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28 Marzo 2008

Una revisione critica delle evidenze più recenti (Parte II)

di Cosma Capobianco


Pubblichiamo la seconda parte delle conclusioni di un’interessante e utile rassegna della letteratura fatta dagli esperti del Committee on scientific investigation creato in seno alla American Academy of Restorative Dentistry (Aard) e pubblicata sul Journal of Prosthetic Dentistry (Donovan et al. 2007;98:36-67).

Per aiutare i dentisti a orientarsi nella Babele di cifre e statistiche, la Aard ha passato al setaccio tutto quanto pubblicato nel 2006 a proposito di: carie, parodontologia, occlusione e disturbi temporomandibolari, materiali dentari, protesi e impianti.

Di seguito le conclusioni relative al tema:
Occlusione e disturbi temporomandibolari.

Uno dei pochi studi a non ricevere critiche di metodo è quello che ha stabilito definitivamente che la depressione e le alterazioni del sonno sono più frequenti nelle pazienti con disturbi temporomandibolari (DTM) di origine muscolare. Il campione comprendeva 72 donne tra i 15 e i 45 anni con dolori miofacciali; il gruppo di controllo era composto da 30 donne sane. La diagnosi neurologica si era basata anche su un esame inequivocabile come la polisonnografia ed era stata condotta insieme con uno psicologo clinico. Tutti gli specialisti coinvolti nella diagnosi operavano in modalità cieco. La depressione e i disturbi del sonno, quindi, andranno tenuti in conto come indicatori di rischio per i Dtm.
La mancanza di adeguati gruppi di controllo e i vizi di metodo legati al ricercatore sono sempre stati il tallone d’Achille delle ricerche sul trattamento conservativo dei Dtm; una deplorevole tendenza che non sembra migliorare. Per esempio, in uno studio sugli effetti della terapia comportamentale la rivalutazione dopo un anno si è incredibilmente basata solo sulla sintomatologia riferita ma senza l’aiuto dell’esame clinico dell’Atm e senza il confronto con un gruppo di controllo. Ciò nonostante, i risultati indicano che questo metodo può essere di aiuto come primo intervento nei Dtm; si tratta, scendendo nei dettagli, delle tecniche basate sulla presa di coscienza del rapporto mente-corpo (tecniche di rilassamento e di gestione dello stress, biofeedback). In tal modo, si è riusciti a evitare la cronicizzazione dei disturbi algici presenti in quasi tutte le persone coinvolte.
Il presidio più impiegato nel trattamento dei DTM rimane indiscutibilmente la placca di svincolo, della cui versione migliore si continua a discutere. Una ricerca ha messo a confronto il tradizionale bite con copertura occlusale di tutta l’arcata superiore e contatti distribuiti equamente con una sua versione ridotta, l’Amps (Anterior Midline Point Stop device), una mascherina che copre solo gli incisivi superiori; entrambe dovevano essere applicate solo la notte. L’unica differenza tra i due gruppi si è rivelata nel tipo di lamentela: il gruppo con il bite si sentiva impacciato dall’ingombro dell’apparecchio mentre chi portava l’AMPS riferiva dolenzia degli incisivi superiori; l’efficacia sui dolori dei muscoli masticatori era invece uguale. Risultati analoghi si sono avuti confrontando Amps e placca di riposizionamento mandibolare (Mora, mandibular orthopedic repositiong appliance) nel trattamento dell’incoordinazione condilo-discale.
Infine, la revisione critica della letteratura ha confermato quanto già affermato più volte: i trattamenti che modificano definitivamente l’occlusione (protesi, ortodonzia) devono essere intrapresi solo come extrema ratio e dopo avere applicato rimedi conservativi.
Se nel trattamento dei Dtm la validità delle placche occlusali subisce qualche colpo, guadagna invece molti punti nel trattamento dell’apnea ostruttiva notturna, dove una delle terapie elettive e più efficaci (la Cpap, continuous positive air pressure) risulta poco gradita ai pazienti. La placca di avanzamento mandibolare (Mora) permette in molti casi di evitare il ricorso all’ingombrante apparecchiatura che insuffla aria durante la notte e provoca sintomi di claustrofobia. Nelle ricerche comparative tra Mora e modifica chirurgica del palato molle si è visto che la prima è più efficace nel migliorare l’indice di apnea/ipopnea. Attualmente, la America Academy of Sleep Medicine raccomanda l’uso di Mora nei pazienti con apnea ostruttiva notturna di grado lieve-moderato che non tollerano o non rispondono alla Cpap.

Clicchi per consultare le conclusioni relative a
>> carie - parodontogia
>> materiali dentari protesi e impianti

GdO 2008; 5

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