Sistemi per oscurare le trasmissioni radio, metal detector, vigilantes, polizia in borghese, perquisizioni come allo stadio, sistemi di sicurezza come in banca o in aeroporto. Questo quanto hanno trovato i 17.228 aspiranti dentisti che hanno partecipato il 3 settembre ai test di ammissione ai corsi di laurea in Odontoiatria. Sistemi che sembrano aver funzionato, visto che, rispetto agli scorsi anni, lo svolgimento della prova è andato molto meglio, fatta eccezione per qualche furbetto “beccato” e denunciato mentre tentava di utilizzare strumenti di comunicazione collegati con un “centro suggerimento”, su un Suv fuori dall’università. Unico giallo la presenza a Firenze, in un’aula che ha ospitato i test, di una tavola periodica: una dimenticanza, questa, che ha rischiato di far invalidare la prova. Sarà stato un caso ma, con l’aumento dei controlli, in molti atenei sono scesi, e di molto, i “genietti” che ottenevano punteggi altissimi: quest’anno la media dei primi classificati è stata intorno ai 62 punti. Secondo l’analisi effettuata da Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza nazionale dei corsi di laurea delle professioni sanitarie, l’appeal verso la professione di medico, odontoiatria e più in generale di tutte le professioni sanitarie è ancora molto alto. Il 44% degli studenti che ha passato l’esame di maturità ha sostenuto un test per accedere a una laurea di area sanitaria. Stando ai dati resi noti da Mastrillo negli ultimi 14 anni le domande sono aumentate per medicina del 316% mentre per odontoiatria del 107%. Quest’ultima detiene il primato per il più alto rapporto tra numero di aspiranti e posti disponibili.
Quest’anno le domande sono state 20.644, per un totale di 789 posti, pari a un posto ogni 26,2 aspiranti. Lo scorso anno il rapporto era di 1 a 25; bisogna anche ricordare che i posti disponibili sono 99 in più rispetto al 2009. Il rapporto posti/domande è più favorevole a Medicina, con un valore di 1 a 8,9. Ma è un altro dato a indicare come la professione di dentista sia sempre molto ambita: dieci anni fa (anno accademico 2000-2001) i posti disponibili erano gli stessi di oggi (788), ma le domande per accedere ai test erano state 9546, poco meno della metà delle attuali. Come ogni anno, non tutti coloro che si iscrivono ai test poi si presentano alla prova: su 20.644 gli iscritti, sono 17.228 gli studenti che l’hanno sostenuta. L’Università di Tor Vergata a Roma è quella che ha segnato il numero più alto di assenteisti (223); Verona quella che ha perso per strada meno studenti (11). Roma Sapienza è l’ateneo con il più alto numero di partecipanti (1593) mentre per Milano Bicocca record in negativo (258). In generale sono sempre le università di Sud e Isole a raccogliere più aspiranti (6153). Considerando invece le grandi città, le due università statali romane risultano quelle che attraggono di più gli studenti (2213), anche rispetto alle due napoletane (1571) e alle due milanesi (991). Considerando invece il rapporto numero di posti disponibili/partecipanti, l’università con la performance migliore è stata quella di Varese (sono entrati il 6,88% dei candidati), mentre quella con la percentuale peggiore è Catania, dove per cercare di essere uno dei 23 studenti che si potevano iscrivere ci hanno provato in 867: solo il 2,65% ci è riuscito.
Abbandonata l’infausta sperimentazione della graduatoria unica, da qualche anno, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è tornato a quella per ateneo. Il cucchiaio di legno va a uno studente di Torino, che ha totalizzato un -7,25; il punteggio più alto è stato invece quello di un candidato a Roma Sapienza (75 punti su 80). Il punteggio più basso che ha permesso ugualmente di entrare è stato ottenuto a Cagliari (49,25); dato questo, peraltro, teorico, perché come ogni anno è in corso il valzer dei ripescaggi, visto che molti degli studenti che superano il test sia a medicina sia a odontoiatria scelgono la prima. Lo scorso anno, in molti atenei, per completare i posti disponibili si scese fino all’ottantesimo in graduatoria. Rispetto al 2009 il Ministero ha invertito la tendenza della riduzione dei posti aumentandoli di 99 unità, per un totale di 789. A beneficiare maggiormente del provvedimento l’Università di Napoli Federico II (+14) e quella romana di Tor Vergata (+10). “Siamo soddisfatti” spiega Marco Ferrari, presidente della Conferenza dei corsi di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria “di quanto il Ministero ha stabilito. Una presa d’atto del fatto che tra una decina d’anni il numero dei dentisti sarà notevolmente più basso rispetto a oggi.
L’aumento dei posti è un’inversione di tendenza importante. Sono stati premiati gli atenei che hanno investito nella parte pratica, e questo è positivo. Se universitari, studenti e anche Ministro concordano nel considerare gli attuali test di ammissione uno strumento che non serve a individuare i più meritevoli, l’elevato numero di coloro che aspirano a entrare in uno dei corsi di laurea per le professioni sanitarie è un business che fa girare cifre importanti. Visitando i vari forum di studenti universitari presenti in Rete scopriamo che, mediamente, la spesa per prepararsi ai test, tra libri e corsi, è di circa 500 euro, con punte di oltre 5-6mila euro per coloro che frequentano corsi semestrali organizzati da istituti privati. La sola spesa dei candidati per i libri vale per tutte le professioni sanitarie almeno 10 milioni di euro. Un business che tocca anche le singole università, che grazie all’alto numero di candidati che pagano la tassa di iscrizione (50 euro, per quasi tutti gli atenei), incassano cifre interessanti, che coprono ampiamente le spese per organizzare i test: quasi 9 milioni di euro la cifra che gli atenei italiani hanno incassato dalla tassa di iscrizione del 2010.
GdO 2010; 14
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