Visti i risultati elettorali e la “caccia” alle alleanze di chi ha vinto ma non ha i numeri per governare, l’On. Beatrice Lorenzin continua ad essere il Ministro della Salute. La sua proposta di una odontoiatria pubblica per offrire assistenza ai più deboli, finanziandola attraverso prestazioni a pagamento rese ai pazienti non Lea tramite i dentisti privati convenzionati, ha fatto molto discutere. Proposta contenuta nel libro del Ministro presentato a pochi giorni dalle elezioni. Sul tema il settore ha voluto portare, attraverso Odontoaitria33, il proprio dissenso –unanime- sia nei contenuti che per la tempistica con la quale la proposta è stata annunciata, a pochi giorni dalle elezioni.
La proposta della Lorenzin è, in realtà, quella di guardare alle Regioni virtuose in tema di odontoiatria pubblica in quanto il SSN non può permettersi 15 miliardi di euro all’anno per dare le cure odontoiatriche a tutti. E nell’individuare un modello “virtuoso”, indica quello attivato in Toscana ma sperimentato quasi solo a Firenze anni fa.
Un modello che secondo alcuni commentatori, se attivato comporterebbe una crisi strutturale “tale da mettere a rischio un intero settore”.
Ricordo come era strutturato il progetto Toscano che non credo sia più attivo da tempo. Per finanziare l’odontoiatria pubblica dei pazienti extra Lea il pubblico puntava a convenzionare gli studi provati che offrivano prestazioni a tariffe agevolate (definite dall’Asl e circa la metà delle tariffe in uso dalla libera professione) a tutti i cittadini che sottoscrivevano una sorta di assicurazione pubblica odontoiatrica. I proventi di quell’assicurazione pubblica andavano a finanziare le cure per i pazienti Lea.
Stando ai commenti che abbiamo pubblicato, a rendere irricevibile la proposta sono state, principalmente, le parole convenzionamento e tariffe ridotte, insostenibili per i commentatori.
Ma il progetto toscano non decollò non perché non si trovarono i dentisti disposti a lavorare alle tariffe ribassate, ma perché non si sono trovati i pazienti disposti a pagare una assicurazione per ricevere prestazioni il cui costo era (sulla carta) il 50% più basso di quelle del proprio dentista. Mentre, ovviamente, c’era la fila di quelli che potevano ottenerle gratuitamente. Tutti pronti a chiedere il reddito di cittadinanza ma nessuno disposto a pagare le tasse per finanziarlo.
Discutendo del progetto durante una tavola rotonda organizzata a Bologna dal CIO-AIOG, è emerso che il privato può aiutare il pubblico se il privato ha dei vantaggi. E lo stesso Ministro Lorenzin indica nel fatto di ricevere i pazienti del pubblico potrebbe essere la “convenienza” offerta. Pensate impossibile un accordo tra ASL con le cliniche di qualche Centro odontoiatrico locale tagliando fuori i dentisti liberi professionsiti?
Il problema a mio parere è, invece, se il privato deve aiutare il pubblico. Alcuni commentatori hanno giustamente scritto che il pubblico deve fare il pubblico e che il privato aiuta con il volontariato, che però non deve essere un modello strutturale, ma un aiuto. Così come giustamente qualcuno ha fatto notare che non serve una assicurazione per finanziare le cure pubbliche perché già le tasse servono a quello.
C’è poi la realtà dei fatti ed in assenza di fondi illimitati, il SSN deve decidere quanto stanziare per l’odontoiatria rispetto ad altre patologie e poi verso chi e per quali prestazioni. Ma come si può fare programmazione, ipotizzare modelli organizzativi se non si sa neppure come sono organizzate le strutture pubbliche, la forza lavoro, e quali sono i bisogni in tema di salute orale degli assisiti? Per capirlo ci aveva provato la professoressa Laura Strohmenger incaricata dal Ministro Turco attraverso una indagine serie sul tema, poi nulla.
Come si fa a individuare le risorse necessarie per finanziare un modello di assistenza pubblica se non si sa quanti pazienti devono essere curati, quali patologie soddisfare e sulla base di questo quanti riuniti, dentisti, igienisti dentali, ASO servono. Senza questi dati non solo progettare è inutile ma anche commentare è un diritto che rischia di rimanere un esercizio fine a se stesso.
Norberto Maccagno
Questi i commenti pubblicati alla proposta Lorenzin.
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