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29 Aprile 2018

La tutela dell’odontoiatra sfruttato, vessato, sottopagato ed obbligato a lavorare il Primo Maggio

Norberto Maccagno

Come ogni Primo Maggio si riapre il dibattito se sia giusto o meno tenere aperti i centri commerciali. Chissà come si comporteranno gli studi odontoiatrici al loro interno?

La Festa del Lavoro nasce dai movimenti operai in un secolo in cui il lavoro da tutelare era quello dipendente, da una parte chi dava il lavoro e dall’altra il lavoratore. Una festa da sempre associata alle lotte sindacali, e quando parliamo di sindacati pensiamo a quelli confederali a CGIL, CISL, UIL, a quelli che tutelano i dipendenti, alle lotte contro i “padroni”.

Oggi sappiamo bene che il variegato mondo del lavoro comprende, certo, il dipendente ma anche altre figure spesso meno tutelate ma altrettanto attive e presenti. Mondo sindacale, oggi, chiamato a tutelare vari soggetti le cui esigenze e richieste sono spesso molto differenti.

Prendiamo ad esempio l’odontoiatria.

Anche solo 15-20 anni fa i dipendenti erano le assistenti, il personale amministrativo, qualche odontoiatria assunto nelle ASL ma poco altro. Se andiamo oggi a considerare solo il personale con un contratto di lavoro impiegato nello studio odontoiatrico, probabilmente, il quadro non cambia. Ma un odontoiatra (o igienista dentale) con partita iva che presta le proprie collaborazioni a percentuale nelle Catene, o nei singoli studi, è per esigenze di tutela più vicino ad un lavoratore dipendente oppure ad un libero professionista?

Sicuramente non ha tutele. “Come noi titolari di studio” direbbero molti di voi. Vero, anche se solo in parte, come dimostrano le critiche che avanzate alle Catene accusate di sottopagare i collaboratori, di costringerli a curare non secondo coscienza ma secondo le regole di bilancio.

Secondo l’indagine congiunturale presentata in Expodental nel 2016 dal Servizio Studi ANDI, gli odontoiatri dipendenti sono solamente lo 0,8% degli esercenti ma i collaboratori sono il 22%. Un recente sondaggio sul contenzioso odontoiatrico realizzato da Odontoiatria33 su di un campione rappresentativo della professione (lo presenteremo sabato 5 maggio a Milano) ha evidenziato come anche il 35% degli odontoiatri che esercitano come titolari di studio dichiarano di andare a fare collaborazioni in altri studi. Certo molti di loro saranno affermati chirurghi o ortodontisti che vengono chiamati per consulenze,  ma gli altri sono dentisti che non riuscendo a riempire l’agenda per tutta la settimana “arrotondano”con collaborazioni in altre strutture, magari proprio nelle “odiate” Catene.

Nei mesi scorsi la norma sull’equo compenso ha tentato di tutelare questi professionisti collaboratori dai “poteri forti”, almeno sul fronte “della paga” ma sappiamo, almeno per l’odontoiatria, che il compenso equo non è mai stato stabilito.

Quello dalla rappresentatività e tutela dei collaboratori sarà uno dei temi che le associazioni sindacali odontoiatriche dovranno affrontare, partendo dal chiarire chi vogliono rappresentare: i soli titolari di studio monoprofessionale, tutti i titolari di studio compresi quelli che hanno scelto il modello societario, oppure tutti quelli che esercitano la professione odontoiatrica anche come dipendenti, collaboratori, collaboratori nei centri low-cost, delle Catene.

Questo sarà uno dei quesiti che sottoporremo ai candidati alla presidenza ANDI nelle prossime settimane, questo è uno dei temi centrali del futuro della professione. Senza regole comuni non esiste una corretta concorrenza, un collaboratore sfruttato non può eseguire cure di qualità, sia in un centro low-cost che nello studio del dentista di provincia.

Per ora godiamoci la festa esprimendo solidarietà ai dentisti, agli igienisti dentali, alle assistenti, alle impiegate di quegli studi che martedì saranno costretti dalle regole del mercato a lavorare.

L’ultimo pensiero a chi il lavoro non lo può festeggiare perché non lo ha, l’augurio è che per loro “ritornasse presto lunedì, perche quando non lavori è sempre sabato”, tanto per citare uno dei massimi filosofi del nostro tempo: Jovanotti.

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