“Nonostante il dibattito riguardo al turismo dentale sia vivace, non vi sono a oggi studi scientifici che abbiano analizzato l’entità e le caratteristiche di questo fenomeno”.
Con queste parole prende il via il resoconto di una ricerca austriaca pubblicata recentemente dal British Dental Journal che, indagando tra i professionisti, è riuscita a delineare i contorni del turismo dentale in uno dei Paesi europei verso cui i pazienti “viaggiatori” maggiormente si rivolgono: l’Ungheria.
“Attraverso l’Associazione dei medici ungheresi abbiamo fatto pervenire un questionario a tutti gli odontoiatri attivi nella capitale Budapest e in due regioni confinanti con l’Austria: i 571 professionisti che hanno accettato di partecipare alla ricerca hanno costituito il nostro campione” afferma August Österle, docente presso l’Istituto per le politiche sociali dell’Università di Economia di Vienna, in Austria. “Dalle loro risposte sono emersi, per così dire, due tipi di turismo dentale: negli studi delle zone rurali confinanti con l’Austria si recano principalmente pazienti austriaci, che costituiscono circa l’83 per cento dei pazienti stranieri; queste persone compiono, dunque, un viaggio breve alla ricerca di prezzi più convenienti, ma anche di una accoglienza amichevole sulla quale puntano gli studi di queste regioni nei quali il personale spesso parla tedesco.
Nella capitale, invece, giungono gli aerei che portano pazienti provenienti da luoghi più lontani, principalmente britannici (20%), seguiti da austriaci, tedeschi, svizzeri, romeni e una piccola ma non irrilevante percentuale, corrispondente al 5 per cento circa, di pazienti statunitensi.”
Gli studi odontoiatrici di Budapest, che quindi attirano pazienti principalmente grazie alla convenienza dei prezzi rispetto ai luoghi di origine, si sono moltiplicati proprio grazie allo sviluppo di questo fenomeno: oggi, infatti, nella capitale vi è un odontoiatra ogni 768 abitanti, mentre, per fare un paragone, vi è un professionista ogni 1266 abitanti a Vienna e ogni 2000 in media, in generale, nella maggior parte dei Paesi dell’Europa occidentale. “Il fenomeno che si è sviluppato, e che l’Ungheria ha saputo sostenere dal punto di vista dell’offerta dei servizi, è costituito da cifre notevoli: la nostra stima, sicuramente approssimata per difetto, ha contato 104.038 pazienti odontoiatrici giunti in Ungheria dall’estero nel 2006, dei quali 25.055 si sono diretti nella capitale e 78.983 hanno ricevuto trattamenti nelle zone di confine” prosegue il docente; “i trattamenti maggiormente richiesti da queste persone sono stati protesi fisse, otturazioni e impianti alcuni dei quali, come per esempio certi interventi di implantologia in Austria, non sono coperti dal servizio sanitario nazionale nei paesi di provenienza.”
Una delle grandi questioni che il fenomeno del turismo dentale solleva è la qualità dei trattamenti offerti. “Poiché la nostra ricerca non ha interpellato i pazienti non abbiamo potuto includere una valutazione della qualità, ma esistono comunque alcuni studi cui si può fare riferimento” dice il docente. “Uno studio austriaco del 2004, per esempio, svolto su 60 pazienti, aveva messo in luce che solo uno su quattro era realmente soddisfatto del trattamento odontoiatrico cui si era sottoposto; più in generale, dalle ricerche emerge che il rapporto costo/qualità è effettivamente conveniente solo per gli interventi più semplici, ma che in ogni caso non si può parlare di un basso livello qualitativo in generale poiché la qualità del servizio varia da uno studio odontoiatrico all’altro.”
Come suggerisce l’autore il fenomeno, inteso come una “redistribuzione” territoriale dei pazienti e dei servizi offerti, va sicuramente approfondito dal momento che molti Paesi dell’Europa occidentale ne sono coinvolti, Italia compresa: l’European Observatory of Health Systems and Policies ha calcolato che, tra il 2000 e il 2002, 45.000 cittadini italiani e austriaci si sono recati oltre il confine sloveno per ricevere i trattamenti odontoiatrici di cui avevano bisogno.
“Travelling for teeth: characteristics and perspectives of dental care tourism in Hungary”
Br Dent J 2009;206(8):425-8.
GdO 2009; 12
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