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07 Aprile 2008

Una revisione critica delle evidenze più recenti (Parte III)

di Cosma Capobianco


Pubblichiamo la seconda parte delle conclusioni di un’interessante e utile rassegna della letteratura fatta dagli esperti del Committee on scientific investigation creato in seno alla American Academy of Restorative Dentistry (Aard) e pubblicata sul Journal of Prosthetic Dentistry (Donovan et al. 2007;98:36-67).

Per aiutare i dentisti a orientarsi nella Babele di cifre e statistiche, la Aard ha passato al setaccio tutto quanto pubblicato nel 2006 a proposito di: carie, parodontologia, occlusione e disturbi temporomandibolari, materiali dentari, protesi e impianti.

Di seguito le conclusioni relative al tema:
Materiali dentari, protesi e impianti.

Amalgama.
Il tormentone dell’amalgama pare arrivato alla fine: una ricerca a Boston ha seguito 250 bambini per 5 anni dopo avere effettuato otturazioni con amalgama confrontandoli con un altro gruppo in cui le otturazioni erano state fatte in composito.
Gli esami comprendevano: misurazione del mercurio nelle urine e nei capelli, test di intelligenza e valutazione della crescita corporea. Alla fine, l’unica differenza stava nei livelli di mercurio che risultava più alto nel gruppo amalgama ma solo nelle urine mentre nei capelli era simile.
Una ricerca simile ma più raffinata è stata svolta a Lisbona: è durata 7 anni e ha misurato pure la velocità di conduzione di due nervi della gamba. Anche in Portogallo non si sono rivelate differenze; alla luce di questi dati sarebbe utile rivedere la circolare emanata dall’ex-ministro Sirchia il 10-10-01 in cui si vieta l’uso dell’amalgama nei bambini inferiori ai sei anni di età e in altre categorie di pazienti
Uno studio svolto a Nijmegen su un arco di 7 anni ha dimostrato che i cementi vetro-ionomeri ad alta viscosità (Ketac Molar e Fuji IX) durano più a lungo dell’amalgama nelle cavità di prima e di seconda classe dei denti permanenti. E’ importante tenere presente, però, che le cavità riempite con vetro-ionomero venivano preparate con strumenti manuali secondo la tecnica Art (Astraumatic restorative technique).
Rimanendo nell’odontoiatria conservativa, si preannunciano interessanti sviluppi per i materiali contenenti sostanze antibatteriche. Buoni risultati in vitro sono stati ottenuti da compositi e adesivi contenenti derivati dell’ammonio quaternario e da compositi caricati con sali di clorexidina; ora si attendono le prove in vivo per valutarne il comportamento clinico e la durata del rilascio di sostanza attiva.

Protesi: non solo impianti.
La tecnica Cad-Cam è arrivata anche per gli scheletrati e insieme con la fusione laser della lega cromo-cobalto ha permesso di produrre un manufatto su misura all’altezza delle migliori protesi ottenute col metodo tradizionale; l’unica controindicazione è, per il momento, il costo proibitivo.
In un’epoca dominata dall’invadente strapotere degli impianti, fa piacere leggere che qualcuno ancora si occupa delle dentiere. Una rassegna sistematica ha elaborato i dati di 7 studi clinici con selezione casuale dei pazienti (modalità random) per capire quale fosse il miglior tipo di riabilitazione della mandibola edentula tra protesi totali mobili, overdenture su impianti e protesi fissa su impianti. La risposta è che non ci sono evidenti prove a favore di nessuno dei tre metodi e che il successo clinico dipende molto anche dalla buona informazione data al paziente prima di cominciare. Si è visto che l’accettazione delle tradizionali dentiere è pari a quella dei sistemi su impianti e che essa dipende tanto da fattori clinici come l’esperienza dell’operatore quanto da fattori non clinici come il livello di istruzione e la capacità di adattamento.

Clicchi per consultare le conclusioni relative a
>> Carie - Parodontogia
>> Occlusioni e disturbi temporomandibolari

GdO 2008; 5

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