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17 Maggio 2010

Un giorno a Torino al museo dell’odontoiatria

di Norberto Maccagno


Come si dice, “non sai dove vai se non conosci da dove vieni”. Certo oggi si fatica a paragonare l’odontoiatria moderna con quella di un secolo fa, accostare gli scanner per rilevare impronte virtuali con gli “strumenti di tortura” utilizzati dal dentista dei primi del Novecento. Capire, conoscere, studiare e approfondire la storia della professione attraverso i secoli può avere un alto valore formativo per chi oggi vi si appresta o già esercita, ma può anche essere un modo per toccare con mano, e stupirsi, del grado di professionalità che i dentisti del tempo riuscivano a offrire ai propri pazienti con quanto la tecnologia di allora concedeva loro. Se volete cimentarvi in questo esercizio o siete solamente curiosi di vedere lo studio odontoiatrico e gli strumenti utilizzati dai vostri colleghi di un secolo fa non dovete far altro che organizzarvi e partire alla volta di Torino, dove da alcuni anni è stato allestito un museo dedicato all’odontoiatria. Il luogo che ospita la collezione storica odontoiatrica della Dental School è un monumento architettonico, e non solo, della città piemontese: quel Lingotto, sede storica della Fiat, oggi enorme struttura che ospita da un immenso centro congressi a un albergo di lusso, da un centro commerciale alla pinacoteca donata ai cittadini da Giovanni Agnelli.
A guidarci nella visita è il curatore della collezione, Valerio Burello, uno dei soci fondatori della Società italiana di storia dell’odontostomatologia (Sisos), appassionato collezionista e preparato storico che, con passione, è riuscito a raccogliere e allestire quanto oggi si può visitare. E dialogando con Burello ci accorgiamo come la ricerca delle attrezzature, dei libri, delle stampe che appartengono alla storia dell’odontoiatria possa tramutarsi in un’attività maniacale che porta il collezionista a viaggiare per mercatini e antiquari di tutto il mondo alla ricerca di un pezzo che incuriosisca; se poi è anche pregiato, meglio. “Negli ultimi vent’anni” ci dice “abbiamo assistito a un radicale cambiamento della concezione clinica, scientifica e culturale dell’odontoiatria; la tecnica, i materiali e la filosofia stessa del dentista hanno assunto una precisione e un grado altamente specialistico. Girarsi indietro per guardare da dove si è partiti aiuta. Per me è diventato un appassionate motivo di ricerca e studio.” Se gli chiediamo che cosa spinga una persona a diventare collezionista di materiale odontoiatrico ci dice: “Lo spirito probabilmente è lo stesso che ti porta a collezionare francobolli o stampe antiche. Personalmente cominciai a studiare la storia dell’odontoiatria e a ricercarne i pezzi quando per caso venni in possesso di una strana pinza per estrazione. Mi incuriosì e cercai di capire come funzionava, da allora cominciai a informarmi. Non facevo un viaggio senza visitare mercatini, antiquari, cercando altri collezionisti, comprando pezzi o sognando di comprarli quando i prezzi erano fuori dalla mia portata. In generale, gli oggetti che interessano i collezionisti sono strumenti, libri e stampe. Ci sono antiquari, specialmente in Inghilterra e in Francia, specializzati in materiale sanitario e alcuni di essi hanno un vero e proprio catalogo con tanto di tariffe. Decisamente più divertente - ed economico - frequentare i vari mercatini delle cose vecchie, anche se bisogna sapere che cosa si cerca e conoscerne i pezzi”.
La collezione si trova, dal 2008, in ampi locali che confinano con la Dental School e si affacciano sulle rampe che un tempo portavano le auto Fiat dalla produzione alla pista di prova posta sul tetto del Lingotto. Una vetrata consente di vedere la collezione anche dall’esterno. Il nucleo storico nasce dalla donazione della famiglia di Luigi Casotti, piemontese, docente di odontoiatria negli anni Trenta e di storia dell’odontoiatria dagli anni Quaranta, e da quella degli eredi di Vincenzo Amoretti, ligure, allievo del professor Casotti. La collezione si è poi arricchita nel tempo grazie alle donazioni di altri collezionisti. “La collocazione - ci spiega Burello - grazie al prezioso materiale storico acquista particolare rilevanza didattica in quanto fornisce un ulteriore strumento per la conoscenza del continuo progresso odontoiatrico. La realizzazione della mostra ha richiesto un lavoro impegnativo per raccolta, conservazione e catalogazione del materiale, ma queste attività da sole non sono sufficienti a valorizzare e sviluppare tale patrimonio storico-scientifico.” L’esposizione ricostruisce diversi posti di lavoro composti da strumenti che vanno dalla metà dell’Ottocento fino alla metà del Novecento e mostrano l’evoluzione e la crescita dell’odontoiatria, sia dal punto di vista tecnico sia culturale. Oltre alle ambientazioni - già queste meritano il viaggio per la visita - è possibile cimentarsi in un percorso storico sull’evoluzione della protesi dai fenici alla metà del Novecento grazie alle ricostruzioni e ai reperti trovati dal professor Casotti che sull’argomento aveva scritto oltre 150 lavori scientifici. In bella mostra anche molti libri e riviste scientifiche dei primi del Novencento; tra le quali una ricca raccolta di Dental Cadmos.
Le ambientazioni riproducono quattro studi odontoiatrici di varie epoche. Si parte da quello del 1884 con una rarissima poltrona “Swinging Chair” con sputacchiera, il porta strumenti e il trapano a pedale; tutto quanto era a disposizione del professionista, per arrivare a quello del 1950 che ricorda gli studi attuali. Ci ha affascinato la riproduzione dell’ambulatorio di un dentista dei primi del Novencento che permette di apprezzare una poltrona “Ritter” con un primo riunito con trapano a turbina alimentata da un compressore a vista silenziato da una campana di vetro sopra la meccanica. Presenti i trapani a pedale e la loro evoluzione elettrica, gli strumenti utilizzati per illuminare la bocca del paziente, le prime turbine e gli apparecchi per la sterilizzazione, i radiografici (ne è visibile uno della ditta milanese “Iten” della fine dell’Ottocento) e poi pinze, strumenti e materiale vario. Conoscendo, oggi, la loro evoluzione che ha portato l’industria dentale a realizzare i gioielli tecnologici attuali sembra impossibile che il dentista del tempo riuscisse a curare i pazienti e che gli stessi ne uscissero “sani”. Un’apposita vetrinetta presenta l’evoluzione delle pinze da estrazione: collezione che farebbe rabbrividire anche un perfido protagonista di un film di Dario Argento.
Tra le ambientazioni proposte anche quella che riproduce un laboratorio odontotecnico della fine dell’Ottocento con un banco a tre posti dell’epoca e una serie di strumenti, attrezzi e materiali che permettono di simulare le varie lavorazioni praticate: dalla tiradischi per forgiare le corone stampate al vulcanizzatore per realizzare le protesi in caucciù, dalle prime fonditrici ad arco voltaico con fusione a fionda o dalla “carmagnola” ai primi trapani da banco e quelli a pedale. La mostra è visitabile su appuntamento contattando la Dental School di Torino.

GdO 2010;8

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