01 Giugno 2021

Il comportamento dell’alveolo post-estrattivo nel settore estetico

Articolo originale

Bianca Di Murro, Piero Papi, Marco Tromba, Giorgio Pompa

Obiettivi  Dopo l’estrazione di un elemento (visto che il processo alveolare è dipendente dalla presenza dei denti) si avviano dei processi di ri­modellamento e riassorbimento a carico dei tessuti duri e molli, che portano a una sella edentula più stretta e più corta rispetto all’ori­ginale. La maggior parte delle alterazioni, sia qualitative che quantitative, si ve­rifica nei primi 6 mesi: nella mandi­bola, la perdita ossea si verifica nella dimensione orizzontale, con una contrazione maggiore sull’aspetto vestibolare della cresta rispetto a quello linguale, con andamento cen­tripeto, e quindi la cresta apparirà depiazzata in questa direzione.

Nel mascellare superiore, invece, il riassorbimento segue un anda­mento centrifugo.

Materiali e metodi  I cambiamenti catabolici che av­vengono dopo l’estrazione di un elemento sono stati relazionati all’interruzione dell’apporto sangui­gno da parte del legamento paro­dontale, che può di conseguenza condurre a un’importante attività osteoclastica. Inoltre, le variazioni dimensionali possono essere ricol­legate a diversi fattori addizionali, tra cui il trauma chirurgico provoca­to dall’elevazione di un lembo, la mancanza di stimoli funzionali sulle rimanenti pareti ossee, la mancan­za del legamento parodontale e delle informazioni genetiche date dal dente stesso.

È stato dimostrato che la densità del­le strutture vascolari e dei macrofagi diminuisce lentamente tra le 2 e le 4 settimane, il livello di attività osteo­clastica rallenta oltre la quarta setti­mana, laddove aumenta la presenza degli osteoblasti con un picco tra la sesta e l’ottava settimana, rimanen­do stabile oltre questo periodo.

Il rimodellamento osseo post-estrattivo sembra localizzarsi preva­lentemente nella parte centrale del­la parete ossea vestibolare dell’al­veolo 8 settimane dopo l’estrazio­ne, contrariamente rispetto alle aree vicine che sembrano rimanere supportate dal legamento parodon­tale dei denti adiacenti e che non mostrano perdita ossea.

Come conseguenza del riassorbi­mento crestale può verificarsi, inol­tre, una perdita della convessità della gengiva sovrastante e del contorno vestibolare che può rap­presentare un problema estetico, soprattutto nei settori anteriori, au­mentando altresì il futuro rischio di recessioni gengivali dopo l’inseri­mento di impianti dentali.

Risultati e conclusioni  È oramai accettato che il primo modo possibile per minimizzare la perdita di osso corticale sia opera­re un’estrazione dentaria atrauma­tica non chirurgica, con procedura “flapless”. Questa metodica per­mette di ridurre i tempi di guarigio­ne, il discomfort del paziente e l’in­fiammazione locale e sistemica.

Aumentare lo spessore dei tessuti molli ricoprenti siti post-estrattivi può offrire vantaggi sia per even­tuali future procedure di rigenera­zione ossea guidata (GBR) e di im­plantologia ove è necessaria un’ot­tima estetica, sia perché, secondo quanto evidenziato da recenti studi, si è visto che uno spessore e un’ampiezza minimi di 2 mm attor­no all’impianto sono indispensabili per garantire la salute a lungo ter­mine dei tessuti peri-implantari.

Intervenire sulla cresta ossea con tecniche di preservazione alveolare sembra essere più efficace, rispetto alla sola guarigione spontanea, al fi­ne di limitare il riassorbimento osseo a livello del futuro sito implantare.

Significato clinico  Conoscere le fasi del rimodella­mento osseo e operare un’estrazio­ne dentaria atraumatica possono aiutare il clinico a ottenere risultati più predicibili nelle zone estetiche.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.06.2021.06




 
 
 
 
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