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18 Gennaio 2011

Le sigarette fanno “cadere i denti”

di Debora Bellinzani


La novità dello studio è di avere preso in considerazione trent’anni di vita di un notevole numero di persone, mettendo in luce con chiarezza gli effetti dell’uso di tabacco nel lungo periodo e la sua relazione con la perdita di denti; in questo modo i ricercatori hanno scoperto che il rischio di rimanere edentuli non è legato solo al numero delle sigarette, ma anche alla lunghezza del periodo in cui si è fumato e persino alla quantità di tempo durante il quale si è vissuto accanto a uno o più fumatori.
“Il fumo di tabacco è uno dei fattori di rischio modificabili più significativi per quanto riguarda la salute orale perché, interferendo con la reazione immuno-infiammatoria dell’organismo diretta verso i patogeni, è legato allo sviluppo di carie e di malattia parodontale e, di conseguenza, alla perdita di denti” argomenta Manish Arora della Facoltà di odontoiatria della University of Sydney, in Australia. “Per valutare gli effetti di un comportamento così diffuso abbiamo estrapolato dall’indagine chiamata “The 45 and Up Study” i dati riguardanti 99.663 Australiani di età compresa tra 45 e 107 anni, con un’età media di 63 anni circa; di essi il 10,1% era edentulo, il 10,6% aveva da 1 a 9 denti, il 20.3% aveva un numero di denti compreso tra 10 e 19, e infine il 58,9% aveva 20 o più denti”.
L’edentulismo è risultato più comune nelle donne, tra le persone con reddito più basso, tra quelle con scolarità inferiore e nella popolazione aborigena; una volta controllati tutti questi fattori, però, l’edentulismo ha mostrato una chiara correlazione con il fumo di sigaretta. “In generale, il rischio di rimanere edentuli è tre volte superiore tra coloro che fumano 25 o più sigarette al giorno rispetto ai non fumatori” spiega Arora; “più in generale i fumatori e gli ex-fumatori che consumavano 20 o più pacchetti all’anno hanno mostrato di correre il rischio maggiore di rimanere edentuli”. La quantità di sigarette fumate è dunque un elemento molto importante, ma non è il solo; “tra gli ex-fumatori il rischio decresce con l’aumentare del tempo dal momento in cui hanno smesso di usare tabacco, ma gli effetti del fumo tendono a perdurare: si pensi per esempio che chi in passato ha fumato 20 o più sigarette al giorno avrà un rischio pari a coloro che non hanno mai fumato solo dopo 30 anni dall’abbandono dell’abitudine”.
Il rischio di edentulismo, però, riguarda anche gli “incolpevoli” fumatori passivi; “coloro che vivono con un fumatore o lavorano in ambienti dove è consentito fumare, anche se non hanno mai fumato, hanno un incremento modesto ma significativo del rischio di rimanere edentuli” sostiene Arora; “poiché la presenza di fumo passivo è uno dei fattori di rischio più facilmente modificabili, pensiamo che dovrebbe essere posta una maggiore attenzione riguardo a questo aspetto nelle ricerche future e negli interventi volti a migliorare la salute pubblica”.
Il fatto che gli effetti del fumo perdurino nel tempo anche dopo l’abbandono dell’abitudine, come provato dalla ricerca australiana, non dovrebbe però scoraggiare chi sta pensando di smettere di fumare: proprio perché gli effetti del fumo sono legati alla quantità e al tempo del suo uso con una relazione diretta, ogni riduzione comporta un beneficio per la salute; altri studi hanno infatti dimostrato in passato che, nel momento in cui si smette di fumare, gli indici di infiammazione presentano miglioramenti riscontrabili nel breve periodo”.

"Cigarette smoking and tooth loss in a cohort of older Australians”
J Am Dent Assoc 2010;141(10):1242-9.

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