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19 Aprile 2010

Il turismo odontoiatrico in versione stelle e strisce

di Claudia Testoni


Nel dibattito sulla riforma sanitaria promossa da Barack Obama, il presidente degli Stati Uniti, l’odontoiatria è uno degli argomenti maggiormente discussi. In particolare l’attenzione di politici e opinion leader è rivolta soprattutto al tema del costo delle cure odontoiatriche e all’assenza di una copertura assicurativa. Una delle soluzioni proposte e riportate in molti siti americani, ma anche su importanti quotidiani e network televisivi, è quella di rivolgersi a dentisti oltre confine. Certamente non in Croazia o in Ungheria, come capita in Italia, ma in Messico e Costa Rica. Il New York Times, per esempio, in un recente articolo, ha stimato che negli Stati Uniti il costo delle cure odontoiatriche si è triplicato nel corso degli ultimi venti anni. Basti pensare che il rimborso medio che le assicurazioni sanitarie effettuano per ogni paziente è di 1500 dollari l’anno. Il problema si pone in particolar modo per il 50% della popolazione che non ha una copertura assicurativa per la salute orale. Forse è proprio per questo che ben il 40% di coloro che intraprendono un viaggio per curarsi all’estero, stando ai dati pubblicati dal quotidiano della Grande Mela, è alla ricerca di prestazioni odontoiatriche. Messico, Costa Rica ma anche Panama, sono le destinazioni più comuni, anche se si stanno affermando anche altri paesi, come la Thailandia e l’India. I risparmi promessi possono andare dal 50 al 70%. Un tema interessante riguarda la qualità: la diffidenza è molta, come in Italia, ma a differenza di quanto avviene nel nostro paese, viene vissuta in una forma meno “integralista”. Se secondo l’American Dental Association il turismo odontoiatrico è un fenomeno da tenere sotto controllo, viene però considerato come uno degli effetti della globalizzazione, vista anche l’ampia gamma di fattori economici, sociali e geopolitici che riguardano lo stile di vita di milioni di persone nel mondo, compresi i dentisti americani e i loro pazienti. Se da noi a organizzare il viaggio per curarsi è l’agenzia turistica, che fornisce anche consigli sul dentista, negli Stati Uniti c’è una figura specifica: il “mediatore odontoiatrico”, che guida il paziente, con competenza, nella scelta del professionista che meglio può risolvere il suo problema. O, almeno questo quanto viene promesso. Ma c’è anche chi cerca di offrire un servizio di informazione agli americani, in modo da rendere consapevole la scelta. È il caso del newyorkese University College of Dentistry che ha elaborato un vademecum per guidare il paziente che intende affidare i propri denti al “dentista straniero”. Conoscere cosa comporta prendere un aereo per farsi curare all’estero è fondamentale, dicono gli esperti. “In particolare bisogna essere consci di quali terapie si necessita, di come funziona il meccanismo del turismo odontoiatrico, a quali dentisti rivolgersi per ottenere una buona qualità ed essere consapevoli che il turismo odontoiatrico non è per tutti”.

Il vademecum per i pazienti
In tema di turismo odontoiatrico gli Usa sono più organizzati dell’Italia. Il newyorkese University College of Dentistry ha elaborato un vademecum per guidare il paziente che intende curare i propri denti all’estero. Di seguito riportiamo alcune delle indicazioni predisposte dalla università americana. Il primo passo da compiere è verificare le credenziali del dentista, cercare informazioni sul suo percorso formativo, su dove ha studiato, che esperienze ha nelle cure di cui si ha bisogno, a quali associazioni di categoria appartiene. “Ogni anno arrivano a New York centodieci dentisti da trentatré Paesi diversi. Si formano sulle procedure più avanzate e poi tornano a casa - racconta un membro dell’University College of Dentistry DI -. Non c’è motivo di pensare che la qualità delle cure sia inferiore oltre oceano”. Una volta scelta la destinazione è necessario fornire al dentista all’estero tutte le informazioni relative al proprio stato di salute orale, in modo che sia in grado di definire un piano di trattamento accurato. Per l’implantologia si deve sapere che sono necessari almeno due viaggi: il primo è per l’intervento di chirurgia impiantare, il secondo per la parte protesica. Ma sovente non bastano. Quindi la scelta deve essere fatta anche sulla facilità ed economicità nel raggiungere quel paese. Poi interviene anche l’aspetto ludico: il paese può essere scelto anche da un punto di vista turistico, visto che il soggiorno per le sedute complesse può durare qualche settimana. Risparmiare il 50-70% sulle cure odontoiatriche è certamente una prospettiva allettante, ma ci sono alcuni aspetti che il paziente deve valutare oltre alla qualità del trattamento ricevuto. Innanzitutto quante volte e per quanto tempo è necessario recarsi all’estero per la terapia e di conseguenza il costo per i vari viaggi. Certamente la globalizzazione ha reso possibile girare il mondo a costi contenuti ma gli esperti stimano che se per una terapia che negli Stati Uniti costa diecimila dollari si possono risparmiare fino a 5-6mila dollari, per i vari trasferimenti e soggiorni se ne spendono almeno 3mila. E se poi si hanno dei problemi e bisogna intervenire nuovamente?

 
 

GdO 2010;6

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