Dopo i sei casi di legionella (uno mortale) scoperti a Bresso, nella cintura milanese, ed altri potenziali casi alle porte di Milano, zona nord, torna nuovamente alla ribalta il rischio provocato dal batterio anche negli studi odontoiatrici.
Va detto che in questo caso sotto accusa sarebbero i circuiti di climatizzazione di alcuni centri commerciali e la rete idrica della zona. I tecnici dell'Asl stanno effettuando controlli.
In odontoiatria, principalmente il rischio legionella, ma anche altre infezioni, deriva dall'acqua erogata attraverso il riunito odontoiatrico tramite spray, turbine, micromotori, ablatori.
Per questo, spesso, lo studio odontoiatrico è indicato come luogo a rischio.
I rischi derivano dalla formazione del biofilm batterico attraverso la contaminazione già presente nell'acqua della rete idrica o tramite l'aspirazione dei flussi orali dagli strumenti utilizzati dal professionista che utilizzano l'acqua.
Molte le ricerche presenti in letteratura che approfondiscono questi rischi; già negli anni '60 fu segnalata e studiata l'esistenza del biofilm e le problematiche connesse. I successivi Lavori di ricerca indicarono come il biofilm macrobiotico si formasse a partire dai microrganismi presenti nei fluidi orali aspirati nei condotti idrici attraverso le parti del riunito come turbine, micromotori, siringhe aria/acqua, ablatori.
Alla formazione del biofilm concorrono entrambe le concause di contaminazione, anche se l'acqua di rete di per sé non avrebbe un'alta carica batterica. Se consideriamo che nel riunito i liquidi ristagnano per oltre il 90% del tempo si capisce come diventino favorevoli le condizioni affinché le poche colonie di microrganismi si moltiplichino e assumano valori rilevanti.
Il biofilm eleva le concentrazioni batteriche nell'acqua a livelli pericolosi (superiori a centomila batteri per millilitro), nutre, protegge e rende resistenti i batteri ai normali disinfettanti e riduce le capacità di reazione del sistema immunitario nei confronti dei batteri inglobati.
Questo rischio riguarda anche gli strumenti che vengano a contatto durante la cura con materiale organico del paziente; i microrganismi aderiscono alle loro superfici e poi vengono nuovamente liberati durante l'utilizzo nel cavo orale di un paziente successivo.
La contaminazione da paziente dei circuiti idrici in ambito clinico è testata da diversi studi. Essi ne indicano un incremento progressivo nel corso della giornata, direttamente proporzionale cioè al numero degli assistiti e indipendentemente dall'applicazione o meno della tecnica del flussaggio, vale a dire il lavaggio forzato del circuito dopo ciascun trattamento.
Si è dimostrato insomma che nel riunito si annida un rischio infettivo e che esso non può essere risolto con la sterilizzazione del solo strumento.
Oggi questi rischi sono notevolmente ridotti grazie a sistemi presenti nel riunito odontoiatrico di nuova generazione dotati di una serie di sistemi per la prevenzione della contaminazione. Tra questi le valvole antirflusso, i raggi UV, i sistemi di alimentazione con acqua distillata o acqua sterile provenienti da serbatoi indipendenti, sistemi di risciacquo forzato o flussaggio, filtri nei punti di erogazione, sistemi automatici di disinfezione che immettono all'interno del circuito idrico soluzioni disinfettanti.
L'Associazione Odontoiatrica Americana (ADA) raccomanda l'impiego di valvole antiretrazione e il flushing per 30 secondi da ciascuno degli strumenti che utilizzano acqua del riunito prima dell'esecuzione di un intervento al fine di evitare infezioni crociate legate a patogeni orali. Scopo del flushing è infatti l'eliminazione meccanica dei microrganismi presenti all'interno del circuito idrico. Ricerche pubblicate confermano come la massima efficacia delle nuove valvole antiretrazione mentre viene consigliato la sostituzione del semplice flushing con i nuovi dispositivi anticross-infection che associano al moto turbolento dei liquidi l'utilizzo di per ossidanti e disinfettanti.
A questo link le linee guida Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi
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