pericoloso, e motivarlo a modificare il proprio comportamento? Ancora una volta servono le "vecchie" parole dell'odontoiatra. Queste, però, devono essere pronunciate in modo nuovo, secondo tecniche che oggi la psicologia mette a disposizione.
Un'interessante ed efficace descrizione di queste tecniche si trova nel volume "Health Behaviour Change in the Dental Practice" che Christoph Ramseier, parodontologo ricercatore presso l'Università di Berna e curatore del manuale, ci aiuta a conoscere.
Il paziente come esperto
Dal manuale, scritto da odontoiatri e psicologi, emerge chiaramente che il primo passo da compiere per l'odontoiatra è quello di cominciare a considerare il paziente come un "esperto". Pur non possedendo una conoscenza approfondita della propria patologia, infatti, il paziente è il miglior conoscitore dei propri sintomi e delle proprie esigenze di vita, ed è anche l'unica persona che può mettere in atto il cambiamento dello stile di vita.
Un rapporto basato sull'alleanza terapeutica, necessario per motivare al cambiamento, dovrebbe avere inizio da una serie di domande aperte, che diano al paziente tempo e modo di raccontarsi, cosicché l'odontoiatra possa ispirare la fiducia necessaria e allo stesso tempo capire che cosa è importante per il paziente. Il volume racconta, per esempio, il caso di un paziente parodontale soprappeso ormai deluso per non essere mai riuscito a ridurre il numero di sigarette. Quando la moglie raggiunse l'età della pensione, però, il desiderio di trascorrere del tempo insieme lo portò a fare passeggiate con lei e a rendersi conto che il moto gli faceva perdere peso; da questo primo successo, più "facile" da ottenere perché sostenuto da un desiderio, il paziente riuscì successivamente a modificare anche la dieta e l'abitudine al fumo.
Il cambiamento, spiegano gli autori, comincia infatti dove ha senso per il paziente: per questo è importante conoscere le sue priorità e il modo in cui vive lasciando che racconti la propria situazione; lungi dall'essere una perdita di tempo, "le domande aperte sono le più efficaci per ottenere informazioni complete, indispensabili per aiutare il cambiamento". Contrariamente a quanto si possa pensare, di fronte a domande che prevedono una risposta ampia "la grande maggioranza dei pazienti risponde con molte informazioni pertinenti".
L'ascolto riflessivo
Una volta spostato il focus dalla semplice descrizione delle conseguenze delle cattive abitudini alla conoscenza del paziente, ciò che l'odontoiatra sceglie di dire diventa di estrema importanza; più precisamente, il modo in cui comunica con il paziente fa la differenza che corre tra il successo e l'insuccesso.
Una delle tecniche utilizzabili è quella dell'ascolto riflessivo, con la quale l'odontoiatra asseconda le affermazioni del paziente ripetendone il contenuto, e così facendo lo incoraggia a riflettere dimostrando comprensione. La conversazione riportata è un esempio di come l'ascolto riflessivo possa spingere il paziente a prendere un'iniziativa positiva anziché avere un atteggiamento oppositivo rispetto alle "regole della buona salute" descritte dall'odontoiatra; ma non potrebbe anche essere contrariato pensando che l'odontoiatra stia semplicemente ripetendo le sue frasi senza aggiungere le informazioni che è abituato a ricevere?
"L'ascolto riflessivo non è solo la ripetizione di ciò che il paziente ha appena detto" spiega Christoph Ramseier, "ma al contrario è una tecnica che aiuta il paziente a capire che noi odontoiatri davvero comprendiamo il reale significato di ciò che intende dirci. L'aspetto positivo è che questa tecnica rappresenta il nostro interesse a esplorare più in profondità il punto di vista del paziente e per questo aiuta a stabilire l'alleanza terapeutica in modo più efficace e riconosciuto da entrambe le parti."
Imparare questa tecnica ed esercitarsi nell'utilizzarla sono dunque un passo deciso verso la capacità di spingere il paziente a modificare abitudini radicate; è provato infatti che "le modalità dell'interazione sono il singolo fattore più importante che influenza la motivazione al cambiamento".
Il colloquio motivazionale
L'esempio ricorda quanto sia difficile convincere i pazienti a trovare il tempo per mantenere una buona igiene orale; ma perché passare il filo interdentale risulta essere un impegno tanto più gravoso rispetto allo spazzolamento dei denti? "Per molti pazienti l'utilizzo del filo interdentale costituisce un grande impegno per via del tempo necessario, per altri rappresenta un'operazione difficile per carenza di abilità manuale" afferma Ramseier. "Poiché la frequenza e la regolarità necessarie per rendere la pulizia efficace richiedono una forte motivazione, in questo caso può essere di grande aiuto il colloquio motivazionale".
Il colloquio motivazionale è una tecnica che mira a indagare insieme al paziente la distanza che esiste tra le sue "cattive" abitudini e i suoi obiettivi; si basa sull'assunto che gli individui trovano la motivazione per cambiare quando il cambiamento è connesso con qualcosa a cui attribuiscono valore. "Da un lato dunque il colloquio aumenta la motivazione personale, e dall'altro la pratica frequente migliora l'abilità manuale e rende l'operazione via via più semplice; in questo modo si innesca un processo positivo che sostiene la decisione di occuparsi della propria salute orale anche utilizzando il filo interdentale."
L'efficacia dell'approccio psicologico
L'ascolto riflessivo e il colloquio motivazionale sono solo due delle tecniche descritte nel volume insieme a indicazioni sul comportamento che l'odontoiatra dovrebbe tenere con il paziente. Ma quali risultati si possono ottenere scegliendo di utilizzare questo tipo di approccio?
"La mia esperienza prova che queste tecniche sono molto utili, e lo sono in particolare con i pazienti 'difficili'. Questi metodi infatti mi hanno sempre aiutato a 'connettermi' e a comunicare in modo efficace con ogni tipo di paziente in cura presso la clinica in cui lavoro. Quello che all'inizio può sembrare un grande sforzo o un dispendio di tempo viene ridefinito dai successi che si ottengono: una volta che è stata creata una buona alleanza terapeutica con il paziente, infatti, sia il trattamento sia il mantenimento nel lungo termine diventano obiettivi più facili da raggiungere e meno impegnativi dal punto di vista del tempo che richiedono."
Come è scritto nel volume, infatti, è "insano" continuare a ripetere le stesse azioni pensando di ottenere risultati differenti: questo è ciò che fa chi spera di convincere il paziente a ridurre il numero di sigarette solo ricordandone gli effetti dannosi. Cercare di convincere in genere porta la persona a difendere le proprie abitudini come immodificabili, mentre "comunicare accettazione ed evitare il giudizio, mettendo da parte le convinzioni personali, è essenziale per sviluppare vera empatia e favorire una collaborazione proficua".
Riferimenti bibliografici:
Health Behaviour Change in the Dental Practice
Christoph A. Ramseier, Jean E. Suvan (Editors)
Wiley-Blackwell
In inglese
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GdO 2012;12
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