01 Ottobre 2021

La cavità d’accesso nei ritrattamenti: ridefinizione e gestione degli errori iatrogeni

Articolo originale

Alessandro Fava

Obiettivi  I ritrattamenti endodontici rappre­sentano spesso un crocevia fon­damentale per il destino del sin­golo elemento dentale; a maggior ragione, quando si affronta un piano di cura multidisciplinare il successo endodontico può condi­zionarne le scelte protesiche ed estetiche.

Materiali e metodi  L’analisi del sigillo coronale è una delle prime valutazioni da effettua­re su un dente da sottoporre a ri­trattamento endodontico: se ci so­no dubbi circa l’integrità del sigillo coronale, il consiglio è quello di ri­muovere il restauro in corrispon­denza dell’elemento da ritrattare e prevederne il rifacimento.

Il sigillo deve essere efficace pri­ma, durante e dopo il trattamento canalare: un buon sigillo coronale contribuisce ad aumentare il risul­tato complessivo. Per garantire un sigillo sono a volte necessari in­terventi di chirurgia parodontale per il corretto ripristino dell’am­piezza biologica e, conseguente­mente, poter isolare il campo ope­ratorio mediante diga di gomma.

La rimozione delle otturazioni, del­le corone o dei ponti permette inoltre di eseguire una scrupolosa analisi biomeccanica e di stilare una prognosi restaurativa dell’ele­mento in questione. L’utilizzo in questa fase di tecniche atraumatiche per il sottostante tes­suto dentale è fondamentale.

Uno dei passaggi più importanti, al pari di un trattamento endodon­tico primario, è la ridefinizione di una corretta cavità di accesso: in questo modo risulteranno più agevoli le successive fasi di son­daggio e sagomatura canalare.

La rimozione delle ritenzioni en­docanalari (perni moncone, pre­fabbricati, in fibra) è ancora oggi considerato un passaggio diffi­coltoso e a rischio di provocare fratture radicolari. La conoscenza delle tecniche e l’utilizzo dei di­spostivi adatti consentono invece di poter superare questo ostaco­lo in sicurezza.

Solo dopo avere rimosso le even­tuali ritenzioni endocanalari nel modo più conservativo possibile si potrà approcciare la cavità d’ac­cesso prestando molta attenzione a intercettare errori da sovrapre­parazione o da sottopreparazione così da evitare ulteriori danni ia­trogeni o indebolimento della struttura dentale residua.

Gli errori da eccessiva preparazio­ne sono molto più frequenti: spes­so complicano la ricerca di even­tuali canali non strumentati can­cellando i consueti punti di riferi­mento utilizzati nell’individuazione dell’anatomia canalare. Talvolta esitano in danni iatrogeni veri e propri: le perforazioni della came­ra pulpare, un grave danno a cari­co della struttura dentale residua, capace di mettere a rischio la pro­gnosi dell’elemento.

Risultati e discussione  Il ripristino di una corretta cavità di accesso consente di poter esplo­rare accuratamente il pavimento della camera pulpare così da po­ter ricercare eventuali canali o istmi canalari non trattati che rap­presentano una delle più frequen­ti cause associate alla presenza di lesioni periapicali di origine endo­dontica.

Grazie all’introduzione del Mineral Trioxide Aggregate (MTA) e dei suoi più recenti derivati le perforazioni possono essere riparate con una buona prevedibilità dell’esito clinico.

Conclusioni  Le possibilità di recupero di un elemento gravemente compro­messo da un punto di vista endo­dontico passano attraverso la possibilità di riguadagnare un ac­cesso più lineare possibile a tutto il sistema canalare: l’utilizzo di specifici dispositivi, di un ade­guato ingrandimento e l’introdu­zione dei materiali bioceramici associati all’esperienza accumu­lata sul campo consentono di elevare la prognosi.

Significato clinico  Il successo nei ritrattamenti endo­dontici è condizionato dalle even­tuali alterazioni anatomiche provo­cate dai precedenti operatori: è per­tanto necessario un approccio che permetta di ripristinare le condizioni ideali per poi affrontare le procedure di sondaggio, sagomatura meccani­ca, detersione e otturazione.

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doi: https://doi.org/10.19256/d.cadmos.08.2021.06




 
 
 
 
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