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29 Maggio 2009

Essere dentista donna: il parere di una libera professionista, mamma

di Annapatrizia Ucci


Premetto che sono convinta che ogni donna, in sintonia con se stessa può rapportarsi alle problematicità della professione odontoiatrica - come di ogni altra professione - con i propri strumenti e i propri talenti ottenendo straordinari risultati. Credo fermamente che le donne siano delle ottime professioniste, in grado di ottenere risultati anche migliori degli uomini mantenendo un ruolo all’interno della società insostituibile.
La professione odontoiatrica offre alle donne indubbiamente una grande possibilità di autonomia, sia intellettuale sia organizzativa. In relazione alla necessità di bilanciare la vita lavorativa con quella familiare, la natura prevalentemente libero professionale garantisce, però, minori sicurezze.
Molto dipende da come è organizzata e se ci si trova a svolgere le mansioni della collaboratrice – che implicano maggiore libertà e minori responsabilità - o della titolare di uno studio.
Gestire un proprio studio, per una donna, comporta numerosi problemi, non solo di tipo organizzativo. Rispetto a un collega maschio, innanzitutto ci si trova di fronte a una diversa redditualità: in genere l’impegno lavorativo femminile è valorizzato meno o, per altri versi, produce una minore possibilità di guadagni.
È inevitabile che, nel quotidiano sforzo di bilanciare vita familiare e vita professionale, la donna finisca per penalizzare quest’ultima. Eppure l’essere donna, l’essere mamma o il farsi carico della gestione di anziani o ammalati sono attività non considerate né negli studi di settore né nei criteri di redditualità. Non c’è un rigo, un correttivo, un codice o una nota dove mettere tutte le ore, i pensieri, le corse, le fatiche, le richieste, le frustrazioni, le angosce di cui la vita di ogni donna è piena. Non si tiene conto neanche del risvolto e del beneficio sociale che ogni rinuncia riesce a determinare.
In merito al rapporto con i pazienti non penso ci siano sostanziali differenze dai colleghi maschi. Spesso si pensa che una donna sia brava in ortodonzia e pedodonzia e che riesca meno in altre branche dell’odontoiatria. La mia esperienza dice che non è vero.
Sono arrivata a Bergamo alla fine degli anni Ottanta e ho aperto uno studio professionale; io, donna non bergamasca e addirittura meridionale. In tutti questi anni non posso dire di aver mai sofferto o di essermi sentita discriminata. Dipende dall'atteggiamento e dalla capacità di prendersi in carico emotivamente il paziente e di comunicargli sicurezza. In questo caso credo che più che il sesso, in un certo campo, siano rilevanti l'età e l'esperienza.
La verità è che sono le donne a scegliere certe specialità come la pedodonzia, l'ortodonzia o la conservativa, tralasciando branche come la protesi e la chirurgia. Probabilmente perché l'organizzazione del lavoro di queste specialità è più facilmente orientabile verso un rapporto di collaborazione: la forma di lavoro che più facilmente si concilia con le esigenze familiari.
La vera discriminazione professionale la percepisco piuttosto nel rapporto con i colleghi maschi: in particolare nella vita associativa e istituzionale. Sono impegnata associativamente con Andi.
Lavorare, per bisogno o per desiderio di realizzazione, è stata una conquista; oggi patrimonio acquisito della nostra cultura.
Ma che bisogno c'è che le donne ambiscano anche a cariche di rappresentatività nei vari organismi di settore? Sembrano chiedersi i colleghi maschietti.
I tempi, gli spazi per l'attività associativa o di rappresentanza sono tarati sulla vita e sulle modalità di un maschio e poche donne risultano poi interessate ad adeguarsi a tali tempi e logiche, così come l'idea di ripensare all’organizzazione dell'attività associativa e istituzionale per andare incontro ai ritmi delle donne è impensabile e impensata.
Eppure quanto bisogno ci sarebbe del sano pragmatismo femminile per affrontare e soprattutto per andare rapidamente al dunque nella nostra vita associativa e ordinistica!
Dottoressa Annapatrizia Ucci
libera professionista in Bergamo e… mamma di Giacomo

GdO 2009; 8

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