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26 Settembre 2014

Università, Lorenzin: modello francese da discutere. A rischio capacità di programmazione


"I nostri medici li vogliono tutti e vengono assunti in tutto il mondo. Questo succede grazie a un percorso formativo duro e selezionato. Perciò, qualunque sia il sistema scelto per l'università è fondamentale che ci sia meritocrazia e che ai ragazzi si dia la certezza di un lavoro ben pagato e ai pazienti la garanzia dei medici migliori".
Lo sottolinea il ministro della Salute Beatrice Lorenzin intervistata da DoctorNews a margine dell'incontro informale coi ministri dell'Unione europea svoltosi a Milano. Il ministro preferisce non esprimersi sulla riforma ventilata dalla collega del Miur Stefania Giannini «finché non l'ho vista e non ne ho valutato insieme ai tecnici di programmazione sanitaria tutti i pro e i contro" anche se sottolinea come «non si cerchi consenso su queste cose".

Ministro nell'ultimo periodo si è fatto un gran parlare di riforma dell'Università e in particolare di un possibile modello francese con selezione solo a partire dal primo anno. Che cosa ne pensa?

Ho chiesto al ministro Giannini di avere un tavolo di lavoro con un approfondimento sul tema. Il ministro del Miur sostiene che quanto riportato dai giornali non sia preciso e come ci sia un'idea più avanzata alla base della riforma. Per questo ho chiesto un confronto. Certo c'è il timore che salti la capacità di programmare i posti di lavoro perché il sistema al momento è basato su una ferrea programmazione. Quanti medici ci servono tra 10 anni? Quanti infermieri? Quanti radiologi? In più l'università è organizzata con lavoro frontale, pochi allievi per un professore e sulla disponibilità di laboratori. Condizioni organizzative che permettono l'eccellenza, tanto che dagli indicatori di performance risulta come i nostri medici laureati li vogliano in tutto il mondo proprio per effetto di un percorso duro ed estremamente selezionato. Il problema è il test non adeguato? Si modifichi ma si eviti di cercare il consenso su queste cose e si mantenga una selezione meritocratica che dia ai ragazzi la certezza di un lavoro ben pagato e vero ma anche ai pazienti i medici migliori.

Quindi niente accesso generalizzato al primo anno?

Garantirlo è possibile solo a partire da una selezione valida nella scuola secondaria ossia già nell'ultimo triennio del liceo, come avviene in Francia, offrire orientamento sulla formazione universitaria. Poi bisogna avere presente che ci si troverà di fronte a un primo anno rivoluzionato non solo per medicina ma anche per farmacia, biologia e chimica. Una rivoluzione alla quale non mi sento di dire sì o no prima di averla vista e averne valutato insieme ai tecnici della programmazione sanitaria tutti i pro e i contro. E valutare così se sia una cosa fatta bene e soprattutto necessaria.

Marco Malagutti

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