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14 Gennaio 2015

TARI, l'esenzione per lo studio odontoiatrico deve essere totale. A chiederlo è Confprofessioni ed ANDI. Libero, stiamo lavorando per questo anche livello comunale. Ecco come comportarsi


La Finanziaria del 2013 aveva indicato come non tassabili in tema di rifiuti le superfici degli studi dei professionisti della salute (tra cui medici ed odontoiatri) che producono rifiuti speciali non assimilabili agli urbani. "Il verificarsi della produzione in via continuativa e prevalente di rifiuti speciali determina l'esclusione dalla TARI delle superfici produttive di tali rifiuti", recita la norma.

Stessa indicazione è stata data dalla Direzione Generale delle Finanze che ad dicembre ha chiarito che lo scopo della Legge 143/2013 (Legge di Stabilità) è di "evitare l'applicazione della TARI nelle situazioni in cui il presupposto del tributo non sorge". E sempre dal Ministero delle Finanze è arrivata l'indicazione ai Comuni di adottare i regolamenti sulla esenzione dalla TARI, anche sentendo le categorie beneficiarie "per consentire una migliore ed efficace applicazione della norma e per evitare all'origine un inutile e defatigante contenzioso".

A ribadire la necessità di una interpretazione rivolta all'esenzione degli studi professionali dell'area sanitaria della TARI è stata ANDI  e le altre associazioni del settore sanitario aderenti a Confprofessioni (FIMMG, ANMVI, FIMP, PLP) che hanno scritto uncialmente all'ANCI (l'associazione dei Comuni italiani) affinché indirizzi i Comuni verso la corretta attuazione delle esenzioni e l'inequivocabile individuazione delle attività produttive beneficiarie fra le quali rientrano gli studi professionali della sanità.

" La norma è di pertinenza comunale e le amministrazioni locali la interpretano in modo non univoco", spiega ad Odontoaitria33 Alberto Libero segretario sindacale ANDI ricordando che i dentisti già devono pagare una ditta per lo smaltimento dei rifiuti, speciale e sanitari, prodotti.

Il problema nasce perché molti Comuni contestano agli studi odontoiatrici la produzione, anche, di rifiuti assimilabili agli urbani esentando solo le superfici delle unità operative dello studio. Lo studio si trova quindi a pagare una TARI "scontata" oppure a dover indicare al proprio Comune le superfici operative e pagare la tassa sui locali adibiti a sala d'attesa, bagni e reception.
"Costringerci a pagare parte della tassa sui rifiuti per un po' di carta prodotta ci sembra un balzello iniquo", continua Libero. "Peraltro grazie alle nuove tecnologie i rifiuti prodotti assimilabili agli urbani da uno studio odontoiatrico sono quasi inesistenti".

Quale sarà quindi l'evoluzione della situazione?

"Attraverso l'iniziativa di Confprofessioni puntiamo ad ottenere dall'ANCI un'indicazione univoca che valga per tutta Italia, poi grazie al lavoro delle sezioni provinciali ANDI stiamo lavorando sulle singole amministrazioni comunali chiedendo di attuare l'esenzione per gli studi odontoiatrici come previsto dalla legge di Stabilità".
 
Sull'argomento leggi anche:

26 Novembre 2014: Non tassabili ai fini TARI le zone produttive di rifiuti speciali. Lo conferma il Ministero dell'Economia

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