01 Maggio 2021

Endodonzia: tecniche, strumenti, materiali e casi complessi

Intervista ECM

Ada Reali

Carlo Prati, Gian Andrea Pelliccioni, Maria Giovanna Gandolfi, Fausto Zamparini, Andrea SpinelliCarlo Prati, Gian Andrea Pelliccioni, Maria Giovanna Gandolfi, Fausto Zamparini, Andrea Spinelli

Approfondiamo le tematiche sviluppate nel secondo Corso FAD proposto da Dental Cadmos per il 2021 con il Responsabile Scientifico, professor Carlo Prati.

Qual è la valenza scientifica oggi, professor Prati, della formazione continua?
Come prima considerazione mi preme rin­graziare il professor Lodi, Editor di Dental Cadmos, rivista pietra miliare nell’aggior­namento dell’odontoiatra, in quanto da “sempre” presente negli ambulatori e con­tenitore di articoli clinici, scientifici e di ag­giornamento. Per molti motivi, dalla qualità dei lavori alla veste editoriale solo per ci­tarne due, non si può non leggere e ap­prezzare gli articoli che mensilmente com­paiono nella rivista. Spesso poi l’articolo lascia un eco prolungato nel tempo e per­mette di aggiornarci per il solo e semplice fatto di averlo letto e messo da qualche parte della nostra memoria professionale.

Trovo che esistano alcune riviste storiche fondamentali nella professione medica e medica-odontoiatrica. Penso a Lancet, al British Medical Journal, ma anche al British Dental Journal e al Journal of American Dental Association: sono riviste che tratta­no e affrontano i temi principali della nostra professione. Continuano, anche nell’epo­ca del webinar e dei filmati su You Tube, a fornire momenti di studio e di riflessione. Ricordo ai più giovani che non si impara nulla solo e semplicemente guardando (magari nel telefonino) un filmato.

Occorre invece studiare, rifletterci sopra, farlo pro­prio e capirlo, magari confrontandolo alla nostra manualità e alle nostre conoscenze che negli anni abbiamo potuto sviluppare. È sempre attuale la frase che ricorda che fra il dire (e guardare) e il fare in prima per­sona esiste una lunga fase di apprendi­mento che si basa sulla conoscenza. E la conoscenza si fonda sullo studio.

L’endodonzia è una disciplina che necessita di una lunga curva di apprendimento.
Effettivamente sì, in quanto è una branca dell’odontoiatria ove occorre saper fare diagnosi, poi fare diagnosi differenziale con altre patologie (per esempio, con la disodontiasi del terzo molare) e poi oc­corre sapere impostare la terapia vera e propria, largamente basata su procedi­menti chirurgici (aperture della camera pulpare, reperimento dei canali, strumen­tazione e otturazione dei canali) al limite della microscopia (spesso anzi occorre saper utilizzare sistemi di ingrandimento, fino al microscopio operatorio vero e pro­prio) e con conoscenze dell’anatomia.

Occorre poi ricordare che il dolore è il sin­tomo principale delle patologie endodon­tiche, spesso molto forte e non controlla­bile farmacologicamente. Il tutto indotto da processi infiammatori su base quasi sempre batterica, ove occorre sapere se e quando è necessaria l’antibioticoterapia. Occorre poi saper fare l’anestesia e, solo per iniziare, saper mettere la diga e fare ra­diografie endorali con la diga e il centrato­re endodontico. Quanti operatori lo hanno in ambulatorio e lo usano senza fatica?

Occorre saper utilizzare i nuovi strumenti rotanti (o reciprocanti), il misuratore elet­tronico di apice, gli irriganti, i materiali con le specifiche tecniche di otturazione ecc. Inoltre, fare endodonzia comporta la co­noscenza della conservativa e delle basi della parodontologia. Occorre sviluppare una buona manualità per muovere frese e turbine in ambiti molto ristretti come la camera pulpare. Occorre poi una buona esperienza in ambito diagnostico e una buona conoscenza dei piani di tratta­mento onde stabilire come procedere nella fase di terapia e di riabilitazione.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.05.2021.10





 
 
 
 
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