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19 Luglio 2010

Un bisogno di odontoiatri grande come il mondo

di Debora Bellinzani


Nel mondo vi sono luoghi in cui non è possibile recarsi da un odontoiatra quando si ha mal di denti; ma vi sono anche situazioni in cui offrire un aiuto è possibile. Certo, per raggiungere questi posti spesso isolati con le attrezzature necessarie occorrono fondi, ma forse le somme sono inferiori rispetto a quanto si può immaginare.
Un esempio è quello fornito dalla Stony Brook University dello Stato di New York che da diversi anni offre assistenza odontoiatrica in Madagascar e che recentemente ha valutato i risultati della propria opera in un articolo pubblicato dal Journal of Dental Education.
“Fino a oggi” racconta Laurence Wynn, docente presso la School of Dental Medicine della statunitense Stony Brook University “l’Università ha organizzato sei spedizioni in Madagascar, nel periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Con l’esperienza il nostro intervento è molto migliorato: mentre la prima spedizione era costituita da un solo odontoiatra che ha eseguito esclusivamente estrazioni in uno sperduto villaggio dell’isola, l’ultima, del 2008, era composta da due professionisti, sei studenti del terzo anno e due igienisti che hanno operato in cinque villaggi. La vocazione umanitaria verso la popolazione dell’isola è nata, oltre che dall’impegno di molte persone, come spesso accade, anche dal caso: nel 1998 alcuni paleontologi della Stony Brook University, che si trovavano in Madagascar per studiare reperti fossili, rimasero colpiti dall’estrema povertà della popolazione delle aree più remote e decisero di costituire una fondazione; diedero allora l’avvio alla collaborazione con l’unica scuola dell’isola che forma odontoiatri all’apertura del canale istituzionale necessario per poter organizzare le missioni in un Paese che conta due dentisti ogni 100mila abitanti.”
Organizzare una spedizione odontoiatrica in un luogo in cui non sono disponibili né acqua corrente né elettricità non è davvero compito semplice.
“Con il tempo” continua il docente “siamo riusciti a portare sul luogo le attrezzature necessarie per gli interventi, ma questo non significa che le condizioni in cui odontoiatri e studenti si sono trovati a lavorare siano state facili: i nostri volontari, che hanno peraltro dovuto dormire in sacchi a pelo all’interno di tende da campo, hanno operato illuminando il cavo orale con torce da testa e utilizzando i fondi delle bottiglie di plastica come bicchieri e la poca acqua disponibile per sciacquare il cavo orale; gli strumenti sono stati sterilizzati attraverso la bollitura e hanno funzionato grazie a un generatore a benzina, mentre i pazienti sono stati posizionati su sdraio con la seduta in tela. Queste sono le condizioni in cui i volontari delle ultime spedizioni, le più ricche di mezzi, hanno lavorato, portando a termine non più solo estrazioni ma anche otturazioni e interventi endodontici, grazie anche alla disponibilità di uno strumento portatile per ottenere radiografie digitali.”
Il successo delle spedizioni, che ha contato 2700 interventi realizzati in questi nove anni, è testimoniato anche dal fatto che i pazienti sono tornati negli anni successivi per i controlli e hanno dimostrato di aver fatto buon uso degli spazzolini e del dentifricio, distribuiti gratuitamente, e delle informazioni riguardanti l’igiene orale fornite dai volontari.
“In base alla nostra esperienza” conclude il docente, “per realizzare una spedizione odontoiatrica in una zona come questa, portando le attrezzature sul luogo, sono necessari circa 50mila dollari, una cifra consistente ma non impossibile da raccogliere e che consente non solo di curare materialmente un buon numero di persone, ma anche di diffondere in modo efficace l’educazione all’igiene orale e di formare gli studenti a essere efficienti e veloci attraverso un’esperienza che difficilmente dimenticheranno.”
“Evolution of a humanitarian dental mission to Madagascar from 1999 to 2008”
J Dent Educ 2010;74(3):289-96.

GdO 2010;7

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